Proposte per l’Economia Circolare nel Recovery Plan nazionale

Presentato dal Circular Economy Network il nuovo documento di proposte da attuare per trasformare il Recovery Fund in un piano di lancio per l’economia circolare a basso consumo di materie prime.

Il Governo deve presentare rapidamente il Recovery Plan nazionale alla Commissione UE per l’accesso ai fondi del Recovery fund “Next Generation Eu”. Il piano, secondo le indicazioni europee, dovrà essere in linea con gli obiettivi del Green Deal e, quindi, anche con il nuovo Piano europeo per l’economia circolare.
Il Circular Economy Network, promosso da Fondazione per lo sviluppo sostenibile, confrontandosi con numerose imprese, organizzazioni ed esperti, ha definito 20 proposte, suddivise tra investimenti e riforme per l’economia circolare, da inserire nel Recovery Plan nazionale.

Tra le proposte relative agli investimenti per l’economia Circolare italiana nel Piano per l’utilizzo delle risorse del Recovery Plan europeo c’è l’aumento dei finanziamenti pubblici del Piano transizione 4.0 per le imprese che investono nell’economia circolare; la concessione per i prossimi due anni di contributi a fondo perduto pari al 50% degli investimenti necessari per processi di riciclo innovativi di rifiuti (per la sperimentazione, la progettazione, i processi produttivi e gli impianti) al fine di ottenere dei materiali di qualità, reimpiegati nella sostituzione di materie prime vergini; la concessione di contributi a fondo perduto pari al 50% dei fondi necessari per la riconversione dei prodotti difficili da riciclare in prodotti facilmente riciclabili e per processi di riciclo di rifiuti innovativi al fine di ottenere dei materiali di qualità, reimpiegati nella sostituzione di materie prime vergini. Non mancano gli incentivi per la ricerca e sviluppo e i finanziamenti per favorire la transizione secondo la Strategia europea “Farm to fork”, dal produttore al consumatore, per un’agricoltura circolare, rigenerativa, per ridurre le emissioni di gas serra e incentivare il sequestro di carbonio nei suoli, per promuovere la fertilizzazione organica, per incentivare interventi di sostenibilità della produzione alimentare, per la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, per stimolare pratiche sostenibili nei settori della trasformazione alimentare, del commercio all’ingrosso e al dettaglio, alberghiero e dei servizi di ristorazione, per promuovere un consumo alimentare sostenibile e agevolare il passaggio a regimi alimentari sani e sostenibili e ridurre le perdite e gli sprechi alimentari.
Utile anche finanziare la mappatura regionale dell’offerta sostenibile di biomassa: oltre a quella prioritariamente impiegata per le produzioni agroalimentari, quella disponibile per i residui, gli scarti, i fanghi e i rifiuti organici, quella disponibile con una gestione forestale sostenibile, quella producibile con il recupero di terreni marginali o con coltivazioni non concorrenti con le produzioni alimentari. Non ultimo, Istituire un fondo per la riqualificazione e formazione del personale delle pubbliche amministrazioni in materia di economia circolare, in particolare sui temi della prevenzione dei rifiuti e degli appalti verdi e incentivare progetti integrati, con partecipazione mista pubblica e privata, per promuovere distretti circolari, riutilizzando siti dismessi, con l’utilizzo di best practice e il trasferimento di tecnologie innovative.

Le proposte per lo sviluppo dell’Economia Circolare riguardano invece il completamento dell’iter per il recepimento e l’attuazione del pacchetto di direttive rifiuti con la semplificazione della procedura per il riciclo dei rifiuti (End of waste), rendendo più efficaci i controlli ordinari, la riforma e semplificazione del sistema delle autorizzazioni, l’accelerazione delle procedure amministrative per la realizzazione delle infrastrutture necessarie, l’allargamento del principio della responsabilità estesa del produttore e la previsione di obiettivi minimi di riciclaggio ai settori del tessile e dell’edilizia e di tutti gli altri prodotti elencati nella direttiva sulle plastiche monouso. A questo si aggiungono azioni tese a promuovere misure di fiscalità ecologica tese a incentivare l’utilizzo di materie prime seconde derivate dal riciclo e, in particolare, coordinare a livello europeo misure per introdurre un’IVA agevolata per l’economia circolare, introducendo anche l’obbligo di un contenuto minimo di materiali riciclati in determinati prodotti, previlegiando le materie riciclate di provenienza nazionale ed europea e valorizzando anche l’utilizzo di materiali di origine organica, rinnovabili e compostabili.

M. A. Melissari

4 agosto 2020

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