Come si valuta l’impatto di un intervento dell’uomo sull’ambiente?

Quando si costruisce un cavalcavia, come reagisce l’ambiente? In Italia viene applicata una normativa finalizzata alla valutazione dell’impatto delle attività umane attraverso la ricerca e la misura di indicatori ambientali.
Per misurare questi indicatori é necessario inquadrare la situazione individuando un “ecotopo”. Si tratta di uno spazio geografico omogeneo sia dal punto di vista strutturale, (geologia e morfologia) sia dal punto di vista funzionale, (piante e animali) e rappresenta l’unita paesaggistica minima.
Un buon parametro per identificare un ecotopo consiste nell’individuare uno spazio minimo in cui esista una catena alimentare completa. Erbivori-predatori-parassiti-detritivori-saprofiti. Un generico tratto di fiume o torrente presenta proprio questo tipo di aspetto. I macroinvertebrati che ci vivono, sono organismi bentonici, cioè che vivono a contatto con i substrati come rocce, radici, detriti, ma sono capaci di muoversi autonomamente. Passano almeno una parte del loro vita nell’acqua, il loro ciclo vitale dura almeno un anno e coprono tutti i livelli della catena trofica. Si tratta di animaletti : larve di insetti e adulti, vermi piatti, sanguisughe, crostacei, gasteropodi, che condividono un habitat e creano una rete di relazioni che sono espressione della condizione ambientale.

Organismi bentonici delle acque dolci

Per valutare lo scostamento di un sito da una condizione ottimale si procede all’elencazione delle specie presenti ed alla misurazione della rappresentatività delle singole specie e si paragonano ad apposite liste compilate su ambienti tipo, ecologicamente sani o comunque in una situazione indisturbata.
Per misurare l’impatto di un cantiere edile nei pressi di un fiume si procede all’analisi di un sito, a monte del cantiere, dal punto di vista geomorfologico, climatico e vegetazionale. Questo permette di incasellare l’ecotopo in una griglia di riferimento. Si procede quindi al campionamento dei macroinvertebrati, per mezzo di un retino apposito, cercando di prelevare campioni da tutti i microhabitat presenti: la dimensione delle rocce, la presenza di detriti organici, la presenza di radici, pianta acquatiche o depositi di legno in marcescenza creano molti microhabitat diversi.
Si procede quindi alla selezione e conta manuale degli individui presenti registrando famiglie e generi rappresentati ed anche il numero di individui per taxa. Si é così in grado di stabilire la “condizione” della zona in stato “indisturbato”.A valle del cantiere si individua un ecotopo simile e si procede al campionamento. Comparando i risultati si ottiene una stima dell’impatto del cantiere.

Un tempo la norma tutelava le acque libere: fiumi, torrenti e laghi, solo in funzione della destinazione d’uso, potabile, irrigua, industriale in un’ottica puramente utilitaristica. Oggi si è invece recepito il concetto di auspicabilità nella qualità delle acque con l’introduzione di norme che tutelassero anche specie animali e vegetali ed in generale con una tendenza al miglioramento ecologico piuttosto che alla mera conservazione. Lo studio e l’applicazione di questi protocolli deve portare ad una maggior comprensione delle relazioni ambientali e ad una accresciuta consapevolezza del nostro ruolo all’interno dei processi naturali in modo da permettere alle generazioni future una qualità ambientale sempre migliore.

Massimo Luciani, Gestione e tutela dell’ambiente

4 ottobre 2020

Foto: Massimo Luciani


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