Dov’è finita la mia vecchia lavatrice?

di Riccardo Bucci

Oltre l’80% dei rifiuti prodotti nel nostro Paese è composto da rifiuti speciali pericolosi e non: lavatrici, condizionatori, frigoriferi, lampadine, video, smartphone, ecc. Tutti devono essere analizzati, messi in sicurezza e smaltiti in maniera corretta perché non si tramutino nel tempo in danno ambientale e sociale per i territori e le comunità che le abitano. Eppure il tema dei rifiuti speciali è stato meno rilevante nel dibattito pubblico, che pure negli ultimi mesi è particolarmente acceso intorno ai problemi ambientali. E’ importante perciò parlarne e riaccendere l’attenzione su questo argomento.

Ogni anno in Italia vengono trattate 421.344 tonnellate di RAEE, di cui tre quarti costituite da rifiuti domestici e un quarto da professionali, provenienti dalle aziende.

Ogni anno quasi 20.000 tonnellate di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) raccolti sono sottratti al riciclo e seguono percorsi illegali. Sono solitamente le parti più preziose, come compressori, motori, cavi, schede elettroniche e altra componentistica, spariscono spesso dai centri di raccolta e vengono illegalmente rivendute sul mercato (cosiddetta “cannibalizzazione”), per una perdita complessiva di 14 mln di euro, con oltre 19.000 tonnellate di componenti sottratti. Non va meglio a livello europeo: secondo i dati dell’Associazione EERA (che rappresenta i 30 maggiori riciclatori del Continente), il totale delle perdite generale dalla cannibalizzazione ammonta a circa 170 milioni di euro all’anno. I materiali più ricercati sono i compressori (in 4 casi su 10 spariscono dal rifiuto), i cavi di alimentazione e le schede elettroniche che vengono prelevati da 1 apparecchio su 4. Dal punto di vista delle ricadute ambientali l’asportazione dei compressori da frigoriferi e congelatori provoca i maggiori danni, in quanto vengono rilasciati in atmosfera i gas utilizzati nei circuiti refrigeranti, in particolare quelli contenenti sostanze ozono-lesive. Considerando il totale di frigoriferi e congelatori conferiti nel 2018, queste sostanze ammontano a più di mezzo milione di tonnellate di CO2, equivalenti alle emissioni di oltre 300.000 utilitarie. Altrettanto a rischio è anche la dispersione di mercurio, dovuta alla cannibalizzazione degli schermi piatti. Inoltre, esiste un concreto rischio di dissipazione per i CRM (Critical Raw Materials) contenuti nelle batterie, nelle schede elettroniche o in altre componenti.

Per arginare questo fenomeno, oltre a aumentare i controlli e la messa in sicurezza dei centri di raccolta, si può agire in accordo con la grande distribuzione: da parte dei cittadini consegnare preferibilmente gli apparecchi dismessi ai negozianti e da parte dell’Amministrazione promuovere ed incentivare il canale di raccolta della distribuzione, che garantisce un materiale in ingresso agli impianti di trattamento in genere meno cannibalizzato.

Buona sostenibilità

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