Le Regioni verso la neutralità climatica al 2030: il Lazio tra le sei con le migliori performance climatiche

Il primo ranking delle Regioni italiane sul clima dice che nessuna Regione italiana è in linea con gli obiettivi intermedi fissati a livello europeo per la neutralità climatica al 2030, ma ci sono 6 Regioni più virtuose che registrano migliori performance climatiche: Campania in testa, seguita da Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria e Marche; in coda Toscana, Umbria, Lombardia e Veneto

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Raggiungere la neutralità climatica entro la metà del secolo in corso – l’obiettivo che l’Unione europea si è data, seguita da un numero crescente di Governi in tutto il mondo – è il solo modo per contrastare l’attuale crisi climatica, cercando di mantenerla entro una soglia di “danni accettabili” rappresentata dal limite massimo al surriscaldamento terrestre di 1,5°C. La portata di questo obiettivo e dei cambiamenti che saranno necessari per conseguirlo è oggi forse chiara ancora a pochi: il suo raggiungimento richiede il coinvolgimento di tutti gli attori che potranno contribuire a traghettare in meno di trent’anni la nostra società e la nostra economia verso un nuovo assetto compatibile con la neutralità climatica. Non basta che uno Stato abbia siglato un impegno in tal senso per far sì che questo obiettivo si realizzi: serve una reale condivisione delle responsabilità che coinvolga tutti i settori dell’economia e della società, ma anche tutti i territori ai diversi livelli di governo. Le Regioni rappresentano uno snodo cruciale per mettere a terra l’enorme mole di investimenti, a cominciare da quelli del PNRR a cui se ne dovranno aggiungere molti altri, che dovremo realizzare da qui ai prossimi trent’anni. Le Amministrazioni regionali, in particolare, hanno importanti competenze in tutti i settori d’azione, dalla programmazione energetica a quella dei trasporti, dai processi autorizzativi all’organizzazione dei servizi pubblici. Per tutti questi motivi I4C – Italy for Climate, in collaborazione con ISPRA, ha misurato le prestazioni e gli impatti delle Regioni su tre parametri chiave: le emissioni di gas serra pro capite, i consumi di energia pro capite, e la quota di consumi energetici soddisfatti da fonti rinnovabili. Per ognuno di questi tre parametri, nel rapporto sono state costruite due distinte classifiche: una sui valori assoluti raggiunti nel 2019 (lo stato); l’altra sui miglioramenti (o peggioramenti) registrati mediamente nell’ultimo biennio (il trend). I risultati sono stati pubblicati nel rapporto “La corsa delle Regioni verso la neutralità climatica: il primo ranking delle Regioni italiane sul clima 2021”.

L’indicatore delle emissioni di gas serra mostra come metà delle Regioni italiane nel biennio 2017-2019 non ha ridotto le proprie emissioni di gas serra. Solo due Regioni (Lazio e Liguria, rispettivamente -11% e -7%) hanno raggiunto tagli annui che, se mantenuti, sarebbero in linea con un percorso di neutralità climatica. Un dato interessante emerge inoltre se confrontiamo le emissioni pro capite della Campania, che si attestano a 3,3 tCO2eq con le 12,2 della Sardegna, un divario a dir poco importante.
L’indicatore dei consumi energetici è quello che mostra la maggiore polarizzazione geografica, con le Regioni settentrionali (ad eccezione della Liguria) caratterizzate da consumi elevati, influenzati dal clima e anche dalla struttura economica. Il trend complessivo non è incoraggiante: ben 14 Regioni su 20 nel biennio analizzato hanno aumentato i propri consumi energetici.
Sul fronte dell’utilizzo di fonti rinnovabili, gran parte delle Regioni italiane è molto distante dall’obiettivo intermedio al 2030, con l’eccezione di un gruppetto di Regioni definite «le rinnovabilissime» (Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Basilicata, Calabria, Molise) con almeno il 40% circa di consumi coperti da rinnovabili. Ma ad allarmare, considerando che entro il decennio in corso per allinearci alla neutralità climatica dovremo raddoppiare il contributo delle rinnovabili, è soprattutto che nel biennio considerato solo 6 Regioni hanno aumentato, e spesso di poco, la quota di rinnovabili mentre tutte le altre le hanno addirittura ridotte.
Tra i dati contenuti nel Rapporto si scopre anche che 7 Regioni sono completamente “coal free” (Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Marche, Molise, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta), ossia hanno azzerato i loro consumi di carbone, mentre altre 7 (Lombardia, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Sardegna, Lazio e Puglia) da sole concentrano il 99% del consumo nazionale di carbone. Il carbone è la fonte fossile più “sporca”, cioè produce le più alte emissioni carboniche a parità di consumo rispetto a petrolio e gas. In Italia il ricorso al carbone come fonte energetica è in deciso calo e oggi si attesta intorno al 5% del fabbisogno energetico nazionale. A ridursi negli ultimi anni è stato soprattutto il carbone utilizzato nelle centrali termoelettriche per generare elettricità, che in Italia dovrebbero arrivare ad azzerarsi entro il 2025. Alla luce del suo forte impatto sulle emissioni di gas serra, il consumo di carbone può essere un elemento di particolare influenza nell’analisi regionale sulle emissioni di gas serra.

