Spreco alimentare: quanto buttiamo e perchè

1 Italiano su 3 ha iniziato a riutilizzare gli avanzi più spesso, ma nel nostro Paese vengono buttati ancora due milioni e duecentomila tonnellate di cibo

La quarantena della scorsa primavera ha generato un cambiamento positivo nelle abitudini delle famiglie italiane rilevato da un’indagine di Altroconsumo prima e durante il lockdown. In quel periodo 1 Italiano su 3 ha iniziato a riutilizzare gli avanzi più spesso: il 41% dei rispondenti ha dichiarato di aver ridotto le quantità di cibo sprecato, anche grazie a comportamenti più attenti: il 38% ha compilato più spesso la lista della spesa, il 37% ha pianificato con più metodicità i pasti e il 32% ha riutilizzato più spesso gli avanzi. Mentre nella prima parte dell’anno solamente il 42% degli italiani aveva dichiarato di non sprecare cibo in casa, ad aprile il dato è salito fino al 68%.

Un segnale incoraggiante, certo. Purtroppo però nel nostro Paese vengono buttati ancora due milioni e duecentomila tonnellate di cibo. Questo dato ci induce a riflettere: se ben l’88% degli intervistati sostiene che non sia etico buttare il cibo e l’83% riconosce l’impatto negativo sull’ambiente, restano però ancora vecchie abitudini e comportamenti che portano allo spreco: poche semplici accortezze aiuterebbero molti a ridurre la quantità di cibo che finisce nella spazzatura.

Prima di fare la spesa il 50% degli italiani non ha l’abitudine di pianificare i pasti per i giorni successivi, il 33% di compilare la lista della spesa e il 22% di controllare cosa ha già in casa. Da evitare un approccio impulsivo alla spesa: arrivata al supermercato, 1 famiglia su 4 compra spesso alimenti che non aveva previsto, quasi 1 su 10 finisce per comprare troppo cibo a causa delle promozioni e il 7% per acquisti di impulso. Rientrato a casa, un italiano su tre non ripone gli alimenti in modo da consumare prima il cibo più vecchio con il risultato che il 32% dichiara di buttare alimenti non consumati in tempo e il 20% perché conservato male. Anche una pianificazione superficiale dei pranzi e delle cene alimenta le occasioni di spreco: il 20% degli intervistati dichiara di gettare il cibo perché ne ha acquistato troppo.

Ci sono anche altri fattori che influiscono sul “food waste”: il 39% dei rispondenti sprecherebbe meno cibo se avesse più opportunità di acquistare alimenti sfusi e il 56% ritiene che la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” andrebbe modificata per chiarire meglio che i prodotti possono essere consumati in sicurezza anche oltre la data indicata.

Diverse le motivazioni che portano allo spreco alimentare quando si mangia fuori casa: 3 italiani su 4 non hanno la possibilità di ordinare porzioni ridotte nella maggior parte dei bar e ristoranti che frequentano, con il risultato che al 48% capita di avanzare del cibo nel piatto, ma solo 1 su 4 chiede sempre o spesso di poterlo portare via, principalmente perché ritiene che la quantità di cibo avanzato sia troppo poca (57%), per imbarazzo (46%) o per scomodità (29%).

Insomma vecchie abitudini che dovremmo sforzarci a cambiare solo con piccoli accorgimenti, perché nessuno è troppo piccolo per fare la differenza.

di APS Litorale Nord

10 ottobre 2020

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