Ecoansia: da problema a risorsa

“Ecoansia” è un termine che descrive la sensazione e lo stato emotivo di disagio e di paura all’idea ricorrente di possibili disastri ecologici e ambientali correlati al cambiamento climatico, che influenza il benessere psicologico delle persone sia a breve sia a lungo termine, con effetti acuti e cronici e disagi di varia capacità e portata. Tuttavia una sana ecoansia, affrontata e gestita in modo costruttivo, può risultare produttiva e positivamente motivante ad agire.

A causa dei cambiamenti climatici si è sviluppata una nuova problematica psicologica. L’eco-ansia o semplicemente ansia climatica è un fenomeno in crescente diffusione, che sembra interessare sempre più persone. Il cambiamento climatico si configura come una delle sfide più pressanti e rilevanti del nostro tempo, con impatti globali che coinvolgono una serie di fattori atmosferici, tra cui la temperatura, i fenomeni meteorologici estremi e l’equilibrio ecologico del nostro pianeta. Questo fenomeno è caratterizzato da un aumento delle temperature e delle precipitazioni, nonché da variazioni nei parametri atmosferici come pressione e umidità, con conseguenze significative sul ritiro dei ghiacciai e sull’innalzamento del livello del mare.

Fino a poco tempo fa, gran parte degli studi scientifici si è concentrata sugli effetti fisici del cambiamento climatico, trascurando spesso la dimensione emotiva e psicologica. Il bilancio del cambiamento climatico sulla salute mentale è stato studiato soprattutto negli ultimi tempi. Gli sforzi per combinare studi psicologici e sociali in relazione alla crisi climatica sono fortemente in aumento. Uno studio significativo pubblicato su The Lancet Planetary Health nel settembre del 2021 ha coinvolto 10mila giovani dai sedici ai venticinque anni in dieci Paesi, rivelando che il 45% dei partecipanti ha dichiarato che i loro sentimenti riguardo al cambiamento climatico influenzano negativamente la loro vita quotidiana. Il 75% ha una visione spaventosa del futuro, mentre il 56% crede che l’umanità sia condannata. Gli studi indicano che lo stress derivante dagli impatti climatici può avere conseguenze significative sul comportamento, lo sviluppo, la memoria e le funzioni cognitive dei bambini.

Su adulti e giovani, in particolare, l’ecoansia può manifestarsi in vari modi, tra cui ansia, stress, tristezza, frustrazione e senso di impotenza, irritabilità e e senso di colpa per l’impatto negativo dell’uomo sul pianeta. Il senso di colpa è stato identificato come un sentimento diffuso, con l’83% dei soggetti analizzati che ritiene che le persone abbiano fallito nel prendersi cura del pianeta. Questo tipo di ansia può anche contribuire a depressione, disturbi del sonno, disturbi alimentari e dipendenza da sostanze. Si osserva una maggiore concentrazione di questo fenomeno tra i giovani, preoccupati per il loro futuro e quello del pianeta, con l’età giovane e l’esposizione mediatica ai frequenti eventi catastrofici come principali fattori di rischio. Ci si sente inermi di fronte a cambiamenti che non si possono controllare, si abbassa la concentrazione e spesso si tende ad isolarsi come meccanismo di difesa, evitando le relazioni sociali.

Acquisita questa consapevolezza, si deve riflettere che questo stato di ansia, se affrontato e gestito in modo costruttivo, può risultare sano ed essere produttivo e positivamente motivante ad agire per il pianeta e anche per il proprio benessere.
Come ormai evidente, il cambiamento climatico non è più una minaccia remota e inimmaginabile, ma una realtà in crescita per le comunità globali. Pertanto, è essenziale considerare come comunità e individui possano prepararsi per ridurre le sofferenze e promuovere la resilienza di fronte agli impatti sfidanti del cambiamento climatico. Anziché sentirsi impotenti, di fronte al cambiamento climatico si può e si deve chiedersi: che fare?

L’ansia, dal punto di vista psicologico, è funzionale alla sopravvivenza, ci spinge oltre un limite, e soltanto quando non viene accolta, riconosciuta e canalizzata in azione concreta diventa dannosa. Gli studiosi concordano sul fatto che il primo passo per ridurre i livelli di ecoansia e potenziare le capacità di adattamento è agire in modo mirato sui comportamenti quotidiani. Ciò non richiede rivoluzioni drastiche, ma l’implementazione di obiettivi concreti a breve e medio termine.

Il coinvolgimento attivo e concreto può contrastare il senso di impotenza e ansia che può consentire alle persone di adottare un approccio proattivo, restituendo un senso di controllo sulla situazione ambientale attuale. La comunità scientifica suggerisce perciò di entrare in relazione con reti sociali insieme con l’adozione di piccole azioni quotidiane a favore dell’ambiente, come la riduzione dei rifiuti o l’uso limitato delle auto private, insieme alla partecipazione attiva a iniziative ecologiche locali come la pulizia di spiagge o parchi.
A livello individuale, la resilienza si costruisce attraverso strategie di autoregolazione e reti di supporto sociale nella comunità. La maggior parte delle persone supera le avversità con adattamento positivo, uscendo da perturbazioni significative con un senso di apprendimento positivo. Così, l’eco-ansia può annunciare una nuova sensibilità, un ritrovato ecocentrismo.

di Redazione

5 maggio 2024

Benessere sociale

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