Una giornata internazionale dedicata ai polmoni della terra

Oggi, 21 marzo, è il primo giorno di primavera ed è anche la Giornata internazionale delle foreste, istituita nel 2012 dalle Nazioni Unite per accrescere la consapevolezza dell’importanza di tutti gli alberi che compongono il polmone verde del pianeta Terra.

Le foreste coprono un terzo del pianeta e svolgono un ruolo fondamentale per gli esseri umani: offrono sostentamento, riparo e puliscono l’aria che respira circa 1,6 miliardi di persone che dipende dalle foreste anche per la sussistenza. Le aree verdi sono inoltre un inestimabile scrigno di biodiversità, ospitano oltre l’80 per cento delle specie terrestri animali e vegetali. I boschi, grazie al processo della fotosintesi, sono i nostri principali alleati nella riduzione della quantità di CO2 presente nell’atmosfera.
I grandi incendi che, nell’ultimo anno, hanno colpito le foreste di Siberia, California, Amazzonia e Australia hanno riportato al centro dell’attenzione il tema della deforestazione. Ogni caso fa storia a sé: se in Amazzonia si bruciano i boschi per fare spazio alle coltivazioni di soia e mais, in Australia sono soprattutto i cambiamenti climatici a causare gli incendi per l’impossibilità di prevenire i roghi.
La progressiva deforestazione ha raggiunto valori sbalorditivi che dovrebbero spaventare tutti e spingere i governi mondiali ad una azione immediata se vogliamo salvare il pianeta. “La deforestazione è la seconda causa dei cambiamenti climatici dopo i combustibili fossili. Basta considerare i due miliardi di tonnellate di CO2 che ogni anno vengono assorbite dagli alberi che diventano un deposito di carbonio”, ha spiegato Douglas McGuire, coordinatore tutela e ripristino delle Foreste e del paesaggio della FAO. Gli alberi infatti sono costituiti per circa il 20 per cento del loro peso da carbonio.
Le statistiche relative al periodo 1990-2015 ci dicono che si è registrata una riduzione della copertura forestale globale da 4128 a 3999 miliardi di ettari, vale a dire una diminuzione del 3%. Attualmente il tasso di deforestazione è di 3-5 milioni di ettari all’anno, di cui un milione in Brasile e 700mila in Indonesia, Paesi in cui tagli e incendi servono a fare posto alle colture di soia, mais e palme da olio. In queste e nelle altre foreste tropicali viene stoccato il 55% del carbonio contenuto nei boschi di tutto il mondo. Questi ecosistemi giocano un ruolo determinante nella regolazione del clima mondiale, generano i cosiddetti “fiumi volanti” che trasportano l’umidità alle latitudini temperate e contengono le più alte concentrazioni di biodiversità vegetale al mondo (in un solo ettaro possono essere presenti oltre 200 differenti specie vegetali). Gli attuali tassi di deforestazione contribuiscono al 10% delle emissioni mondiali di CO2.
Riassumendo, ecco la misura dell’importanza degli ecosistemi boschivi: 1) le foreste custodiscono l’80% della biodiversità terrestre; 2) i boschi sono costituiti da oltre 60mila specie differenti di alberi; 3) più di un miliardo di persone dipendono dalle foreste per cibo, alloggio, energia e reddito; 4) la diversità genetica aiuta le foreste a fronteggiare i cambiamenti climatici; 5) la biodiversità è gravemente minacciata dalla deforestazione, dal degrado delle foreste e dai cambiamenti climatici; 6) gestire le foreste in modo sostenibile e ripristinarle quando necessario, è fondamentale per le persone, la biodiversità e il clima.
Un’oculata gestione forestale può contribuire alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra; le foreste europee, per esempio, possono bilanciare il 7% delle emissioni totali di gas serra dell’Unione. A questa percentuale va aggiunto un ulteriore 1% di stoccaggio garantito dai prodotti legnosi. Se ci limitiamo all’Italia, a fronte di un’emissione annua di 428 Mt CO2 equivalenti (dati del 2016), le foreste sono in grado di stoccare annualmente 25 Mt CO2 equivalenti ovverosia il 5,84%. L’inclusione della gestione forestale nelle strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici a scala di singolo Paese è quindi fondamentale per determinare il giusto bilanciamento tra strategie incentrate sulla conservazione e/o sull’aumento dello stoccaggio in bosco e strategie volte a favorire l’utilizzo di più legname per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra in altri settori.

di Marina Melissari

Vivere Sostenibile Lazio – 21/03/2020

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