Le parole degli alberi, depositari della saggezza della Natura

La rete di comunicazione degli alberi

21 novembre 2021 – Giornata mondiale degli alberi – Scrivo spesso di alberi e di storie di alberi e piante. Mi piacciono quando spiccano solitari o radi in un pezzo di campagna e mi affascinano quando vivono tutti insieme in un bosco che racconta di storie e di magie, antiche e nuove. Non mi piacciono invece le città tutto-cemento, senza verde, sono tristi e danno l’idea di essere abitate da uomini più simili agli androidi che agli umani. I boschi, i parchi, anche le piccole aiuole cittadine vivono (e dovrebbero poter vivere) a lungo: sono i depositari della saggezza della natura e anche della sua bellezza e maestosità, della continuazione della vita. Ospitano un gran numero di organismi viventi e donano la loro ombra fresca e verde ad altri, compreso l’uomo. In un tempo anche non troppo lontano, sotto le fronde degli alberi si riunivano le comunità per raccontarsi le novità, concordare il futuro, festeggiare gli eventi.

Sono stati definiti testimoni silenziosi delle avventure degli uomini che purtroppo, soprattutto in questa nostra epoca, da ingrati e dissennati ne fanno sempre più spesso scempio. Come continua ad accadere in Brasile: mentre alla COP26 il presidente brasiliano firmava gli accordi per fermare la deforestazione, si provvedeva ad avviare l’abbattimento di una nuova fetta di foresta amazzonica (servizio del TG1 di qualche giorno fa).

Testimoni silenziosi? Certo gli alberi non parlano con parole, ma parlano e comunicano tra di loro e con chi li osserva ed è capace di sentire.
Numerosi studi scientifici recenti, condotti sui bosschi in Canada, in Italia e in altri Paesi, dimostrano che al contrario di quanto si è pensato le piante sono organismi attivi, senzienti e “intelligenti”. Non possono spostarsi o fuggire, ma possono muoversi e adattarsi. Non possono prevedere cosa accadrà, ma sentono in anticipo le variazioni minime. Non possiedono organi specializzati, ma ogni cellula sente, pensa e decide. Anche le piante possiedono i sensi: vista, udito, olfatto, gusto e tatto. … (Jacques Tassin – Cosa pensano le piante?) Le piante sono capaci di svilupparsi e crescere per andare a toccare ciò che è intorno a loro nell’ambiente e inoltre sanno raccogliere informazioni da oltre 15 parametri utili per la loro crescita e sopravvivenza.
Le connessioni chimiche che viaggiano tra le radici delle piante creano una sorta di organismo unico multipolare, in cui tutto avviene secondo logiche di sistema e, addirittura, seguendo ragionamenti di causa ed effetto. Una foresta è molto più di quel che si vede, perché sotto la superficie c’è un altro mondo, fatto di infinite vie biologiche attraverso cui gli alberi si connettono fra di loro e comunicano, comportandosi come parti di un unico grande organismo.

Gli alberi utilizzano una rete di funghi che crescono all’interno e intorno alle loro radici e forniscono nutrimento alle radici e in cambio ricevono degli zuccheri che gli alberi producono. Ma gli scienziati hanno scoperto che la connessione tra loro va oltre. Utilizzando la rete dei funghi gli alberi scambiano tra loro anche informazioni, questo sistema di connessione e comunicazione è stato chiamato WOOD WIDE WEB (come il www – world wide web) e si basa interamente su questi filamenti le cui particelle hanno una densità elevatissima nella terra e permettono di arrivare molto lontano, funzionando quasi come i cavi a fibra ottica che noi usiamo per internet. Attraverso questa rete gli alberi riescono a mandare segnali anche grazie all’aiuto degli insetti.
Sembra quindi che gli alberi, nonostante quello che potremmo pensare vivano in comunità organizzatissime, come ad esempio quelle dei formicai. Hanno anche una sorta di comportamento di auto-aiuto. Sono in grado di individuare se una pianta è bisognosa di nutrimento o ammalata e con le loro radici decidono di raggiungerla per evitare che muoia da sola. Si pensa che gli alberi più anziani chiamati anche alberi madre, utilizzano la rete dei funghi per fornire cibo e risorse ai piccoli alberi per dare loro più possibilità di sopravvivenza. Gli alberi che sono malati o stanno morendo rilasciano nella rete le loro risorse che potranno essere utilizzate dagli altri alberi vicini. Le piante da interno, come gli alberi utilizzano lo stesso tipo di rete per inviare messaggi una all’altra. Se vengono attaccate da parassiti rilasciano componenti chimici attraverso le radici che possono avvisare i loro vicini del pericolo.
Come la rete internet che noi conosciamo, anche il wood wide web ha il suo lato scuro. Ad esempio alcune orchidee hanno trovato il sistema per rubare il cibo ai loro vicini e altre specie, stessa cosa fa anche il noce. Emettono tossine nella rete per impedire alle altre specie di nutrirsi.

Come poeticamente ci raccontava Tolkien attraverso il suo Barbalbero, gli alberi dunque parlano. Comunicano sempre. Vivono collegati in una rete fatta di segnali chimici che si trasmettono attraverso le radici. Una vitalità sorprendente che è stata scoperta da pochi anni, grazie agli studi e alle ricerche di biologi e studiosi delle foreste come la canadese Suzanne Simard. Il professore Massimo Maffei dell’Università di Torino ha svolto una ricerca che dimostra come gli alberi possono distinguere le radici di alberi della loro specie da quelle di altri tipi di piante. Inoltre possono anche districare le loro radici e farle crescere altrove se non vogliono venire in contato con uno specifico esemplare. Alcuni intrecciano le loro radici in modo così fitto da morire insieme nel caso uno dei due si ammali.
Del resto, anche se i risultati sono nuovi, l’ispirazione viene da lontano, cioè dal classico di Peter Wohlleben, “La vita nascosta delle piante”. Ed è proprio partendo da qui (tesi che Simard studia e discute) che arriva a illuminare una rivelazione: “Le piante sono la base delle foreste, certo. Ma una foresta è molto di più di quanto non si veda. Sotto esiste un altro mondo intero. Un universo fatto di sentieri e strade biologiche infinite, che collegano gli alberi, li fanno comunicare tra loro e li spingono a comportarsi come se fossero un unico organismo. Si potrebbe parlare, appunto, di intelligenza

di M. A. Melissari

21 novembre 2021

Storie di alberi e piante

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