L’impronta ecologica sul pianeta di ciascuno di noi

Scoprire la propria impronta ecologica può aiutare il nostro benessere quotidiano e la salute della terra. Basta un test di autovalutazione.

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La vita umana con le sue funzioni vitali come la respirazione e il metabolismo, ma anche con le sue attività che riguardano lo stile di vita come l’alimentazione, l’abitare, la mobilità, il lavoro e la vita sociale (emettiamo CO2 e consumiamo risorse naturali), esercita un’influenza considerevole sul pianeta. Si può definire un’impronta ecologica davvero speciale ed è un valore che calcola quanto l’uomo inquina e di quante risorse naturali ha bisogno e consuma rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle.

Per calcolare l’impronta ecologica si mette in relazione la quantità di ogni bene consumato con una costante di rendimento espressa in Kg/Ha: il risultato è una superficie di terra consumata espressa in ettari. Si può esprimere l’impronta ecologica anche dal punto di vista energetico, considerando l’emissione di biossido di carbonio (CO2) espressa in tonnellate e, di conseguenza, la quantità di terra necessaria per assorbirla.

Calcolare l’impronta di carbonio della nostra intera esistenza non è affatto semplice, perchè la quantità di variabili da includere è enorme. Si può tuttavia fare una stima di quanto la vita qui ed ora (in Italia nel XXI secolo) comporti in termini di emissioni di gas serra. Secondo l’OCSE, un italiano, grazie alle sue attività, emette in media circa 7 tonnellate di gas serra all’anno. Ciò vuol dire che, vivendo in media 80 anni e mantenendo le nostre attuali abitudini fino al 2100, ognuno di noi finirebbe per emettere più di mezzo milione di gas serra durante l’arco della vita. Ovviamente si tratta di una media, che viene fortemente influenzata dal consumo e dalla ricchezza personale. Così, un italiano benestante potrebbe arrivare ad emettere il doppio di uno meno abbiente. Per fare un paragone, pensate che, in media, un Italiano emette almeno quanto 6 cittadini ugandesi.
E’ facile pensare di vivere in modo sostenibile solo perché riduciamo l’utilizzo di plastica, e la poca che usiamo viene riciclata, oppure perché installiamo delle lampadine al Led o, ancora, perché compriamo carne non proveniente da allevamenti intensivi. Tutte ottime abitudini, ma sono solo una parte dell’impatto ambientale di ognuno di noi. Sono davvero tanti gli elementi che vanno a determinare il proprio impatto ambientale. Qualche aereo preso di troppo, l’inefficienza energetica del condominio in cui si vive, per fare solo alcuni esempi, sono sufficienti ad annullare quanto di bene fatto sotto altri punti di vista. Da prendere in considerazione sarà ovviamente anche il mezzo con cui ci spostiamo tutti i giorni, il tipo di energia che utilizziamo, se proveniente da un fornitore green oppure no, il modo in cui mangiamo e facciamo la spesa, la quantità e il tipo di vestiti che compriamo, la percentuale di rifiuti che ricicliamo e tanto altro.

Tanto per capire come anche solo la nostra alimentazione incide sulla nostra impronta personale, ecco alcuni numeri.
1) Se la frutta e verdura locale di stagione costitituisce solo il 25% degli acquisti di questi alimenti, si produce una quantità di +0.59 tonnellate equivalenti di CO2 all’anno, pari a 26 sacchi per rifiuti di CO2 da 35 litri al giorno. Chi invece acquista per la maggior parte frutta e verdura locali e di stagione emette un valore di + 0.04 tonnellate equivalenti di CO2 all’anno che corrispondono a 2 sacchi per rifiuti di CO2 da 35 litri al giorno.
2) Se si consumano latte e latticini (Yogurt, formaggio, burro e panna) per 1-2 volte al giorno, la produzione è di +0.58 tonnellate equivalenti di CO2 all’anno corrispondenti a 26 sacchi per rifiuti di CO2 da 35 litri al giorno. Chi consuma questi alimenti meno di una volta a settimana produce +0.0.3 tonnellate equivalenti di CO2 all’anno pari a 1 sacco per rifiuti di CO2 da 35 litri al giorno.
3) Consumare una volta al giorno piatti a base di carne o pesce produce +0.63 tonnellate equivalenti di CO2 all’anno, pari a 28 sacchi per rifiuti di CO2 da 35 litri al giorno. Chi invece li porta in tavola 1-3 volte a settimana produce +0.14 tonnellate equivalenti di CO2 all’anno pari a 6 sacchi per rifiuti di CO2 da 35 litri al giorno.

Impronta consumi di carne / pesce – Test FootPrintCalculator

Certo sono significative differenze nei numeri e possono anche stupire, ma sono il risultato di analisi e studi scientifici che possono aiutarci a migliorare tanto la qualità della vita personale quanto quella del territorio in cui si vive.
Allora vale la pena fare un test di autovalutazione e, rispondendo alle domande sulle nostre abitudini di vita e di consumi, scoprire quanto siamo davvero sostenibili?
Si può agevolmente fare su alcuni siti affidabili tra cui il FootPrintCalculator, ideato dal Global Footprint Network e disponibile anche in italiano (da cui sono tratti i dati sopra riportati) e per ogni risposta si può immediatamente misurare il carbonfotprint di ogni tipo di attività relativa al singolo argomento. Alla fine del test si può capire quale siano i fattori a maggior impatto in rapporto al proprio stile di vita e scoprire quanti pianeti servirebbero a sostenere l’umanità se tutti avessero le vostre stesse abitudini e quale sia invece il proprio Overshoot Day personale, ovvero il giorno che segna l’esaurimento delle risorse rinnovabili che la Terra è in grado di rigenerare in un anno.

Una volta calcolato il proprio impatto, è più semplice trovare le soluzioni per ridurlo! Di base è sempre bene ricordare che, per una cosa a cui non siamo pronti a rinunciare, ne esiste un’altra simile con cui poter fare la differenza. Se vogliamo che il mondo cambi e diventi più ecologico siamo noi a dover fare il primo passo. Primo passo che consiste in una reale ed oggettiva presa di coscienza delle azioni da compiere nella vita di tutti i giorni per diminuire il proprio impatto ambientale. Una correzione delle proprie abitudini passa necessariamente da un processo di comprensione del problema. E spesso può essere molto più facile di quanto sembri.

M. A. Melissari

6 ottobre 2020

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