#Dopocovid19 – L’occasione per un cambiamento green -1

Pandemia e sfide green

La pandemia da coronavirus continua a sconvolgere abitudini e modi di vivere anche nella Fase 2. Questo periodo così difficile può essere un’occasione per ripensare i nostri stili di vita, per provare a capire meglio le sfide del nostro tempo e imparare alcune lezioni. La pandemia sta mettendo in discussione anche modelli di consumo e di gestione dei rifiuti e causando una riduzione delle emissioni di gas serra, del traffico e dell’inquinamento. Economia circolare, decarbonizzazione e mobilità sostenibile: cosa dobbiamo e possiamo fare per sostenere queste grandi sfide green durante e dopo la pandemia? La pandemia apre anche una riflessione su come ripensare le abitazioni, gli spazi intermedi (terrazzi, balconi, giardini condominiali ecc), le città per vincere le sfide delle green city. Questi i temi affrontati dal Dossier “Pandemia e sfide green del nostro tempo” dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in partnership con Ecomondo – Key Energy.
Durante questa pandemia i consumi sono calati, l’attenzione sui consumi alimentari è cresciuta – ha dichiarato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – ma dopo, si tornerà al punto di partenza precedente come se niente fosse accaduto o avremo fatto qualche passo avanti per capire meglio le sfide del nostro tempo? Di quanto siano importanti e delicati i consumi alimentari, caratterizzati da alti sprechi e alti impatti e come la quantità di materiali che consumiamo sia enormemente cresciuta e ormai insostenibile. Stiamo avendo difficoltà nella gestione dei rifiuti e nel riciclo. Vi presteremo maggiore attenzione e trarremo una spinta maggiore per l’economia circolare, o metteremo in crisi i passi avanti compiuti prima della pandemia? Le emissioni di gas serra stanno calando, ma non dobbiamo trascurare la crisi climatica e le misure di decarbonizzazione perché dopo la crisi le emissioni torneranno a crescere se non si cambia. Il traffico in città è crollato, ma dopo riprenderà come prima o possiamo riflettere su come rendere la nostra mobilità nelle città meno inquinante e meno congestionata?”.
Partiamo dai primi due temi: Consumi alimentari e Rifiuti.

I consumi alimentari
La situazione emergenziale generata dalla pandemia di coronavirus avrà significative ripercussioni sui consumi alimentari e sul sistema agroalimentare, tanto a livello globale quanto alla scala locale. Finora la disponibilità di cibo è stata assicurata. Si comincia però a registrare una flessione nella produzione di frutta e verdura. È prevedibile un aumento progressivo, nei prossimi mesi, degli impatti negativi determinati da difficoltà nella produzione e nelle raccolte e alle difficoltà logistiche di spostamento delle merci, con ripercussioni particolarmente serie sul settore zootecnico.
Ragioni in più per riflettere sulla necessità di ridurre gli sprechi alimentari. La severa lezione impartita da questo drammatico avvenimento deve spingerci a ripensare il rapporto tra uomo e cibo, a partire proprio dalle città che nel 2050 ospiteranno il 70% della popolazione mondiale. È l’occasione per realizzare una analisi attenta delle diverse criticità determinate da alcuni modelli di produzione agricola e zootecnica – che sono divenuti progressivamente dominanti – e da imprevidenti distorsioni dei comportamenti alimentari, che negli ultimi anni hanno pericolosamente incrementato la loro incisività. Ma le vicende di questi giorni hanno messo in evidenza come sistemi colturali troppo aggressivi possano determinare, anche indirettamente, altre conseguenze negative sugli equilibri ambientali e sul benessere della popolazione mondiale: la progressiva trasformazione ed eliminazione di sistemi naturali, unita ad altri fattori quali il commercio incontrollato e spesso illegale di specie di fauna selvatica, contribuisce in maniera rilevante a facilitare il passaggio di organismi patogeni dagli animali all’uomo.
Consumando, ci limitiamo solo a vedere i prodotti finiti che consumiamo e gli oggetti che usiamo, ma difficilmente riflettiamo sul fatto che questi prodotti e oggetti sono fatti con materiali prelevati in grandi quantità in diverse parti del mondo. Il consumo di materiali nel mondo è cresciuto ad un ritmo doppio di quello della popolazione. Dal 1970 al 2017 la popolazione mondiale è aumentata di 2 volte: da 3,7 MLD a 7,5 MLD. Dal 1970 al 2017 il consumo mondiale di materiali è aumentato di ben 4 volte: da 26,6 a 109 Gt (fonte: The circularity gap Report 2020, Circle Economy, Amsterdam).

