Il papavero dei campi, tra le più affascinanti piante selvatiche, perfino commestibile

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Papavero dei campi (Papaver rhoeas) detto anche Papavero comune o Rosolaccio

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Il Papavero dei campi (Papaver rhoeas) detto anche Papavero comune o Rosolaccio è una pianta delle Papaveracee annuale, erbacea, alta sino a 60 cm e considerata infestante nei campi di cereali. Il nome popolare “rosolaccio”, infatti, sta a significare proprio “rosa dei campi” e fiorisce in maggio-giugno e spesso anche in agosto e settembre
I papaveri fino a pochi decenni fa erano comunissimi anche ai margini delle strade e sulle macerie. In Italia sono spontanee 12 specie di papavero, alcune molto rare o in forte declino per via del massiccio (e sconsiderato) utilizzo di pericolosi diserbanti. Infatti, quando osservate un verde campo di grano, in cui sono assenti i papaveri, è certo che il grano è stato trattato con erbicidi…

Il nome sembra derivi dal latino pappa o papa, per la consuetudine di unire i semi di papavero al cibo dei bambini allo scopo di facilitarne il sonno; tale infuso prendeva il nome di “papagna”, termine usato ancor oggi usato per indicare lo stato di sonnolenza. In Inglese la specie è chiamata corn poppy, corn rose, field poppy, flanders poppy, red poppy, red weed, coquelicot.
La dea romana delle messi, Cerere, è raffigurata con una ghirlanda di papaveri. Il termine “alti papaveri”, usato per indicare personaggi importanti, sembra derivare da un episodio del quale fu protagonista Tarquinio il Superbo, uno dei re di Roma proveniente dall’Etruria. Questi, per indicare al figlio Sesto il modo più idoneo per conquistare una città, che secondo lui era quello di uccidere gli uomini che rappresentavano le più alte cariche, con la spada recise con un solo colpo i fiori dei papaveri più alti, presenti nel campo che si trovava vicino al luogo dove conversavano.
Lo schiocco del petalo del fiore, posto sul pugno della mano e colpito con il palmo dell’altra mano era, nella tradizione popolare, una prova della fedeltà e dell’amore ricambiato.Con questi fiori si può ottenere anche una tintura rossa dovuta agli antociani presenti nei petali, che veniva anche utilizzata dalle donne per truccare labbra e guance.

Il papavero in cucina
E’ comune associare il papavero all’idea di droga: per moltissimi anni, infatti, i papaveri sono stati coltivati sia per i loro fiori colorati che per le loro proprietà analgesiche. La pianta, Papaver somniferum o papavero da oppio e in particolare i suoi semi, è la fonte dell’oppio, che è stato a lungo impiegato come droga medicinale, e poi anche per usi e abusi pericolosi e illegali. I suoi semi e soprattutto il lattice che li avvolge (linfa lattea) contengono fino a 80 alcaloidi, tra cui morfina e codeina. Pochi sanno che i semi di papavero che sempre più spesso troviamo in molte ricette, dolci e panini si ricavano proprio dal papavero da oppio. Certamente le piccole quantità di oppiacei contenuti attorno ai minuscoli semi di papavero possono trasferirsi all’uomo senza nessun effetto psicotropo, ma mangiare spesso semi di papavero può addirittura falsificare un test antidroga. Per eliminare gli alcaloidi, in particolare morfina e codeina, serve una cottura per almeno 40 minuti a 200 gradi.

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Ma qui si parla del Papavero (Papaver rhoeas), spontaneo e comune in tutta Italia da 0 a 1950 m, piuttosto diverso da quello da oppio.
Anche i bambini sanno riconoscerlo quando è in fiore, inconfondibile per il rosso carminio che accende i campi e i bordi delle strade nel mese di maggio e giugno. Non è così facile, invece, riconoscere le giovani e tenere piantine adatte per il consumo. Infatti, solo queste possono essere consumate come verdura. Si raccolgono solitamente, agli inizi della Primavera. Occorre una buona dose di occhio ed esperienza, cosa scontata per le nostre nonne, ma non facile da riscontrare nelle giovani generazioni che spesso conducono una vita lontana dal mondo naturale.
I teneri germogli di papavero, raccolti all’inizio della Primavera, sono squisiti in insalata, conditi semplicemente con olio e limone. Il papavero è eccellente in misticanza insime ad altre erbe di campo spontanee, come ad esempio il crespigno (il famoso “cascigno”), la cicoria, il tarassaco, l’ortica ecc. Le foglie delle rosette basali, quando sono più mature, si usano cotte e condite come gli spinaci, miste alle bietole selvatiche o altre erbe spontanee. Quando cuciniamo queste erbe spontanee è bene utilizzare pochissimo sale. Meglio ovviare con le tantissime erbe aromariche che abbondano nella nostra meravigliosa natura mediterranea: timo, santoreggia, dragoncello, rosmarino, origano, maggiorana ecc. Le ricette che si possono realizzare con le giovani foglie di papavero sono: ripieni di tortelli e ravioli, risotti, saltati in padella con olio e peperoncino, zuppe, minestre, polenta, fritelle, sformati, tortini ecc
I petali freschi vengono usati per colorare sciroppi e bevande. Il Rosolaccio è blandamente sedativo e antispasmodico, se ne usano i petali e le capsule svuotate dei fiori per infusi e sciroppi utili a calmare la tosse, l’insonnia e l’eccitazione nervosa.

Per la raccolta e il consumo del Papavero dei campi e di tutte le erbe spontanee, sono valide le stesse raccomandazioni riferite alle Erbe spontanee di campo da riscoprire e cioè consumare le piante con moderazione e solo se si è assolutamente sicuri della specie a cui appartiene; in caso di minimo dubbio, astenetersi dal consumo o consultare un esperto. Inoltre è importante raccogliere le piante destinate al consumo umano lontano da ogni fonte di inquinamento e contaminazione come industrie, strade, rifiuti, rottami ferrosi, torrenti inquinati, stalle ecc.

M.A. Melissari

16 maggio 2021

(Fonte; Centro Studi Alto Vastese e Valle del Trigno)

Storie di alberi e piante

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