Vertical Pharmacy: l’agricoltura verticale per le piante officinali ad alto contenuto di principi attivi

Tra le piante “candidate” lo zafferano, ideale per produrre integratori alimentari a supporto della cura di patologie depressive e oculari, e il ginseng siberiano, una specie estremamente ricca di principi energizzanti e stimolanti utilizzati in campo nutraceutico.

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ENEA – Vertical Farm

Pensare l’agricoltura non più soltanto in “orizzontale” ma anche in verticale è un progetto dell’Enea partito e già presentato al tempo dell’EXPO 2015 di Milano. Il futuro è già presente: scarsità dei suoli e delle risorse naturali ed eccessivo sfruttamento dei terreni rappresentano delle criticità degli odierni scenari. Necessita, quindi, delineare nuove soluzioni per preservare le materie prime che costituiscono la linfa vitale del comparto primario.
Grazie all’utilizzo della “vertical farming”, ossia le coltivazioni idroponiche in serre fuori suolo, chiuse, su più livelli, climatizzate e automatizzate, si otterrebbero diversi aspetti positivi: una riduzione del suolo utilizzato del 95%, consumi d’acqua minori del 70% e al contempo 80% di maggiori ricavi. Le serre verticali, attraggono sempre più giovani agricoltori che intraprendono l’attività delle coltivazioni in ambiente controllato con la creazione di serre fuori suolo, nelle cosiddette fattorie verticali.

Realizzare una sorta di Vertical Pharmacy per coltivare erbe officinali ad alto contenuto di principi attivi da destinare alla produzione di farmaci e integratori. è l’obiettivo della collaborazione tra ENEA e Idromeccanica Lucchini Spa che utilizza la Vertical Farm come ecosistema perfetto per produrre specie alimentari più nutrienti e salutari, isolando l’ambiente da patogeni e inquinanti esterni.

In Italia la produzione di erbe officinali è da sempre insufficiente a soddisfare le richieste crescenti di consumatori che sempre di più si rivolgono alle cure naturali. L’industria farmaceutica che utilizza principi attivi di origine vegetale importa ancora molto dai mercati esteri, la cui filiera non sempre è controllata come quella italiana o europea. “Produrre essenze vegetali necessarie alla farmaceutica garantirebbe quindi fin da subito uno sbocco commerciale ai prodotti coltivati nella vertical pharmacy”, è il pensiero di Massimo Lucchini, amministratore delegato dell’omonima azienda, che fin dal 2014 ha investito sulla vertical farm sviluppando e migliorando le tecnologie di coltivazione. Dal primo prototipo di serra verticale in Italia, concepito assieme a ENEA in occasione di EXPO Milano 2015 e passando per il progetto BoxXLand, si è arrivati nel 2020 a terminare le sperimentazioni preliminari riguardanti le specie officinali ad utilizzo farmaceutico.

Tra le piante “candidate” per una produzione di qualità garantita con una maggior resa nel tempo: lo zafferano, ideale per produrre integratori alimentari a supporto della cura di patologie depressive e oculari, e il ginseng siberiano, una specie estremamente ricca di principi energizzanti e stimolanti utilizzati in campo nutraceutico.

“I sistemi altamente tecnologici ed automatizzati di questo tipo di farm che sfruttano l’illuminazione a led per coltivazioni fuori suolo sono in grado di ricreare le condizioni ambientali perfette per ottimizzare la crescita delle piante, massimizzare i loro nutrienti e aumentarne la produzione, grazie alla coltivazione su più cicli annuali rispetto al singolo ciclo a terra”, spiega Gabriella Funaro, ricercatrice ENEA della Direzione Innovazione e Sviluppo.
All’interno di ogni piano della serra verticale si possono trovare sistemi di coltivazione idroponici[1] o aeroponici[2], che permettono di utilizzare fino al 95% in meno di acqua rispetto alle tecniche coltive tradizionali, senza sfruttare suolo e in totale assenza di pesticidi e insetticidi. Grazie a queste tecnologie, insomma, sembra proprio che il futuro di parte dell’agricoltura sia già il presente.

M. A. Melissari

29 aprile 2021

Innovazione / Agricultura

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