Economia circolare – Rifiuti
L’economia circolare punta a risparmiare materiali e a volorizzarli anche dopo il loro uso.
Il Dossier richiama, inoltre, la necessità di contenere i danni generati da questa pandemia al sistema di raccolta differenziata e di riciclo e fare in modo che non diventino permanenti perché è necessario preservare il carattere di servizio essenziale strategico della gestione dei rifiuti che non può essere interrotto e che deve funzionare comunque, e funzionare bene, e restare un perno decisivo di un modello circolare di economia. In questa pandemia occorre fare il possibile per evitare un crollo della raccolta differenziata e del riciclo dei rifiuti. C’è bisogno, in questo contesto di non perdere la bussola e tenere presente che per ogni 10 kg di materiale consumato, 6,5 kg sono di provenienza estera. L’economia circolare è, quindi, una scelta necessaria e conveniente per il futuro dell’economia dell’Italia, quasi obbligatoria, approfittando di questo incredibile periodo di forzata sperimentazione collettiva come occasione da cogliere per decidere di produrre nuove forme e nuovi spazi dell’abitare, migliori per la collettività, più giusti e più inclusivi per le fasce più deboli, e più in linea con gli obiettivi propri di quello che si definisce green city approach.

Le buone pratiche green che i cittadini possono adottare per sostenere il cambiamento verso un’economia verde e circolare

Per ridurre gli sprechi alimentari

Pandemia e sfide green – Edo Ronchi

Per ridurre gli sprechi e i rifiuti:
• Sarebbe utile fare una ricognizione degli oggetti che abbiamo in casa. Quanti sono usa e getta e quanti sono sostituibili con prodotti multiuso? Quanti sono di breve durata e non riparabili? Sono tutti veramente utili? Se ve ne sono che non usiamo più – non solo capi d’abbigliamento – abbiamo pensato di poterli dare, se ancora buoni, a centri di raccolta per il riutilizzo, meglio se per finalità sociali? I computer ed il materiale informatico possono essere ad esempio veramente utili alle famiglie i cui figli non possono seguire la scuola da remoto perché sprovvisti di computer o tablet. (Iniziativa da segnalare per le aziende: https://coop.reware.it/elettronica-solidale/). C’è poi un’ampia possibilità di vendita anche online.
• I rifiuti da imballaggio sono un problema rilevante nei modelli di consumo attuali, specialmente quando non correttamente separati e riciclati. Quando facciamo acquisti ci interessiamo anche degli imballaggi che stiamo comprando insieme ai prodotti? Ci preoccupiamo di ridurre i rifiuti che derivano da questi imballaggi? Per esempio, se è possibile, diamo preferenza all’acquisto di prodotti sfusi e alla spina, di frutta e verdura fresche non confezionate? Preferiamo borse per la spesa riutilizzabili più volte, riducendo il numero e l’uso di troppe buste di plastica? In Italia siamo grandi consumatori di acqua minerale in bottiglia. Possiamo ridurre il consumo di acqua minerale in bottiglia e usare altre soluzioni disponibili per bere di più l’acqua di rubinetto, solitamente di buona qualità, anche con qualche apparecchio di trattamento, fra i tanti ormai disponibili, per migliorane qualità?
• Attenzione va prestata anche a non abusare degli acquisti online che vengono consegnati con abbondanti imballaggi;
• Nonostante la diffusione di tecnologie digitali, i consumi di carta non calano. Si deve fare di meglio per usare carta riciclata, riutilizzare il retro di fogli già stampati, usare servizi online di bollettazione e per altre pratiche.

Per aumentare e migliorare la nostra raccolta differenziata dei rifiuti:
Le persone positive al coronavirus o in quarantena obbligatoria devono gettare tutti i rifiuti nell’indifferenziato e utilizzare due sacchetti, uno dentro l’altro, per evitare il rischio di rotture accidentali.
Occorre anche evitare di schiacciare e comprimere i sacchetti così riempiti e per chiuderli si devono sempre indossare guanti monouso. Questo è stato previsto dall’Istituto Superiore di Sanità, con nota prot. N. 8293 del 12 marzo 2020, che ha fornito le linee di indirizzo per la raccolta dei rifiuti extra-ospedalieri da abitazioni di pazienti positivi al Covid-19, in isolamento domiciliare.
Se non si è positivi e non si è in quarantena, bisogna continuare a fare la raccolta differenziata come sempre attenendosi alle indicazioni fornite dal Comune in merito a eventuali modifiche al calendario della raccolta porta a porta. Tali informazioni possono essere reperite consultando il sito del Comune o dell’azienda incaricata del servizio tenendo presente che:
Mascherine e guanti non si differenziano ma devono essere smaltiti dopo l’uso gettandoli nel bidone dell’indifferenziato;
• I fazzoletti di carta usati non vanno nell’organico, ma vanno con l’indifferenziato.

