Il Mediterraneo tra le aree chiave per la vita dei cetacei, giganti del mare resi fragili da numerose minacce

Il Mediterraneo registra una significativa presenza della megafauna marina: lo evidenziano i risultati emersi da anni di ricerche del WWF dedicate alla raccolta di dati relativi alla distribuzione dei cetacei. Ma le attività antropiche ne minacciano seriamente la sopravvivenza

Balenottera comune, foto del naturalista Emanuele Quartarone

I cetacei (balene, delfini e focene) per raggiungere le aree di alimentazione e riproduzione, percorrono i corridoi blu, vere “autostrade” lungo gli oceani che gli permettono di muoversi fra aree diverse ma ecologicamente interconnesse. Quel movimento tra habitat critici è essenziale per la loro sopravvivenza, ma è soprattutto quando attraversano questi corridoi di migrazione che devono affrontare minacce e forti impatti dovuti alle sempre più crescenti attività antropiche.
Le popolazioni appartenenti alle diverse specie sono, infatti, colpite dall’aumento del traffico navale e dell’inquinamento acustico in maniera diretta. Il traffico marittimo, infatti, produce un rumore a bassa frequenza, diffuso e continuo, che si propaga per decine di chilometri. L’elenco degli effetti dannosi è molto lungo, spiega il WWF: dai danni ai tessuti corporei all’embolia, danni al sistema uditivo e soppressione del sistema immunitario, spiaggiamento, interruzione dell’alimentazione e della riproduzione, antagonismo nei confronti di altri animali, allontanamento dall’area.
Cambiamento climatico, inquinamento chimico e da plastica hanno invece un impatto indiretto sui loro habitat e sulle loro prede. Nel frattempo, si stima che circa 300.000 tra balene, delfini e focene vengano uccisi ogni anno a causa del bycatch, ossia catture accidentali, intrappolati negli attrezzi da pesca e nelle pericolose reti fantasma.

Attingendo alle ultime prove scientifiche ottenute da anni di ricerche dedicate alla raccolta di dati relativi alla distribuzione dei cetacei (soprattutto balene), il WWF e i suoi partner, tra cui l’Università della California Santa Cruz e Oregon State University e diversi altri enti di ricerca che hanno condiviso i loro database, hanno mappato le rotte migratorie delle balene distribuite in acque internazionali, nazionali, in zone costiere e pelagiche, che rappresentano per loro aree chiave per l’alimentazione (feeding ground), la riproduzione (mating ground) e la crescita dei cuccioli (nursing ground).

Dagli studi è emerso che il Mediterraneo entra nella classificazione degli habitat più importanti per il ciclo di vita dei cetacei, insieme a Oceano Pacifico orientale, Oceano Indiano, Oceano Meridionale, la porzione sud-ovest e settentrionale dell’Oceano Atlantico. In particolare c’è un’area con presenza maggiore di cetacei rispetto al resto del Mediterraneo, sia per numero sia per densità di specie, dedicata alla protezione dei mammiferi marini del Mediterraneo, chiamata “Santuario Pelagos”, nato nel 1999 con un accordo sottoscritto da Francia, Italia e Principato di Monaco, in cui vivono balenottere comuni, capodogli, globicefali, delfini, tursiopi, stenelle e il meno conosciuto zifio. Tuttavia anche qui, ogni anno muoiono moltissimi cetacei. Quanti è impossibile saperlo con precisione, ma per farsi un’idea basta sapere che solo in questa area si concentra oltre il 17% del traffico marittimo mondiale, perché sono presenti porti importanti come quelli di Genova, Livorno, La Spezia, Marsiglia. Tutta l’area, quindi, è attraversata da un notevole traffico navale sia passeggero, sia commerciale – con un forte incremento nei mesi estivi per le rotte turistiche. Gli scienziati hanno dato molto risalto allo studio e all’analisi delle caratteristiche acustiche del traffico navale nel Santuario Pelagos, determinando che il rumore prodotto dalle navi crea un effetto “mascheramento” dei suoni, importanti per comunicare tra simili o per ascoltare quelli biologicamente importanti (presenza di predatori) e per l’ecolocalizzazione (sonar).

Quadrilatero del Santuario Pelagos

Le attività di ricerca e monitoraggio si articolano mediante avvistamento, foto identificazione e raccolta dati per il progetto dwl WWF “Vele del Panda”. L’obiettivo è quello di raccogliere dati sulla presenza ed il comportamento dei cetacei in alcune aree chiave per la megafauna mediterranea, coinvolgendo skipper e turisti che veleggiano nel nostro mare. Accompagnato da ricercatori e guide whale watching, chi partecipa alle crociere di ricerca è coinvolto in attività di avvistamento e foto-identificazione dei cetacei, sia nel Santuario Pelagos, sia nelle zone del Mediterraneo meridionale caratterizzate dai profondi canyon, dove le correnti favoriscono il fenomeno dell’upwelling (cioè la risalita delle acque profonde di grandi masse di acqua fredda, densa e ricca di nutrienti) che ne fa zone di alimentazione per i grandi cetacei.

C’è inoltre un nuovo studio preliminare sull’acustica che riguarda la balenottera comune del Mediterraneo (Balaenoptera physalus (Linnaeus, 1758). A realizzarlo è stata Laura Pintore, etologa ed esperta di cetacei del WWF Italia, grazie al progetto di Dottorato di Ricerca in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino e finanziato dal WWF Italia, che ha dimostrato la regolare presenza della balenottera comune nel Mar Ligure, anche nel periodo autunnale.
Attraverso la tecnica del Passive Acoustic Monitoring: il monitoraggio acustico passivo attraverso l’utilizzo di idrofoni fissi, è stato possibile dedurre che – a differenza di quanto detto da studi precedenti – non tutti gli individui migrano verso il Mediterraneo meridionale durante l’autunno e l’inizio dell’inverno, rimanendo nella zona anche durante l’autunno per l’alimentazione o la riproduzione. I risultati hanno mostrato poi che la presenza acustica delle balenottere comuni è più alta durante l’autunno rispetto ai mesi estivi. Un risultato inaspettato perché le più grandi aggregazioni conosciute nella zona sono state registrate durante l’estate, con un’alta variabilità interannuale.
Gli studi condotti evidenziano dunque l’importanza dei monitoraggi a lungo termine per identificare i cambiamenti nell’utilizzo degli habitat e quindi la distribuzione spaziale della specie, la necessità di raccogliere dati ai fini conservativi e di prendere in considerazione un ampliamento della superficie del Santuario Pelagos, includendo la zona dove si sviluppano i canyon sottomarini a sud dell’Arcipelago Toscano.

M. A. Melissari

11 settembre 2022

Lo stato dell’arte

Fonte: WWF Italia

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