Il genere ecologico

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Leggiamo spesso, e ci viene mostrato altrettanto spesso nei video che troviamo in rete, che la situazione ecologica mondiale nella quale viviamo, è particolarmente critica, difficile e pericolosa.

Dovrebbe bastare, per tutti noi, rendersi conto davvero di quello che leggiamo e vediamo, per modificare i nostri comportamenti ambientali appellandoci all’idea, già espressa qui, che noi siamo l’ambiente.

Dal mio punto di vista, come antropologo della mente, mi chiedo se esiste, rispetto a questo concetto, una differenza di genere, tra l’essere maschili e l’essere femminili. E, come potete leggere, non pongo la differenza biologica maschio/femmina come fondamentale, ma il femminile rispetto al maschile, e viceversa ovviamente.

Cordelia Fine, una ricercatrice australiana, nel suo testo Maschi=Femmine. Contro i pregiudizi sulla differenza di genere“, del 2011, per i tipi di Ponte alle Grazie, Milano, ci chiarisce l’esistenza di due tipi generali di personalità: quella communal e quella agentic, veicolate dal sistema della cultura occidentale.

La personalità communal è di tipo partecipativo, ossia compassionevole, amante dei bambini, dipendente, sensibile ai bisogni altrui, accudente. La personalità agentic, è di tipo agentico, ossia tipica del leader, aggressiva, ambiziosa, analitica, competitiva, dominante, indipendente e individualista.

Al di là delle teorizzazioni della ricercatrice, che spesso sono decisamente aggressive verso la dimensione biologica e genetica dell’esistenza umana (attribuendo, forse, una eccessiva importanza alla dimensione culturale nel determinare la struttura di queste due personalità), è comunque evidente che nel nostro Occidente queste due differenziazioni sono tipiche, rispettivamente, del femminile e del maschile.

Proprio sulla base di questa tipicità, che secondo la Fine determina atteggiamenti stereotipati, potremmo però comprendere perché l’attenzione all’ambiente, inteso come espressione esterna di sé stessi, sia particolarmente espressa nella sensibilità femminile umana.

Ecco, senza escludere ovviamente tale sensibilità in un maschio relativamente sano di mente, direi che, forse, sarebbe importante che il mondo femminile prendesse coscienza di tutto ciò, affinché si proponesse con maggior forza educativa rispetto al tema ecologico.

E, forse, alcune personalità agentic potrebbero scoprirsi particolarmente communal, così come le personalità communal potrebbe rivelarsi agentic, e proprio nel loro ruolo educativo ecologico.

Tutti imparano da tutti, nel bene e nel male. Certo, si impara se qualcuno ci insegna e ci mette nelle condizioni, costanti e continue, di comprendere.

Alessandro Bertirotti

7 luglio 2020

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