La classifica finale è stata stilata sulla base del numero di indicatori in cui ciascuna Regione presenta valori migliori della media nazionale.
In testa alla classifica si trova il gruppo costituito dalla Campania, prima, seguita da cinque Regioni del Centro-Nord: Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria e Marche con almeno 4 indicatori su 6 migliori della media nazionale. La prima sorpresa, almeno a prima vista, è quella di vedere in testa la Campania, una Regione spesso al centro di polemiche proprio relative a problemi di tipo ambientale (inquinamento, gestione dei rifiuti, rispetto delle normative ambientali etc.). Eppure in termini di performance climatiche è la Regione che fa meglio delle altre, risultando l’unica a conseguire per tutti e sei gli indicatori analizzati valori migliori della media nazionale, anche se la strada per la neutralità climatica è ancora molto lunga.

Il Lazio

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Lazio, Abruzzo, Marche e Liguria sono le Regioni, dopo la Campania, con le minori emissioni di gas serra pro capite in Italia (rispettivamente da 4,9 a 6,1 tCO2eq per abitante). Inoltre Lazio, Liguria e Friuli Venezia Giulia sono anche le tre Regioni che, più di tutte, hanno ridotto le emissioni nell’ultimo biennio (rispettivamente -11%, -7% e – 4% in media ogni anno). Liguria, Marche, Lazio e Abruzzo mostrano anche consumi di energia pro capite inferiori alla media nazionale (tra 1,7 e 1,9 tep/ab), tuttavia solo Liguria, Lazio e Friuli Venezia Giulia sono riuscite a ridurli nel biennio appena trascorso. Sulle fonti rinnovabili, di questo gruppo solo Friuli Venezia Giulia, Marche e Abruzzo registrano una quota superiore alla media nazionale, mentre la performance di Liguria e Lazio resta molto negativa (sono agli ultimi due posti della classifica nazionale, entrambe con meno del 10% dei consumi coperti da fonti rinnovabili). Purtroppo però, tutte le Regioni di questo gruppo hanno ridotto i consumi da rinnovabili nell’ultimo biennio, con l’eccezione del Friuli Venezia Giulia. È interessante segnalare che le Marche detengono anche il primato di impianti fotovoltaici, in termini di potenza installata per abitante al 2019 (730 watt pro capite contro una media nazionale di 350), mentre la Liguria è la Regione con il più basso numero di auto circolanti in rapporto alla popolazione (550 ogni mille abitanti, contro i 663 della media nazionale).

Il secondo gruppo è composto da Basilicata, Calabria, Molise, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, che presentano 3 indicatori su 6 migliori della media nazionale. Più indietro un terzetto di Regioni, con solo 2 indicatori su 6 migliori della media nazionale, costituito da Puglia, Emilia Romagna e Piemonte. A chiudere la classifica il quartetto delle Regioni, con cinque indicatori su sei al di sotto della media nazionale, composto da Toscana, Umbria, Lombardia e Veneto. Tutte queste Regioni registrano inoltre consumi di energia maggiori della media nazionale e in crescita, con una riduzione nell’ultimo biennio della quota dei consumi coperta dalle fonti rinnovabili.

I risultati, raccolti nel rapporto appena pubblicato “La corsa delle Regioni verso la neutralità climatica: il primo ranking delle Regioni italiane sul clima 2021”, parlano chiaro: nonostante le grandi differenze tra Regione e Regione, anche quelle con le migliori performance sono ancora molto lontane dal conseguire l’obiettivo della neutralità climatica così come dal centrare gli obiettivi intermedi al 2030 e dovranno migliorare in modo sensibile per raggiungere il traguardo della carbon neutrality entro il 2050 e rendere l’Italia protagonista di questa sfida.

M. A. Melissari

2 ottobre 2021

Lo stato dell’arte

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