Il coraggio di dire no ai pesticidi

di Marina Melissari

Meleto in Val Venosta

Un uomo coraggioso e determinato il sindaco di Malles in Val Venosta, comune italiano di 5.233 abitanti della provincia autonoma di Bolzano in Trentino-Alto Adige e primo comune italiano a vietare l’uso dei pesticidi fin dal 2014. Nel referendum indetto in allora dal sindaco Ulrich Veith, il 75% dei votanti del villaggio si disse favorevole al divieto di utilizzare fertilizzanti e prodotti chimici sul suo territorio.
Un risultato sorprendente, se si considera che l’economia del comune sul confine con Svizzera e Austria è fortemente legata alla produzione intensiva di mele. A distanza di cinque anni racconta in una intervista swissinfo.ch i motivi della sua iniziativa e come è cambiata la realtà del villaggio. A chi lo definisce un rivoluzionario risponde che al contrario è un sindaco come tanti altri che si preoccupa per la salute dei suoi cittadini.
Sindaco di Malles dal 2009, già pochi mesi dopo la nomina ha notato che c’erano problemi tra gli agricoltori biologici e quelli convenzionali: i produttori di latte biologico trovavano tracce di pesticidi nel fieno a causa del vento tipico della regione e, naturalmente rischiavano di compromettere la certificazione biologica dei loro prodotti. L’Unione Agricoltori e Coltivatori Diretti Sudtirolesi (Südtiroler BauernbundLink), interrogata, non ha ritenuto di intervenire perché il problema riguardava soltanto pochi produttori. Allora il team del sindaco ha iniziato a informare la popolazione, invitando esperti dalla Germania. Così si è fatta chiarezza sul rischio dei pesticidi non soltanto per gli agricoltori biologici, ma anche per la salute. Da qui la decisione di indire un referendum per sapere l’opinione della popolazione. Qualche tensione si era già creata con l’unione dei coltivatori nel corso delle manifestazioni che si sono tenute prima del voto, in cui peraltro erano presenti e vivaci moltissimi giovani, per cui il sindaco Veith ha deciso di aprire il voto anche ai sedicenni. Il referendum ha visto una forte partecipazione, vicino al 70% e il divieto è stato accolto dal 75% dei votanti, un risultato che ha sorpreso molto perché all’epoca la tematica dei pesticidi non era molto presente nelle discussioni in Germania, in Svizzera e in altre parti mondo.
Nel giugno 2018, il Tribunale amministrativo regionale ha accolto un ricorso dell’unione dei coltivatori e ha sospeso il regolamento che prevede il divieto di usare pesticidi nel comune e ora di attende una decisione definitiva da parte del TAR. Ma indipendentemente da questa il sindaco non molla e ritiene di poter e dover intraprendere altri passi poiché in ballo c’è la salute dei cittadini. Intanto si moltiplica il numero dei piccoli contadini locali che hanno provato a seguire un’altra via, a produrre verdure in modo biologico e con successo. Il grosso cambiamento è però legato all’interesse suscitato in tutto il mondo e in tanti turisti, affascinati da quanto accaduto, vanno a Malles, per cui ne ha beneficiato anche l’economia locale. Il sostegno maggiore in tutta la vicenda è arrivato dalla Svizzera che ha di recente messo al bando dodici pesticidi considerati altamente tossici e, nel contempo sono state depositate due iniziative popolari che intendono ridurre totalmente il ricorso ai pesticidi. La prima, denominata ‘Per una Svizzera senza pesticidi sintetici’, vuole vietare l’utilizzo dei pesticidi in Svizzera e l’importazione di derrate alimentari contenenti pesticidi. La seconda, chiamata ‘Acqua potabile pulita e cibo sano’, chiede di tagliare le sovvenzioni dirette agli agricoltori che impiegano pesticidi o antibiotici. A metà giugno, una maggioranza di deputati della Camera del popolo ha ritenuto che le due iniziative fossero eccessive e le ha respinte senza presentare un controprogetto. Il dossier è passato alla Camera dei Cantoni e l’anno prossimo, le due proposte verranno sottoposte a votazione popolare.
Se la Svizzera dirà di sì al divieto, sarà un segnale per tutto il mondo, sostiene il sindaco Veith, necessario in quanto non serve a nulla vietare soltanto alcuni prodotti perché i contadini biologici continueranno ad avere problemi di contaminazione. Ricerche effettuate l’anno scorso hanno rilevato che i pesticidi erano presenti a chilometri di distanza dai campi, persino nelle case della zona. Perciò è proprio necessaria una svolta: “il biologico ha fatto molti passi in avanti – si vede anche a Malles – il biologico funziona. Tutti i contadini che si sono convertiti lavorano meglio di quelli convenzionali. La domanda sul mercato c’è e i prezzi sono più alti. Quindi perché non cambiare?”.

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