Il Paese che vogliamo

L’agricoltura sostenibile rappresenta un presidio contro il dissesto idrogeologico e il cambiamento climatico

di Riccardo Milozzi, Presidente CIA Roma

Gli eventi climatici estremi sempre più frequenti e devastanti in tutte le regioni e i ripetuti episodi di dissesto idrogeologico manifestano la necessità di manutenzione del territorio nazionale. Il 20% del territorio nazionale è a rischio idrogeologico: le aree con “pericolo molto elevato” riguardano l’8% della superficie totale e coinvolgono 6 milioni di cittadini residenti. Mentre l’incuria e la cementificazione senza regole cancellano ogni giorno 14 ettari di terreno coltivabile, ancora oggi quasi 7.000 comuni e 150.000 imprese agricole sono esposti a rischi ambientali. Le conseguenze di questi fenomeni si accentuano nelle aree interne e rurali del Paese, sempre più a rischio abbandono e scomparsa. Tra maltempo, calamità naturali, dissesto idrogeologico e danni da fauna selvatica, non prevenire è già costato all’Italia oltre 20 miliardi di euro negli ultimi dieci anni. Il ruolo dell’agricoltura e degli agricoltori diventa particolarmente strategico per arginare questi fenomeni, con la tutela di ambiente e paesaggio e con la coltivazione dei terreni, che aiuta a stabilizzare i versanti e a trattenere le sponde dei fiumi. E’ chiaro che non è più rinviabile la definizione di un progetto di manutenzione del territorio nazionale, in cui l’agricoltura dovrà svolgere un ruolo da protagonista in sinergia con le altre risorse socio-economiche dei territori. Serve un grande piano agro-industriale che riconosca a territorio, infrastrutture e innovazione il valore di asset strategici fondamentali sui cui investire risorse e costruire politiche di sviluppo. Il progetto di riforma della CIA prevede:

1. Interventi di manutenzione delle infrastrutture con la messa in sicurezza dei territori e un’attenta programmazione per il futuro, in particolare nelle aree interne e rurali. Gli imprenditori agricoli, nell’ambito della multifunzionalità, potranno svolgere servizi di manutenzione territoriale in sinergia con gli altri settori caratterizzanti il sistema economico locale.

2. Politiche di governo del territorio: dalla prevenzione dei disastri ambientali al mantenimento della biodiversità; dalla miglior gestione del suolo alle azioni per la riduzione del gap infrastrutturale (in particolare nelle aree interne del Paese) fino alla valorizzazione del patrimonio forestale nazionale in tutte le sue dimensioni e potenzialità. Queste politiche saranno tanto più efficaci quanto più all’attività agricola sarà riconosciuto, oltre al fondamentale ruolo di produzione alimentare, anche quello di governo del territorio.

3. Sviluppo di filiere a vocazione territoriale: è necessario allargare le relazioni classiche di sistema, che finora hanno regolato il funzionamento delle filiere agroalimentari, ad ambiti ancora poco esplorati (artigianato, commercio, logistica, turismo, consumatori, enti locali) per dare origine a vere e proprie “reti d’impresa territoriali” e, al loro interno, favorire processi di innovazione sostenibile, anche sociale.

4. Nuovi sistemi di gestione della fauna selvatica: bisogna sostituire il concetto di protezione con quello di gestione; ricostituire presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il Comitato tecnico faunistico venatorio, a cui dare le competenze oggi divise in diversi Ministeri; distinguere le attività di gestione della fauna selvatica da quelle dell’attività venatoria; prevedere la possibilità di istituire personale ausiliario, adeguatamente preparato e munito di licenza di caccia; rafforzare l’autotutela degli agricoltori sui propri terreni; prevedere un risarcimento totale del danno subito dagli agricoltori; rendere tracciabile la filiera venatoria per la sicurezza e la salute pubblica.

5. Coesione istituzioni-enti locali per rilancio aree interne in Europa: l’approssimarsi della nuova Politica Agricola Comune apre a una serie di opportunità socio-economiche che, se ben gestite durante la fase preparatoria, possono concorrere al rilancio delle comunità locali, in particolare quelle ubicate nelle aree interne del Paese. Altrettanto necessario, è unire a un’azione efficace e integrata di tutti i Fondi strutturali europei con le politiche nazionali di sostegno e incentivi.

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