Innovazione, tecnologie e modifica dei comportamenti: la chiave per ridurre perdite e sprechi alimentari

Gli Italiani meno “spreconi” tra le otto economie del G8: nel 2020 hanno sprecato l’11,78% di cibo in meno rispetto all’anno precedente

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29 settembre 2021 – Stop alle perdite e agli sprechi alimentari. Per le persone. Per il pianeta. Nella seconda Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente e i loro partner hanno fatto appello all’intera comunità mondiale affinché si impegni a ridurre le perdite e gli sprechi alimentari, così da evitare un ulteriore tracollo della sicurezza alimentare e il progressivo impoverimento delle risorse naturali.

Perdite e sprechi alimentari: fatti e cifre
Le perdite alimentari si verificano nel tragitto tra il campo e la vendita al dettaglio (esclusa), mentre gli sprechi alimentari si osservano a livello di vendita al dettaglio e di consumo (servizi di ristorazione e nuclei familiari). Tra le cause del fenomeno si annoverano i vizi di manipolazione, l’inadeguatezza delle modalità di trasporto o immagazzinamento, l’assenza di capacità lungo la catena del freddo, condizioni atmosferiche estreme, l’esistenza di rigide norme di qualità sull’aspetto esteriore, fino all’assenza di capacità di pianificazione e competenze culinarie tra i consumatori.

Le perdite alimentari si verificano nel tragitto tra il campo e la vendita al dettaglio (esclusa), mentre gli sprechi alimentari si osservano a livello di vendita al dettaglio e di consumo (servizi di ristorazione e nuclei familiari). Tra le cause del fenomeno si annoverano i vizi di manipolazione, l’inadeguatezza delle modalità di trasporto o immagazzinamento, l’assenza di capacità lungo la catena del freddo, condizioni atmosferiche estreme, l’esistenza di rigide norme di qualità sull’aspetto esteriore, fino all’assenza di capacità di pianificazione e competenze culinarie tra i consumatori.

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Le rigide norme di qualità sull’aspetto esteriore producono grandi quantità di scarti

In sostanza, se si riducessero le perdite o gli sprechi alimentari si potrebbe garantire più cibo per tutti, ridurre le emissioni di gas a effetto serra, allentare la pressione sulle risorse naturali e aumentare la produttività e la crescita economica. Si stima che ogni anno vengano gettati 1,6 miliardi di tonnellate di cibo, pari a circa un terzo di tutto il cibo prodotto e destinato alla consumazione umana, con importanti ricadute in termini economici ed ambientali. A livello globale, circa il 14% del cibo prodotto viene perso nella fase fra il raccolto e la vendita al dettaglio, mentre si stima che il 17% della produzione alimentare globale totale vada sprecata (11% dalle famiglie, 5% dalla ristorazione, 2% dalla vendita al dettaglio).
Circa il 14% del cibo a livello mondiale, corrispondente a 400 miliardi di dollari, viene letteralmente perso ogni anno nella filiera dal campo alla vendita.
Mentre si stima che 931 milioni di tonnellate, il 17% del cibo a disposizione per i consumatori nel 2019 sia finito nelle pattumiere delle nostre case, tra gli invenduti dei rivenditori o nei cassonetti di ristoranti, mense e altri esercenti alimentari, secondo i dati FAO sono 811 milioni le persone nel mondo che soffrono la fame e a questi si aggiungono 132 milioni di persone per cui avere cibo a sufficienza non è una garanzia, perché minacciate da insicurezza alimentare e malnutrizione a causa della pandemia di Covid-19.

Accanto a tutto questo vi è il tema della crisi climatica per la quale la produzione, la distribuzione e il consumo di cibo hanno un impatto enorme. In termini di emissioni di gas a effetto serra, le perdite alimentari generano ogni anno circa 1,5 giga-tonnellate equivalenti di CO2. Inoltre molti Paesi gestiscono la crescente domanda di generi alimentari incrementando la produzione agricola anziché riducendo le perdite e gli sprechi alimentari, esacerbando in tal modo le pressioni sull’ambiente e su un patrimonio di risorse naturali sempre più esiguo.

Ma ci sono anche soluzioni disponibili per ridurre le perdite e gli sprechi alimentari: la disponibilità di dati di buona qualità, che consentono di sapere a che livello della catena di valore si situano i principali snodi critici in termini di perdite e sprechi alimentari; il ricorso all’innovazione, per esempio a piattaforme di commercio digitale per la commercializzazione o a sistemi retrattili nell’industria della trasformazione degli alimenti; la presenza di incentivi statali per stimolare azioni di contrasto verso le perdite e gli sprechi alimentari da parte del settore privato e collaborazione lungo le catene di approvvigionamento; investimenti in formazione, tecnologia e innovazione, anche diretti ai piccoli agricoltori; un miglioramento delle pratiche di confezionamento alimentare e un allentamento dei regolamenti e delle norme di qualità estetica per frutta e ortaggi; il miglioramento delle abitudini dei consumatori; la redistribuzione delle eccedenze alimentari sicure alle persone indigenti per il tramite delle banche alimentari; la facilitazione dell’accesso degli agricoltori ai consumatori e catene di valore più corte mediante mercati degli agricoltori e collegamenti rurali-urbani; maggiori investimenti volti a rafforzare le infrastrutture e la logistica, catene del freddo sostenibili e tecnologie di raffreddamento incluse.

Tra le iniziative globali in programma, è previsto un evento celebrativo virtuale nella giornata del 30 settembre, organizzato dalle rispettive Missioni permanenti presso le Nazioni Unite di San Marino e Andorra, l’UNEP, la FAO e l’ITU, che stanno collaborando per riunire gli Stati membri, gli organismi delle Nazioni Unite e gli attori non statali in un evento virtuale con sede a New York che metterà in evidenza iniziative innovative per combattere la perdita e lo spreco di cibo, anche attraverso l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. L’evento, dal titolo Innovating against food loss and waste – An International Day of Awareness of Food Loss and Waste and WSIS, comincerà alle ore 15:00 di giovedì 30 settembre e vedrà la partecipazione dell’Ambasciatore della Repubblica di San Marino a New York, Damiano Beleffi.
È possibile registrarsi per partecipare all’evento al seguente link .

Gli Italiani meno “spreconi” tra le otto economie del G8
l’Italia è infatti tra i più attenti allo spreco alimentare e alle corrette abitudini alimentari, tanto che nel 2020 ha sprecato l’11,78% di cibo in meno rispetto all’anno precedente, con circa mezzo chilo (529 grammi) di alimenti gettati nel bidone della spazzatura.Il dato è stato reso noto dallL’Osservatorio “Waste Watcher International”, promosso da Ipsos e Università di Bologna, sugli sprechi alimentari delle otto economie del G8: Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Canada, Italia, Russia, Germania e Spagna. I più “spreconi” sono gli statunitensi con quasi 1 chilo e mezzo di cibo gettano nel secchio a settimana, tallonati dai cinesi e canadesi che ne gettano nella spazzatura poco più di 1,1 chilogrammi. Anche i tedeschi gettano almeno 1 Kg di cibo a settimana, mentre sotto questa soglia si collocano inglesi e spagnoli.

di APS Litorale Nord

29 settembre 2021

Stop allo spreco

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