Approvata la nuova legge europea sul clima, cosa deve fare l’Italia?

Confermato il target di riduzione delle emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 verso l’obiettivo di neutralità climatica al 2050 dell’Unione. Per raggiungere questo obiettivo, l’Italia dovrà tagliare i consumi finali di energia ogni anno dell’1,5%, ridurre di almeno il 40% il consumo di petrolio e gas e quasi azzerare quello di carbone, raddoppiare le fonti rinnovabili elettriche, termiche e per i trasporti. Questa la la Roadmap di Italy for Climate.

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Il Parlamento europeo in sessione plenaria il 24 giugno scorso ha formalmente approvato la Legge sul clima con obiettivi legalmente vincolati per i Paesi dell’Ue sulla riduzione delle emissioni di gas climalteranti. I nuovi obiettivi prevedono il taglio delle emissioni nette del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, e la neutralità climatica entro il 2050, in applicazione di quanto stabilito dagli Accordi di Parigi. Il Parlamento ha approvato la legge con 442 voti a favore, 203 contrari e 51 astensioni.

L’esito più significativo e più dibattuto degli ultimi mesi riguarda soprattutto l’obiettivo di medio periodo sulla riduzione delle emissioni di gas serra al 55% entro il 2030 (rispetto ai livelli 1990). Italy for Climate, l’iniziativa della Fondazione per lo sviluppo sostenibile sul clima, promossa da un gruppo di imprese e di associazioni particolarmente sensibili al tema del cambiamento climatico (Chiesi, Conou, Davines, Edison Rinnovabili, ERG, IEG Group, Illy) sottolinea che da questo obiettivo discenderà, infatti, tutto il quadro di traguardi e strategie in materia di energia e clima che guideranno le politiche europee di questo decennio. Il target riguarda le emissioni nette – cioè al netto degli assorbimenti – e interne dell’UE. Ma questa ultima formulazione della legge europea stabilisce un limite esplicito al ricorso agli assorbimenti, che non potranno superare le 225 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Pertanto l’obiettivo di riduzione delle emissioni nette dovrà essere perseguito soprattutto grazie ad ingenti riduzioni di emissioni alla fonte, da parte di tutti i settori dell’economia, per i quali l’UE invita ad individuare delle strategie settoriali ad hoc affinché la transizione verso la neutralità climatica avvenga in modo efficiente ed equo, anche dal punto di vista dei costi.

Ma cosa significa esattamente questo per l’Italia? Italy for Climate ha elaborato la prima roadmap per l’Italia compatibile con una riduzione delle emissioni di gas serra al 2030 del 55% rispetto al 1990, in linea con quella che dovrebbe essere la riduzione media europea. Significa arrivare, oramai in meno di un decennio, a 232 milioni di tonnellate di CO2eq (dalle circa 380 stimate nel 2020 e su cui ha pesantemente inciso la pandemia). Per raggiungere questo risultato bisognerà tagliare i consumi finali di energia ogni anno dell’1,5% e, cosa tutt’altro che facile, ridurre di almeno il 40% il consumo di petrolio e gas e quasi azzerare quello di carbone, raddoppiare le fonti rinnovabili elettriche, termiche e per i trasporti. Si tratta di un percorso incredibilmente sfidante e senza precedenti, per intraprendere il quale è necessario mettere in campo secondo una serie di interventi “trasversali” strategici: dalla introduzione di sistemi di carbon pricing più efficaci alla transizione da un modello economico estrattivo e lineare a uno rigenerativo e circolare, da una radicale semplificazione e razionalizzazione delle procedure burocratiche e amministrative alla accelerazione nella ricerca e sviluppo e nella creazione di una nuova cultura della transizione.
Questi interventi da soli, seppure importanti, tuttavia non sarebbero sufficienti. Servono delle strategie settoriali, che tengano conto delle peculiarità di ogni settore economico e siano in grado di proporre strumenti specifici realmente efficaci. Per questo, in linea con le indicazioni europee ribadite dalla stessa legge sul clima, la roadmap nazionale è stata declinata in specifiche roadmap settoriali definendo quindi obiettivi, target e proposte di intervento differenziate per industria, commercio, agricoltura, trasporti, edifici residenziali. Da qui al 2030 questo vuol dire, ad esempio, ridurre il numero di automobili in circolazione di quasi un milione di veicoli ogni anno; moltiplicare per quattro il tasso di riqualificazione degli edifici arrivando intervenire ogni anno su 50-60 milioni di metri quadrati di abitazioni residenziali, o ancora moltiplicare quasi per dieci la potenza installata ogni anno di rinnovabili elettriche e arrivare a fine del decennio a riciclare almeno il 60% dei rifiuti urbani.

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In linea con gli obiettivi della legge, il prossimo 14 luglio la Commissione europea presenterà un pacchetto di misure specifiche attraverso cui assicurare una più rapida riduzione delle emissioni di gas serra. Tra i provvedimenti che dovranno essere allineati alla Climate Law ci sono target ambiziosi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, una riforma del mercato delle quote carbone nell’Ue e standard più severi per le emissioni di Co2 delle nuove automobili.

Entro settembre 2023, la Commissione valuterà la coerenza delle misure europee e nazionali con l’obiettivo di neutralità climatica e la traiettoria 2030-2050. La valutazione andrà poi ripetuta ogni cinque anni. La Commissione, inoltre, avrà il potere di formulare raccomandazioni agli Stati membri le cui azioni sono incoerenti con l’obiettivo della neutralità climatica e gli Stati membri dovranno tener conto di queste raccomandazioni o giustificare le proprie ragioni per non farlo.

Per agevolare questo percorso, verrà costituito l’European Scientific Advisory Board on Climate Change, un organismo indipendente, composto da esperti scientifici, che fornirà consulenza sulle politiche climatiche. Inoltre, l’Europa si doterà di un “gas budget” per definire la quantità massima di emissioni di gas serra che sul territorio dell’Unione si potranno produrre dal 2030 al 2050.

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M. A. Melissari

3 luglio 2021

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