Pandemia e sfide green – Edo Ronchi

Per fare una buona raccolta differenziata degli imballaggi:
• Togliere i coperchi di materiale diverso e separarli;
• Lavarli, togliendo i residui rimasti prima di differenziarli;
• Schiacciare le lattine e le bottiglie di plastica nel senso della lunghezza richiudendole col tappo, comprimere la carta e cartone, non rompere invece gli imballaggi di vetro;
• Riporre gli imballaggi nel giusto contenitore in base al materiale di cui sono fatti (acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro) seguendo le indicazioni del proprio Comune;
• Gli imballaggi di carta e cartone con residui di cibo o terra, non vanno nella raccolta differenziata di carta e cartone poiché creano problemi nel processo di riciclo;
• La carta oleata, come quella di salumi o formaggi, la carta da forno, e gli scontrini della spesa non vanno nella raccolta differenziata perché non sono riciclabili; i materiali non cellulosici come punti metallici, rivestimenti in plastica, basi metalliche e nastri adesivi, devono essere raccolti separatamente dalla carta;
• Non mettere nel contenitore del vetro oggetti in ceramica, bicchieri di cristallo, oggetti in porcellana, pyrex e lampadine;
• Conferire correttamente gli imballaggi in alluminio in base alle indicazioni del Comune. Oltre alle più note lattine per bevande, sono in alluminio anche vaschette e scatolette per il cibo, tubetti, bombolette spray e il foglio sottile per alimenti;
• Conferire correttamente gli imballaggi in acciaio in base alle indicazioni del Comune. Solitamente riportano le sigle FE o ACC. Le trovate su barattoli per conserve, scatolette del tonno, lattine e bombolette, fustini e secchielli, tappi corona e chiusure di vario tipo per bottiglie e vasetti.
Se si hanno dubbi sul conferimento di alcuni rifiuti si possono utilizzare delle applicazioni che aiutano a capire in quale contenitore buttare un rifiuto inquadrando il codice a barre del prodotto o, cercandolo nel motore di ricerca (un esempio di queste applicazioni è Junker! https://www.junkerapp.it/).
Nel caso dei rifiuti di imballaggio si possono poi consultare i siti dei consorzi di filiera incaricati della loro gestione:
Consorzio nazionale Imballaggi CONAI: http://www.conai.org
Consorzio per il recupero degli imballaggi in alluminio CIAL: http://www.cial.it
Consorzio per il recupero degli imballaggi in carta e cartone COMIECO: http://www.comieco.org
Consorzio per il recupero degli imballaggi in plastica COREPLA: http://www.corepla.it
Consorzio per il recupero degli imballaggi in vetro COREVE: http://www.coreve.it
Consorzio per il recupero degli imballaggi in acciaio RICREA: http://www.consorzioricrea.org
Consorzio per il recupero degli imballaggi in legno RILEGNO: http://www.rilegno.org

Per separare correttamente la frazione organica:
• Informarsi sulle modalità di raccolta del proprio Comune;
• Per la raccolta scegliere un sacchetto di materiale compostabile: carta e bioplastica certificata (secondo la norma EN 13432);
• Per evitare cattivi odori, il recipiente che contiene la frazione organica deve essere areato: deve cioè avere dei fori per evitare la fermentazione dei cibi e la formazione di liquidi;
• Nel sacco dell’umido possono essere gettati tutti gli scarti di preparazione dei cibi e gli avanzi, sia di origine vegetale che animale;
• Non mettere vetro, metallo, plastica e lattine.

Per gestire correttamente i rifiuti ingombranti
In questi giorni molte persone hanno colto l’occasione per fare pulizie straordinarie e svuotare le proprie cantine. Prima di gettare via un bene verificare se è ancora funzionante, se può essere riparato e se può essere ancora utile, non solo a noi ma anche ad altre persone. Si può fotografarlo e metterlo su piattaforme di scambio per vedere se qualcuno ha interesse ad averlo. Immaginate la felicità di chi non può permetterselo! Si raccomanda di fare lo scambio una volta cessata l’emergenza.
Se volete gettarlo come rifiuto ricordiamo che è possibile portarlo gratuitamente alle cosiddette isole ecologiche o centri di raccolta. Informiamoci sul sito del Comune o delle aziende incaricate.
Infine, molti Comuni hanno deciso di chiudere al pubblico queste strutture, garantendo il ritiro gratuito presso la vostra abitazione.

Per gestire correttamente i rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE)
In situazioni di normalità i RAEE vanno conferiti presso le isole ecologiche ma, vista la situazione di emergenza e le caratteristiche dei RAEE che consentono di essere conservati senza controindicazioni nelle abitazioni è consigliabile rimandare il loro smaltimento a quando l’emergenza sarà conclusa e le attività di ritiro torneranno alla normalità. Per avere maggiori informazioni si può consultare il sito del Centro di coordinamento RAEE: http://www.cdcraee.it.

di M. A. Melissari

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