Il Platano, antico amico dell’uomo cantato da Omero

Platanus orientalis. Il Platano. Scrivo orientalis perché volevo parlare del platano classico, quello cantato da Omero e consacrato ad Elena che vi ci si impiccò a Rodi.
Fino al XVII secolo il P. orientalis era l’unica specie presente in europa. Nel 1636 arrivò il Platanus occidentalis, importato dall’America, più massiccio e resistente e le due specie hanno cominciato ad ibridarsi ed é nato il Platanus acerifolia, il nostro platano, comune nelle alberature urbane.

Il Platano é di origine antichissima. Sono stati ritrovati reperti pollinici in strati risalenti addirittura al Cretaceo configurando la genesi delle due specie come differenziazione da un unico progenitore.
Era venerato per la sua possenza… per la sua ombra…per la maestosità. Erodoto racconta che quando Serse di Persia partì alla conquista della grecia nel 480 a.c., incontrando un platano particolarmente frondoso, volle impreziosirlo con ornamenti di oro zecchino e lo fece sorvegliare da un picchetto del suo corpo di guardia d’Elite, gli Immortali. Questo onore, riservato ad una pianta, fece molto scalpore e viaggiò lontano nel mondo antico e riecheggia ancora oggi nella storia.

Le foglie come mani aperte benedicenti, come la grande madre, ispirarono la sua consacrazione ad Ellene, l’antichissima dea lunare dei Cretesi e successivamente, per estensione, ad Elena, figlia di Zeus.
Menelao ne pianto’ uno in un boschetto dell’Arcadia poco prima di partire per Troia e Agamennone fece altrettanto a Delfi, perché la guerra si presagiva lunga.
Erano già sbarcati sulle spiagge di Troia da 9 anni e gli eserciti in stallo volevano tornare a casa quando Ulisse, deciso a restare, raccontò un prodigio a cui aveva assistito e che portava un vaticinio di vittoria.
Il racconto comincia cosi:
Noi, intorno ad una fonte, presso i sacri altari,
offrivamo agli immortali un’ecatombe senza difetti,
sotto un bel platano, dove scorreva acqua purissima;
fu allora che apparve un grande prodigio: un serpente dal dorso rosso,
terribile, che Zeus Olimpio aveva fatto venire alla luce.
Sbucava da sotto all’altare e si lanciava sul platano.
Iliade. Libro II.

Del platano si apprezza soprattutto l’ombra proiettata dalla sua enorme chioma.
Ad Atene, al tempo di Platone, gli studiosi amavano conversare sotto i platani della passeggiata dell’Accademia e i poeti ne tessevano le lodi.
Prima i Greci e poi i Romani riferiscono di platani colossali, tali che vi si potevano allestire sui rami banchetti per 15 persone, come fece Caligola nelle campagne di Velletri, i cui platani monumentali sono amati ancora oggi.

In Italia vivono ammirevoli esemplari monumentali, ad esempio: il platano Curinga, in calabria, con una circonferenza del tronco di 18 metri, o il platano di Scomboli, all’orto botanico di pavia, piantato alla morte di Linneo nel 1778 che supera i 45 m di altezza o ancora il platano dei 100 bersaglieri, in veneto, con una circonferenza del tronco di 15 metri.
L’uso fitoterapico della pianta é poco praticato, ma ha ottime proprieta lenitive, sfiammanti e regolatrici della crescita cellulare, contro gli eczemi e le irritazioni cutanee e studi recenti lasciano presupporre si possa trovarne impiego contro melanomi ed altre patologie oncologiche.

di Massimo Luciani
15 ottobre 2020

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