Crisi energetica: accompagnare le imprese verso la transizione ecologica, ormai irreversibile

L’INTERVISTA – Sandro Di Castro, Presidente Conflavoro PMI Roma: “La risposta delle istituzioni non può che essere a sostegno di imprenditori e famiglie, con l’obiettivo di incentivare scelte green, che potrebbero generare nuovi posti di lavoro e anche una lenta ma progressiva ripresa economica“.

La crisi energetica sta aprendo scenari non previsti per la ripresa economica del nostro Paese. Le stime recenti di crescita si sono ridotte a causa delle criticità collegate al caro materie prime, l’inflazione sta crescendo e alcune aziende stanno smettendo di produrre. Ad oggi abbiamo 70 tavoli di crisi aperti e 100mila lavoratori a rischio“. Sono le principali dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa dalla Vice Ministra dello Sviluppo Economico Alessandra Todde durante un’intervista a Giovanni Floris a Roma, nel corso degli Electric Days, al MAXXI. Questa situazione come è avvertita dalle PMI che Conflavoro rappresenta anche in prospettiva dell’avvio di un percorso aziendale verso lo sviluppo sostenibile?

Le nostre imprese si trovano coinvolte in una sfida su più fronti. Quello principale riguarda l’aumento esponenziale del costo dell’energia, mentre il secondo è quello relativo all’aumento dei prezzi delle materie prime. Inoltre i consumi, dal periodo di incertezza complessiva post-lockdown, sono ancora molto bassi. Nonostante la crisi economica ed energetica però, dovuta anche alla dipendenza dal gas russo, l’Italia si è mostrata subito ottimista verso l’opportunità della transizione ecologica. Il ‘green’ è infatti entrato nelle aziende e il momento attuale potrebbe essere decisivo per gli investimenti nelle rinnovabili. C’è la volontà di tornare competitivi anche ponendosi obiettivi ambientali, accelerando quindi la transizione energetica nella direzione di una sempre maggiore autonomia. Restano comunque la consapevolezza della crisi, che ha costretto molte imprese a sospendere la propria produzione, e dell’aumento dell’inflazione, che hanno reso necessaria una rivalutazione dell’impatto del caro energetico sulle vendite e non solo. La risposta delle istituzioni non può che essere quindi a sostegno di imprenditori e famiglie, con l’obiettivo di incentivare scelte green, che potrebbero generare nuovi posti di lavoro e anche una lenta ma progressiva ripresa economica.

A suo parere, questa crisi energetica può imprimere un’accelerazione sulla transizione energetica? E con quali strumenti le aziende possono agire e il Paese può rispondere?

La crisi che stiamo vivendo ha posto il nostro Paese, e tutta l’Unione Europea, di fronte alla propria debolezza dal punto di vista energetico e alla dipendenza da altri Stati. L’Italia, in particolare, sia sotto il profilo della tutela dell’ambiente che dal punto di vista della transizione energetica è costantemente indietro rispetto agli altri competitor. L’utilizzo di energia green cresce infatti ancora ad un ritmo inadeguato rispetto all’azione necessaria per compiere l’impegno di riduzioni delle emissioni climalteranti. Se allora la riposta alla sfida della ripresa economica, della riduzione dei costi delle materie prime e dell’accessibilità delle bollette è nella transizione accelerata, le imprese vanno accompagnate verso quello che è ormai un processo irreversibile. Ponendo l’attenzione sulle PMI, in Italia i costi energetici sono tra i più elevati e la componente fiscale nel nostro Paese contribuisce notevolmente all’aumento dei prezzi; per questo, al fine di rendere possibile lo sviluppo sostenibile, servono sgravi e incentivi strutturali. Le istituzioni dovranno supportare in ogni modo la transizione ecologica della piccola e media imprenditoria, anche con l’aiuto di Conflavoro PMI, per far sì che le imprese restino al passo con il futuro e ottengano un maggior vantaggio competitivo.

Lo smart working si è rivelato utile durante la pandemia: può essere una modalità efficace per le aziende e per i lavoratori anche in questo contesto?

Ove è possibile potrebbe essere una soluzione, a patto però di strutturare in maniera adeguata le procedure. La pandemia ha ‘svincolato’ lo smart-working, fino a quel momento presente solo nelle grandi aziende e, sebbene questo abbia permesso a molte imprese di ridurre le perdite e di proseguire le proprie attività produttive, le principali problematiche emerse da questa sperimentazione riguardavano (e riguardano) soprattutto la mancanza di strategie e di processi ben strutturati e precisi. In questa prospettiva, guardando anche alle nuove figure della sostenibilità, le politiche economiche svolgono un ruolo di supporto essenziale grazie alle misure di sostegno finanziario utili ad incentivare gli investimenti delle PMI in strumenti per la comunicazione, percorsi di formazione, informazione e consulenza. Inoltre, parlando di efficienza energetica, combinando produttività e sostenibilità il lavoro da remoto porterebbe anche ad un utilizzo ‘smart’ di energie e risorse.

M. A. Melissari

21 maggio 2022

Tendenze

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...