#plastifree – Vuoto a rendere anche per le bottiglie di plastica

Ovvero ripristinare una vecchia pratica sana che porta diversi vantaggi

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Quanti di noi sarebbero disposti a pagare le bottiglie d’acqua pochi centesimi in più del solito se questi soldi venissero restituiti dopo l’uso e se questa fosse una piccola, semplice, buona azione che gioca a vantaggio dell’intero pianeta?

Per ridurre l’impatto delle bottiglie di plastica sull’ambiente in modo sostanziale, basterebbe ricorrere in maniera sistematica alla pratica del “vuoto a rendere”, in particolare per i contenitori di plastica. Questo metodo, che è il contrario del “vuoto a perdere”, consiste nell’acquistare un contenitore pagandolo poco di più del suo prezzo reale e poi riavere indietro la differenza restituendo l’imballaggio vuoto al produttore. E’ un’idea proposta dalla Sant’Anna, la casa che imbottiglia l’omonima acqua e sostiene, dati alla mano, che si tratta di un’azione che ripaga sotto diversi punti di vista.
In Italia, il vuoto a rendere è stata una pratica molto diffusa fino agli anni ‘80. Peccato che, ad oggi, il vuoto a rendere abbia cessato quasi totalmente di esistere. Andrebbe fatto uno sforzo concreto per incrementare nuovamente la diffusione di questa buona abitudine, e soprattutto per applicarla agli imballaggi in plastica in modo capillare ed efficiente.

Nel 2017, proprio nell’ottica di una possibile reintroduzione – ricorda la Sant’Anna – il Ministero dell’Ambiente ha avviato una sperimentazione sia presso i supermercati sia presso piccole realtà come bar e negozi. Gli esercizi commerciali e di ristorazione avrebbero potuto partecipare, occupandosi della raccolta dei vuoti, ma purtroppo l’adesione totale è stata molto bassa: i dati che dovevano essere raccolti, infatti, non sono mai pervenuti al Ministero e il progetto è stato accantonato. Eppure, basterebbero impegno e uno sforzo organizzativo iniziale per fare la differenza.

In molti Paesi europei il vuoto a rendere è una pratica consolidata, che esiste e funziona già da molti anni. Basti pensare che in tutto il Nord Europa il 70% delle bottiglie in commercio sono vuoto a rendere e che grazie a questo metodo paesi come Germania, Norvegia e Danimarca riescono a riciclare circa il 90% delle bottiglie di plastica vendute.
In Germania, quando si compra dell’acqua o una bibita in bottiglia, si paga il prezzo normale del prodotto più una cauzione, detta “pfand” (dagli 8 ai 25 centesimi in più). Una volta portati a casa e consumati i prodotti, le persone possono prendere tutti i contenitori vuoti e introdurli in appositi macchinari distribuiti nelle città. Come se noi li portassimo al bidone della spazzatura, ma con la differenza che questi “bidoni” restituiscono la cauzione pagata al momento dell’acquisto. Potrebbero sembrare passaggi lunghi, ma una volta entrati a far parte della routine, diventano non solo abitudini quotidiane, ma addirittura gesti appaganti.

L’adozione di questo sistema ha in effetti molti vantaggi, sia a livello ecologico sia a livello sociale. Nei paesi in cui si pratica il vuoto a rendere, la maggior parte degli imballaggi vengono recuperati e riciclati, l’ambiente è meno inquinato e le città sono libere dai rifiuti. Inoltre, grazie a questa pratica le persone sono invogliate a interessarsi e partecipare attivamente alla raccolta.
Il vuoto a rendere funziona perché attribuisce un valore residuo al contenitore vuoto. In questo modo, non solo le persone saranno più propense a restituirla, ma come conseguenza diventeranno anche più attente a non sprecare la plastica e a non disperderla nell’ambiente.
Il sistema dei vuoti a rendere incoraggia dunque l’educazione del consumatore e favorisce un cambiamento del suo approccio verso la plastica, un materiale che viene percepito come rifiuto ma che in realtà, se correttamente raccolto e riciclato, rappresenta una risorsa. Si tratta di una soluzione che, attraverso il riconoscimento di un “premio”, può innescare un cambiamento positivo nella cultura e avere un forte impatto sulla nostra coscienza ambientale.
In Germania, come in altri Paesi che adottano questo sistema, anche quando qualcuno preferisce buttare la bottiglia di plastica nel cestino dei rifiuti non differenziati, il contenitore spesso non va perduto, perché intervengono i cosiddetti “pfandsammler”, persone bisognose e a volte vere e proprie squadre di raccolta, che collezionano il maggior numero possibile di imballaggi, per poi inserirli nell’apposito macchinario e ricavarne anche parecchi soldi.
Il vuoto a rendere che, operato in Germania e in molti altri Paesi, sembra portare benefici alla società, con i giusti investimenti da parte delle amministrazioni insieme con l’impegno delle imprese locali e la giusta comunicazione per favorire la consapevolezza da parte dei cittadini, si potrebbe implementare anche in Italia a partire da dove già esistono i medesimi macchinari. Basterebbe avviarne l’installazione, allargandola nel tempo a tutto il territorio.

M. A. Melissari

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