Il lino: fiori azzurro cielo e un tessuto fine e sostenibile, un po’ più magico degli altri

Un’antica filastrocca dice:
La formicuzza va in un campo di lino
E chiede al grillo se gliene da un filino
Il grillo dice: che cosa ne vuoi fare?
“Calze e camicie, mi voglio maritare…

La filastrocca ha un finale tragico e non so da dove venisse o perché mia madre la cantasse, ma ho da allora la sensazione che il lino fosse un tessuto un po’ più magico degli altri. Effettivamente da questa pianta si possono ottenere tessuti finissimi che l’uomo ha riservato agli usi più alti.

Il lino è consacrato al sole ed i fili di lino sono figura dei suoi Raggi, di Fertilità, di Vita. Per questo i filati piu fini erano riservati alle tuniche di sacerdoti e vestali ed erano utilizzati nelle pratiche di imbalsamazione. Fu su comando diretto del Signore che Mosè vestì i sacerdoti del suo culto monoteista con vesti di lino a sottolinearne la benevolenza, come una patente divina.

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Il filo di lino fu inventato da Aracne, mitica tessitrice lidia figlia di un tintore come racconta Apuleio nelle Metamorfosi (II sec. d.C). La sua maestria era ineguagliabile e lei lo sapeva e se ne attribuiva il merito in barba anche a Pallade Atena vera detentrice dell’arte. Si vantava ed arrivò a sfidare la Dea che accondiscese e le apparve con sembianze senili; la ammonì, ma Aracne rispose stizzita. Atena allora svestì i suoi panni mortali e preso il telaio confezionò uno splendido arazzo che celebrava gli dei e la disfatta dell’umana superbia. Aracne rispose satirica mostrando le non edificanti gesta di Dei satrapi, libertini ed egoisti. Pallade adirata distrusse la tela e rimbrottò severamente la giovane che ferita nell’anima tentò il suicidio. Ma la Dea non lo volle permettere e mutatala in un ragno la condanno’ ad una vita da tessitrice.

‘La trasformò in ragno’. Illustrazione di Walter Crane per il libro ‘The story of Greece: told to boys and girls’ (1914) di Mary Macgregor

La finezza di certi tessuti di lino ha ispirato innumerevoli leggende di vesti tanto leggere da poter essere chiuse nel palmo di una mano o reti che si poteva far passare intere attraverso un anello da uomo. Nella monumentale Naturalis Historia, Plinio dedica al lino ed ai suoi usi un intera sezione: ne magnifica soprattutto le qualità per la fabbricazione di vele, reti, vesti e cordame.

Il filo di lino è una Rafia ossia é ottenuto dal floema o dalla corteccia interna della pianta, a differenza ad esempio del cotone, e questo causa una certa rusticità del tessuto. Le sue caratterischiche morfologiche lo rendono luminoso, igroscopico e quindi morbido e, data la lunghezza e sottigliezza delle fibre, adatto a confezionare tessuti molto fini; sempre Plinio ci dice che un filo di lino può essere formato anche da 365 capi.


Il lino è una fibra dalle seguenti caratteristiche:
Sostenibilità, poiché è una fibra ecologica e naturale e non sfrutta l’utilizzo di irrigazione artificiale né di pesticidi. È anche completamente riciclabile e biodegradabile.
È anallergico e battericida, ideale sui tipi di pelle più delicati.
Resistenza, perché non si rovina con i ripetuti lavaggi. Acquista addirittura maggiore morbidezza e non si deforma o ingiallisce, anzi diventa via via sempre più bianco.
Freschezza, perché in grado di donare leggerezza ma al tempo stesso riesce a mantenere costante il calore.
Traspirazione, poiché riesce ad assorbire in modo ottimale l’umidità e contemporaneamente a far respirare la pelle; riesce a filtrare anche i raggi UVA.

Il lino rispetto ad altre fibre tessili è molto sostenibile
la prima motivazione che rende il lino sostenibile è la sua autosufficienza. Infatti, la pianta di lino non ha bisogno di essere annaffiata per crescere. È sufficiente l’acqua piovana. Per una piantagione composta da cotone, sarebbero necessari 650 miliardi di metri cubi di acqua in più. La pianta di lino è inoltre perfetta per filtrare anidride carbonica, fino a 250.000 tonnellate l’anno. In più, non ha bisogno di essere defogliata e richiede poco fertilizzante.
Inoltre, nessuna parte della pianta di lino viene mai eliminata. La fibra tessile viene impiegata per l’abbigliamento e l’arredo e i semi sono usati per l’olio. I sottoprodotti della pianta invece si utilizzano per creare carta e vari materiali compositi.


La fibra di lino è una delle più antiche scoperte tessili dell’uomo che la utilizza da 10000 anni; é anche tra le fibre più resistenti, seconda solo alla canapa ma non molto elastica; I tessuti ottenuti con essa sono però resistenti e duraturi.

La tecnica produttiva si é molto evoluta arrivando ad essere industrializzata verso la metà del XIX secolo ma ha mantenuto, anche oggi, pratiche che derivano dalla tradizione: la macerazione degli steli, ad esempio, viene ancora fatta lentamente, in acqua come si faceva millenni fa e la raccolta della fibra più pregiata deve essere svolta a mano perché si estrae la pianta intera compresa di radici.

Non é da sottovalutare nemmeno l’azione medicinale, soprattutto dei semi, emollienti e lassativi. Frarinati e impastati in cataplasma venivano spalmati sul petto dei bronchitici. L’olio è anche una buona fonte potenziale di acidi omega3 ma l’uso alimentare non è molto comune perché questo tipo d’olio é molto reattivo, irrancidisce e si ossida rapidamente producenzo cataboliti potenzialmente pericolosi.

Dall’olio cotto estratto dai semi i pittori del passato ottenevano un legante che rendeva più brillanti le tempere. Oggi l’olio di lino é utilizzato come essiccante e fissativo nell’industria delle vernici ed é la base per materiali come il linoleum ma produce una reazione esotermica a contatto con la luce e l’aria. Stracci imbevuti d’olio cotto, lasciati al sole possono autoinnescarsi e provocare incendi.

Massimo Luciani

8 gennaio 2023

Storie di alberi e piante

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