Superati i 53 milioni di tonnellate di Rifiuti elettronici

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Salgono a 53,6 milioni di tonnellate i rifiuti elettronici prodotti nel mondo durante il 2019, pari a 350 transatlantici messi in fila con un aumento di 9,2 Mt in cinque anni. E di questi, solo il 17,4% è stato correttamente trattato e riciclato. Unico continente con una percentuale accettabile è l’Europa, con il 42% di riciclo.
E’ in estrema sintesi quanto si legge nel nuovo report “Global e-waste monitor 2020” a cura della United Nations University, [in collaborazione con l’International Telecommunication Union (ITU), l’Istituto delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca (UNITAR) e la International Solid Waste Association (ISWA)], che vede in testa nella classifica dei produttori di RAEE la Cina (10 milioni di tonnellate), seguita dagli Stati Uniti (con 6,9 milioni) e dall’India (3,2 milioni).
E se l’Asia è il continente con la quota più alta di rifiuti elettronici prodotti, pari a 24,9 milioni di tonnellate, l’Europa detiene la maggiore quantità di scarti tecnologici pro capite, ossia 16,2 Kg, con l’Italia che si assesta sopra la media: 17,2 Kg a testa.

La stima per il 2030 è che questi rifiuti saliranno a 74 milioni di tonnellate, quasi il doppio rispetto al 2014: i RAEE infatti crescono tre volte più veloce della popolazione e il 13% più velocemente del PIL mondiale. Rispetto all’ultimo report del 2014 si è registrato un incremento del 21%. Una crescita che va di pari passo con i consumi tecnologici sempre più elevati.Sempre più persone si stanno unendo alla società dell’informazione globale e all’economia digitale e stanno beneficiando delle opportunità che offrono. Parallelamente, livelli più elevati di reddito disponibile, urbanizzazione e industrializzazione in molti Paesi in via di sviluppo stanno portando a quantità crescenti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) e, di conseguenza, a maggiori quantità di rifiuti elettronici.
Uno dei fattori principali è sicuramente anche il ciclo di vita sempre più breve dei dispositivi che, per effetto dell’obsolescenza programmata, rende sempre più scarse le possibilità di riparazione. Questi fattori rendono i RAEE i rifiuti con il più alto tasso di crescita in assoluto.

Sicuramente il basso livello di recupero di questi materiali è la nota più dolente dell’intero rapporto. Spesso i rifiuti che sfuggono ai processi di raccolta e recupero documentati, finiscono nelle discariche dei Paesi del Terzo Mondo, con conseguenze ambientali terribili. Sostanze tossiche e pericolose come mercurio, ritardanti di fiamma bromurati (BFR) o cloroflurocarburi (CFC) sono presenti in molti tipi di apparecchiature elettroniche e comportano gravi rischi per la salute umana e l’ambiente se non gestite in modo ecologicamente corretto. Il report stima che circa 50 tonnellate di mercurio, utilizzate in oggetti come monitor e sorgenti luminose fluorescenti e a risparmio energetico, viaggiano ogni anno con i flussi non documentati di rifiuti elettronici.
Uno degli aspetti più impattanti sul territori è il rilascio di CO2: solo nel 2019 sono stati rilasciati nell’atmosfera circa 98 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti da frigoriferi e condizionatori d’aria scartati, contribuendo all’incirca allo 0,3 % delle emissioni globali di gas serra.

Oltre al danno ambientale esiste anche quello economico. Il trattamento e riciclo dei rifiuti elettronici porterebbero vantaggi economici pari a 57 miliardi di dollari. Questi scarti infatti sono composti per la maggior parte da metalli di grande valore come oro, argento, rame e ferro da utilizzare come materia prima seconda in nuovi cicli produttivi.
E non solo, questa valorizzazione contribuirebbe anche a diminuire le estrazioni di materie prime vergini e a ridurre le emissioni di CO2, secondo il report si stima un risparmio di 15 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti.

David Malone, Rettore alla United Nations University e Sottosegretario generale delle Nazioni Unite:
I risultati del report di quest’anno ci segnalano che l’umanità non sta implementando in modo sufficiente i sistemi di riciclo. Sono urgenti maggiori sforzi per garantire una produzione, un consumo e uno smaltimento globali più intelligenti e sostenibili delle apparecchiature elettriche ed elettroniche. E’ urgente ribaltare questo pericoloso modello seguito globalmente

Il numero di Paesi che hanno oggi adottato una politica, una legislazione o una normativa nazionali sui rifiuti elettronici è aumentato da 61 a 78 tra il 2014 e il 2019. In molte regioni, tuttavia, i progressi normativi sono lenti, l’applicazione è bassa e la raccolta e i rifiuti elettronici adeguati la gestione è scadente.
Il più alto organo politico dell’ITU, la Conferenza plenipotenziaria, ha fissato un obiettivo per aumentare il tasso globale di riciclaggio dei rifiuti elettronici al 50% – o 97 paesi – entro il 2023. Ma dai dati descritti sembra evidente che Il tasso di raccolta e riciclaggio dovrebbe aumentare molto più rapidamente andatura per raggiungere quel bersaglio.

M. A. Melissari

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