Il riutilizzo nel nuovo Green Deal Europeo

Lo scorso 30 marzo la Commissione Europea ha presentato un nuovo pacchetto di proposte per un Nuovo Green Deal grazie al quale, almeno nelle intenzioni dei legislatori europei, “i prodotti sostenibili diventeranno la norma, i modelli di business di economia circolare riceveranno impulso e i consumatori avranno più potere”. La visione di sviluppo industriale è la stessa annunciata dal Nuovo Piano d’Azione per l’Economia Circolare adottato l’11 marzo, e si fonda sull’indissolubile integrazione tra innovazione digitale, sostenibilità ambientale e competitività globale.

Il riutilizzo e la riparazione dei prodotti potrebbero avere un grande impulso da questa visione di sviluppo che include, tra le altre cose, politiche che garantiscano che i prodotti piazzati sul mercato europeo siano disegnati per durare più a lungo e per essere più facili da riusare, riparare e riciclare.
I prodotti dovranno inoltre incorporare, il più possibile, materie secondarie riciclate invece che materie prime nuove. L’usa e getta verrà limitato, l’obsolescenza prematura contrastata e la distruzione dei prodotti invenduti proibita. I consumatori avranno il diritto di avere informazione accessibile ed affidabile sul livello di riutilizzabilità e riparabilità dei prodotti e godranno del “diritto a riparare”. Il pacchetto include proposte specifiche focalizzate su settori che hanno un forte impatto ambientale e che si caratterizzano per un alto potenziale di circolarità: apparecchi elettronici e tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), batterie e veicoli, plastica, cibo, settore edile, imballaggi e tessile. Tra questi settori ad essere investiti maggiormente dalle politiche di riutilizzo e riparazione saranno probabilmente quello degli apparecchi elettronici e ICT e quello del tessile. Per quanto riguarda elettronica e ICT, il nuovo Green Deal annuncia una “circular electronics initiative” finalizzata ad allungare il tempo di vita dei prodotti e migliorare la raccolta e il trattamento dei rifiuti. Per quanto riguarda il tessile, invece, la presentazione del nuovo Green Deal include una strategia europea che è il risultato di alcuni anni di consultazione con gli stakeholder. Nel concreto, la strategia europea per il tessile si propone di rafforzare la competività del settore e far crescere il mercato europeo del riuso. Ma in che modo? Nel testo in cui comunica i contenuti della strategia, la Commissione Europea afferma che “rimodellare le abitudini d’acquisto dei consumatori sarà difficile a meno che le aziende non adottino nuovi schemi di business circolare, come ad esempio i modelli product-as-service, raccolte di abiti usati take back e servizi di riparazione.
Nonostante questi nuovi modelli rappresentino ancora un mercato di nicchia, hanno mostrato di poter estendere il tempo di vita dei prodotti tessili e sono un’alternativa efficiente e fattibile alla fast fashion”.

La Commissione lancia anche un segnale di allarme: esistono flussi di rifiuti che vengono falsamente classificati come abiti riutilizzabili per essere esportati fuori dall’Unione e sfuggire in questo modo ai vincoli dello smaltimento rifiuti (per approfondire questo argomento consigliamo la lettura dell’articolo “La Terra dei Fuochi si è spostata nei paesi poveri”. Per questa ragione, una delle azioni chiave prevista dalla Commissione è il rafforzamento della tracciabilità dei flussi, mediante l’adozione di criteri standard in tutta l’Unione per distinguere i rifiuti da smaltire dagli abiti riutilizzabili, l’intensificazione della cooperazione bilaterale con i paesi importatori al fine di incrementare i controlli sui container navali e l’introduzione di nuovi strumenti tecnologici che favoriscano la trasparenza delle filiere. Uno di questi sarà il Digital Product Passport, che conterrà informazioni sulle caratteristiche di circolarità del prodotto e che potrebbe essere introdotto unitamente all’obbligo di applicare etichette digitali ai vestiti.

Tra le altre azioni chiave previste nella strategia segnaliamo:

  • l’adozione di regimi di responsabilità estesa del produttore che sposteranno su industrie, fabbriche e importatori dei vestiti gli oneri, le responsabilità e le leve di mercato relativi alle filiere della preparazione per il riutilizzo e del riciclo;
  • l’adozione di obiettivi quantitativi per la preparazione per il riutilizzo e il riciclo dei tessili;
  • standard obbligatori di sostenibilità ambientale in relazione alla produzione dei vestiti e dei prodotti tessili;
  • proibizione di distruggere gli abiti nuovi invenduti;
  • finanziamenti europei per l’incremento della raccolta differenziata del tessile;
  • il lancio della campagna #ReFashionNow, nel quadro dell’iniziativa New European Bahuaus che punta a trainare, mediante la moda e la bellezza, il consumo europeo verso i valori della sostenibilità e dell’inclusività culturale e di genere.

Redazione Leotron, Gli specialisti della seconhand economy

5 maggio 2022

Second life – Economia circolare

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