Una grande alleata in cucina e in pasticceria, la Mentuccia dall’aroma e dal profumo irresistibili

La Mentuccia (Clinopodium nepeta). Ecco un’altra pianta che ha visto cambiare il suo nome in continuazione. Linneo la battezzò Melissa nepeta, successivamente divenne Calamintha officinalis mentre oggi si chiama Clinopodium nepeta. Il nome attuale deriva da Klino (letto) e podios (piede) si dice per la forma della fauce superiore del fiore incurvata come certi piedi di letti lavorati oppure perché si era adusi metterne mazzetti ai piedi del letto per allontanare indesiderabili parassiti e spiriti molesti. L’epiteto specifico “nepeta” viene dalla città di Nepi nel viterbese oppure secondo alcuni dal termine “nepa” scorpione per la presunta repellenza che suscitava in questi artropodi.

La pianta ebbe una notevole fortuna anticamente e le si attribuivano poteri miracolosi, contro l’elefantiasi ad esempio e si diceva donasse vigore e baldanza agli animali che ne brucassero. La scuola salernitana la raccomandava contro il singhiozzo, gli erutti ed il ronzio nelle orecchie, nonché contro gli spasmi nervosi. Le venivano riconosciuti meriti stimolanti ed afrodisiaci se macerata in vino e rientrava nella preparazione di filtri d’amore e incantesimi contro i tradimenti.
La sua fortuna le veniva e viene dall’aroma intenso e fresco molto mentolato ed é piuttosto conosciuta ancora oggi nella cucina toscana e laziale soprattutto per accompagnare funghi, lumache, anguille, legumi o interiora.

Digestiva, rinfrescante, balsamica, energizzante: le proprietà della mentuccia sono diverse, e interessano principalmente l’apparato digestivo e quello respiratorio. Viene impiegata come come rinfrescante del cavo orale, in coluttori e dentifrici, ma sono efficaci anche infusi casalinghi che migliorano anche la funzionalità di stomaco, fegato, intestino. Usata in cucina, in profumeria, liquoreria e farmacia per la presenza di sostanze aromatiche che ricordano quelle della menta, ma più delicate.
Impiegata in cucina da tempi remoti, si trova già in alcune ricette del De Re Coquinaria di Apicio, che la usa in tantissime pietanze, a riprova della sua versatilità. Usata fresca o essiccata, è un grande aiuto per regalare sfumature balsamiche ai piatti. L’aroma è simile a quello della menta, ma più delicato, e si sposa bene con carni, pesci e verdure come funghi (come si usa in Toscana) o carciofi: è infatti una delle componenti aromatiche dei carciofi alla romana.

Tra le proprietà che oggi le si riconoscono figura l’uso come mucolitico , antiasmatico, lenitivo delle irritazioni bronchiali e come stimolante della funzione gastrica ed infatti si può bere una tisana di foglie dal gradevolissimo aroma in caso di dolori addominali, si adopera anche infusa in alcool o grappa per la produzione di un tonico digestivo.
L’acqua che si ottiene macerando la pianta intera è un potente vulnerario.

Assieme alla menta acquatica é il mio thè preferito durante i campeggi al fiume perché é tanto comune da essere presente ovunque dalle mie parti. Non produce mai coperture significative ma cresce a ciuffetti qua e la e nutre molte specie di insetti anche ad autunno iniziato. É buona mellifera ma a causa della sua crescita a distribuzione puntiforme il miele monospecifico é rarissimo.
Un tempo in decotto veniva prescritta per stimolare le mestruazioni e lenire i dolori del parto, ma é una pratica caduta in disuso perché si è scoperta una azione abortiva a dosi elevate che ne fanno sconsigliare l’uso in gravidanza e durante il ciclo mestruale.

Massimo Luciani – Etnobotanica

17 gennaio 2024

Storie di alberi e piante

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