Emergenza climatica e impegno delle città

Come migliorare l’impegno delle città per il clima, per la riduzione delle emissioni che causano la crisi climatica e per l’adozione di misure di adattamento efficaci?

L’Italia, così pesantemente colpita dalla crisi climatica e così vulnerabile, deve fare la sua parte insieme alle città per affrontarla, contenerla e contribuire a fermarla. Ed è ancor più improrogabile a seguito della catastrofica alluvione che ha colpito la Romagna che. se ve ne fosse ancora bisogno, ha drammaticamente confermato la fragilità dei nostri territori anche urbani contro i crescenti rischi di alluvioni e di frane.
Sono nove le città – Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino – che partecipano al progetto europeo “Mission 100 Climate neutral and smart Cities” e si sono impegnate nell’aprile 2022 ad abbattere i gas serra entro il 2030, realizzando iniziative avanzate. Con un budget di 360 milioni di euro, la Missione promuove azioni di ricerca e innovazione su mobilità pulita, efficienza energetica e pianificazione urbana. Il budget viene allocato con il fine di portare a termini gli obiettivi fissati dalla Missione e le città selezionate agiscono da centri di sperimentazione e innovazione per permettere a tutte le città europee di diventare climate-neutral nel più breve tempo possibile.
Tuttavia negli ultimi nove anni sono state tagliate solo circa due milioni di tonnellate di emissioni di gas serra all’anno: di questo passo al 2030 taglieremo le emissioni solo del 23%, a fronte di un target europeo del 55% e non arriveremo alla neutralità carbonica nel 2050; per centrare l’obiettivo europeo al 2050 si dovrebbe procedere al ritmo di un taglio di 14 milioni di tonnellate di CO2 l’anno, sette volte la media degli ultimi 9 anni.

“Nonostante l’Italia abbia dovuto sopportare dal 2013 ben 29 alluvioni, quasi 3 ogni anno, fino a quella devastante dell’Emilia Romagna, resta l’unico grande Paese europeo che non ha approvato una legge per il clima, approvata da tempo in Germania, in Francia, in Spagna e nel Regno Unito. Una legge necessaria per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050”. È quanto ha dichiarato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sostenibile, nel corso della Conferenza nazionale delle green city dello scorso 5 giugno.

Occorre dunque rafforzare le iniziative nelle città, in primo luogo, per accelerare lo sviluppo delle rinnovabili: nel 2022 in Italia c’è stato addirittura un calo della produzione di elettricità da rinnovabili scesa a 100,2 TWH, -14,7% rispetto al 2021 per il forte calo dell’idroelettrico, lo stallo dell’eolico e il basso aumento del fotovoltaico. La crescita della nuova potenza installata nel 2022 per eolico e fotovoltaico in Italia è stata di 3GW, contro i +5GW in Francia, + 9 GW in Spagna, + 11 GW in Germania, mentre si continua, anche dopo l’emergenza del prezzo del gas, ad usare nel 2023 carbone per produrre una quota importante di elettricità. Le città dovrebbero fare di più per aumentare le rinnovabili negli edifici pubblici, per promuovere, sostenere e agevolare le iniziative dei cittadini per installare impianti a fonti rinnovabili; per sostenere le imprese nell’autoproduzione di energia con impianti rinnovabili e per utilizzare le nuove possibilità offerte dalle comunità energetiche, snellendo le complesse procedure buracratiche.

Altro punto dolente sono i trasporti urbani e suburbani: per decarbonizzare il più possibile la mobilità cittadina occorre estendere a tutti la tendenza manifestata dai giovani (le nuove generazioni sembrano sognare una mobilità sostenibile, elettrica e digitale) a ridurre l’uso dell’auto in città, promuovendo il trasporto pubblico e quello condiviso (sharing), la mobilità ciclo-pedonale e sostenere, anche in Italia, un passo più deciso nella transizione verso una mobilità elettrica. L’elettrificazione della mobilità, specie delle auto, procede troppo lentamente, siamo in coda all’ Europa: nel 2022 le auto ibride ed elettriche in circolazione nel nostro Paese hanno raggiunto quota 1.715.000 vetture (+49,2% sul 2021), ma rappresentano solo il 4,3% sul totale del parco circolante con le elettriche che si fermano allo 0,4%, mentre sono ben 20,2 mln le vetture obsolete in circolazione (quasi una su due è Euro 4 o inferiore), di cui 4,4 milioni Euro 0-1 (11%). L’età media delle vetture: quattro auto su dieci (15,84 milioni) hanno 15 anni o più. Ed è proprio questa la vera sfida che il mondo automotive dovrà vincere. Il 2035, con il blocco della produzione di auto nuove termiche alimentate a benzina e diesel a favore dell’elettrico e degli e-fuel, segna una data storica. Ma fino ad allora bisognerà investire in infrastrutture e tecnologia per fare in modo che gli Italiani superino la forte diffidenza soprattutto verso il mondo delle full electric, penalizzato dalla scarsa autonomia delle batterie (per il 35% del campione), dal costo elevato delle vetture (33%) e dalla scarsa disponibilità di punti di ricarica pubblica per auto elettriche, che sono circa 40.000 in Italia, cioè ancora troppo pochi e dunque occorre aumentarli più rapidamente e applicare agevolazioni per gli acquisti di ibride e full lettriche.

Un campione rappresentativo di città italiane è stato consultato dal Green City Network sull’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC): le città quasi all’unanimità richiedono risorse finanziarie aggiuntive per l’attuazione delle misure di adattamento individuate come prioritarie e sollecitano un rafforzamento del supporto tecnico, utile a tutte le città e indispensabile per un gran numero di piccoli comuni. Gran parte delle città, inoltre, ritiene che alcune misure di adattamento al cambiamento climatico richiedano anche alcune riforme della normativa nazionale, in particolare per fermare il consumo di suolo.
Sarebbe davvero una buona cosa per i cittadini avere più informazioni sulle misure di adattamento individuate e sui progetti elaborati per la propria città.

Paolo Serra

19 giugno 2023

Scelte sostenibili

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