Il bel Narciso

Dipinto nella foto: Eco e Narciso di John William, Waterhouse Walker Art Gallery, Liverpool

Il narciso, Narcissus papyraceus. La storia di Narciso é la storia di un abuso. Cefiso dio del fiume concupisce e prende con la forza la giovane Liriope che dà alla luce un figlio bello come il sole. Il figlio cresce ed é splendido ed altero. Divenuto fanciullo miete cuori come una trebbia. Persino la bella e poco loquace Eco si invaghisce di lui quando lo vede, sperduto nel bosco. Al primo incontro Il dialogo é surreale ma si conclude con lui che esorta: “Qui riuniamoci” e lei risponde “…….uniamoci” e, in preda alla passione, esce dal suo nascondiglio e cerca di afferrare il povero Narciso. Questi intimidito dall’ardore e sdegnato dall’irruenza della ninfa fugge rifiutandola a male parole. “Giù le mani. Non mi abbracciare. Preferisco morire piuttosto che darmi a te!” E lei, misera, non poté che ripetere le ultime parole che egli pronuncia: “…..darmi a te….”
Eco, rifiutata, si rifugiò in montagna, si nascose e deperì e di lei non rimane più che la voce.
Anche per Narciso giunse la punizione alla sua alterigia. Un ennesimo amante respinto lo maledisse e Nemesi, udito il maleficio, lo esaudì: “Che possa innamorarsi anche lui e non possedere chi ama“. Ma poiché Narciso era il più bello e desiderabile di tutti non poteva che innamorarsi di sè stesso e un giorno, chinato a bere in una chiara fonte si intravide riflesso e non potendo aver sè stesso, languì e giacque. Narciso é l’Uomo dimentico di essere lui stesso l’origine di ciò che nel mondo lo seduce. Della fine della storia ci sono molte versioni. Mi piace questa:

Mancando alfin lo spirito all’infelice,
Troppo a se stesso di piacer gli spiacque.
Depose a piè dell’onda ingannatrice
La vita e, morto in carne, in fior rinacque.
L’onda che già l’uccise, or gli é nutrice,
Perch’ogni suo vigor prende dall’acque.
Tal fu il destin del vaneggiante e vago
Vagheggiator de la sua vana imago.

Giambattista Marino – L’Adone.

Il narciso è una bulbosa della famiglia delle amarillidacee, molto tossica, che può causare avvelenamenti anche gravi ; principalmente il bulbo simile ad una piccola cipolla e spesso causa di morte tra gli animali al pascolo. Possiede un profumo che può causare una specie di torpore (in effetti la parola narciso condivide la radice greca narkao comune con narcotico) ma dato che si dice che é la dose che fa’ il veleno, l’uomo ha imparato a sfruttare anche questa pianta e nella medicina popolare si usavano i fiori in decotti e tisane sedative, antispasmodiche ed antidiarroiche.
Dioscoride riporta anche certi usi medici del bulbo ma si sa …sono pazzi questi Romani! ……Anche se Dioscoride era greco.

Massimo Luciani

30 gennaio 2021

Storie di alberi e piante

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