Assenzio, la fata verde

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Viktor Oliva, Il bevitore di assenzio, 1901

Artemisia absinthium. L’assenzio. In italia vivono una trentina di specie di Artemisia. L’origine di questo nome non è molto sicura, si pensa infatti che derivi da Artemisia, consorte di Mausolo, Re di Caria, ex Anatolia, l’odierna Turchia. Oppure dal nome della Dea Artemide, o dalla parola greca artemes=sano, alludendo alle sue portentose proprietà di guarigione. In genere crescono in zone temperate ed in habitat asciutti.

In Italia è conosciuta come una delle erbe di San Giovanni: Artemisia, una strega della Valconca in Emilia-Romagna, abile erborista, suggeriva alla popolazione locale di raccogliere, durante il solstizio d’estate, (la notte di San Giovanni), determinate piante per moltiplicarne gli effetti benefici.
L’artemisia absinthium é famosa soprattutto per la preparazione di un distillato, molto amaro, molto alcolico e molto amato durante la belle epoque francese.

La sua storia inizia con Pierre Ordinaire (1741-1821). Siamo nel 1792 quando si interessa all’Artemisia absinthium L., la pianta è conosciuta ed è già utilizzata nella medicina tradizionale nonostante il suo gusto: è amarissima tanto che pensare alla realizzazione di un liquore non è possibile, sarebbe imbevibile. Il medico decide di distillarla per evitare le sostanze più amare che non distillano e basarsi sulla componente più volatile ed aromatica, ottiene così un preparato di colore verde chiaro-smeraldo dalla forte gradazione alcolica (68% vol). Il distillato però non ha quello che si definisce un sapore gradevole per cui lo aromatizza con anice, issopo, finocchio, dittamo e melissa e lo utilizza come “tonico”. Fu immediato successo e i successori di Pierre Ordinaire capirono ben presto l’elevato potenziale di guadagno: nel 1798, in Svizzera nasce la prima distilleria di assenzio, la Dubied Père et Fils e poi, in Francia nel 1805, la Pernod Fils. In poco tempo si passò ad una limitata e ben modesta produzione di distillato pari a 16 litri al giorno a 400 litri al giorno che raggiunsero i 20.000 litri al giorno nel 1850 e oltre 125.000 nel 1896.
Il consumo di tale bevanda divenne talmente comune da suscitare preoccupazione nei governi. Al diffondersi dell’assenzio contribuì il concomitante calo della produzione del vino ed un conseguente aumento del suo costo dovuto ad un insetto parassita della vite, la fillossera, responsabile della morte di molti vitigni.

Nel 1874 in Francia furono consumati oltre 700 mila litri di assenzio che salirono ad un picco massimo di 220 milioni di litri nel 1912 corrispondenti ad un consumo medio annuo per abitante della Francia di circa 60 litri. Così si fini per attribuire all’assenzio quelli che erano i sintomi del semplice alcolismo. Per decenni la produzione del distillato fu vietata, ( in Italia a partire dal 1931), ma recentemente si é riusciti a dimostrare la “non colpevolezza” dell’assenzio e, con le direttive 88/388/CEE e 91/71/CEE relative agli aromi destinati ad essere impiegati nei prodotti alimentari ed ai materiali di base per la loro preparazione, il Consiglio dell’Unione Europea e la Commissione Europea hanno tolto all’assenzio la condizione d’illegalità, permettendo così ai vari Stati membri di adottare normative che riportassero tale liquore nel libero commercio.
In attuazione di tali direttive, il Governo Andreotti VII ha emanato il decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 107 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Serie Generale n. 39 del 17 febbraio 1992 (Supplemento Ordinario n. 31) ed entrato in vigore il 3 marzo 1992 che normatizza uso, produzione e vendita dell’assenzio ( distillato) in Italia.

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L’assenzio (Absinthe) era un liquore poco costoso e molto diffuso in Francia nell’800, anche nei circoli letterari. Ad alta gradazione alcolica, può raggiungere gli 85°gradi. Era chiamato anche la “Fée Verte”, la fata verde, a causa del suo colore. Poteva essere consumato puro o diluito con acqua, o come si diceva facessero i poeti maledetti: Verlaine e Rimbaud, mescolato con gocce di laudano, un oppiaceo. Si riteneva che l’assenzio a causa della quantità di ’artemisia absinthium che conteneva potesse comunque procurare delle allucinazioni. Nel 1915 lo stato francese nell’ambito della lotta all’alcolismo lo proibì. Attualmente l’assenzio è tornato di moda in una versione molto più raffinata, ma altrettanto altamente alcolica.

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Massimo Luciani – Etnobotanica

6 luglio 2021

Storie di alberi e piante

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