Le città cruciali per la sfida della neutralità climatica

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Sono proprio le città, si stima, le responsabili dell’80% delle emissioni di gas serra e nessun percorso di decarbonizzazione può quindi prescindere dal loro coinvolgimento. Questo è il punto di partenza della tavola rotonda che si è svolta ieri, promossa dal Green City Network e Italy for Climate, in collaborazione con l’Ambasciata britannica e con il GSE e che aderisce al programma “All4Climate” del Ministero dell’Ambiente.
Obiettivo: promuovere una maggiore partecipazione delle città italiane alla sfida della neutralità climatica, sulle orme di Race to Zero, la campagna ombrello delle Nazioni Unite, partita lo scorso 18 dicembre, che mobilita tutti gli attori non governativi – imprese, città, regioni e università – che stanno mettendo in campo impegni mirati alla neutralità carbonica e che vogliono essere leader di una maggiore ambizione climatica in vista della COP26, che si terrà a Glasgow nel 2021. Quello delle zero emissioni nette entro il 2050 è l’obiettivo climatico di riferimento diventato ormai imprescindibile.

L’Unione Europea ha raggiunto l’accordo per l’ambizioso target al 2030 di riduzione del 55% delle emissioni; si impegnano anche la Cina, il Giappone e la Corea del Sud, oltre al Regno Unito(-68% delle emissioni entro il 2030) ospiterà la COP26 in partnership con l’Italia. I riflettori sono puntati anche sugli Stati Uniti che, con la nuova Presidenza Biden, potrebbero tornare protagonisti sul clima.
Attualmente fanno parte della campagna mondiale delle Nazioni Unite già 1.397 imprese, 454 città, 23 Regioni, 74 grandi investitori e 569 università. Di questi, sono italiane 35 imprese, 10 università e 3 città metropolitane. Sono loro i veri protagonisti della “rivoluzione green” che coinvolge la società e l’economia e che, pur non avendo un ruolo diretto negli Accordi globali, hanno preso impegni “Net Zero” per decarbonizzare le loro attività prima del 2050. E sono loro che la campagna mira a coinvolgere sempre più insieme agli Enti locali, oltre ai governi nazionali, perché la transizione alla neutralità climatica segna un cambio storico di civiltà possibile solo con un’ampia partecipazione .

Il ruolo dei Comuni e delle città metropolitane per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità al 2030 è cruciale. Per questa ragione il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) ha sviluppato una serie di iniziative mirate a valorizzare l’azione degli Enti locali per renderli, anche attraverso la formazione dei funzionari e dei tecnici operanti sul territorio, un moltiplicatore di investimenti e di interventi sul patrimonio immobiliare pubblico e privato. L’avvio di percorsi di rigenerazione urbana, unitamente allo sviluppo delle potenzialità, in termini di decarbonizzazione, proprie dei nuovi strumenti dell’autoconsumo collettivo e delle comunità energetiche possono – secondo il Presidente del GSE Francesco Vetrò – costituire peraltro le leve più prossime ai cittadini per il rilancio dell’economia.
Il nostro Paese, con la sua leadership nel campo della green economy, fornirà attraverso le sue imprese e territori un contributo importante alla campagna delle Nazioni Unite. Al contempo, i tanti attori italiani, piccoli e grandi, della green economy potranno trarre enormi vantaggi economici e reputazionali dall’adesione alla campagna globale di Race to Zero, con l’Italia che ospiterà gli eventi preparatori del Summit in qualità di partner del Regno Unito.

di Redazione

25 febbraio 2021

Lo stato dell’arte

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