La Rucola ovvero l’importanza dello zolfo per la nostra salute

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Diplotaxis Erucoides

La rucola o rughetta che si trova nei ristoranti e nei supermercati é l’Eruca sativa, ma alla stessa famiglia (Brassicacee) appartengono pure le Diplotaxis. In italia ne esistono varie specie. La più comune e utilizzata é la Diplotaxis tenuifolia dai fiori gialli e le foglioline tenere ma ne esiste un’altra specie, piu rustica dai fiori bianchi screziati di viola e dalle foglie più coriacee, la D. Erucoides. Il nome del genere deriva da diplos, doppio, e taxis, fila, in riferimento alla disposizione dei semi nella siliqua. Eruca sativa viene coltivata a scopo alimentare da molti secoli, con anche momenti di forte espansione, mentre nei prati e negli incolti prosperavano le selvatiche Diplotaxis, dall’aroma molto più deciso, ma sostanzialmente con gli stessi costituenti della sorella ingentilita. Le specie spesso vengono confuse ma, almeno in questo caso, importa poco.

Di loro parla già Dioscoride, come rimedio alla scarsa virilità e come stimolo al richiamo di venere, dando il via all’invenzione di tutta una serie di rimedi capaci di risvegliare i sensi anche nell’anzianità “…perché i pigri mariti desti a venere la rucola” diceva il latino Columella nel suo trattato agronomico.
La pianta é considerata depurativa, diuretica, digestiva, stimolante e tonica ma trova impiego anche come espettorante (succo della pianta fresco o alcolaturo). L’aroma caratteristico le é conferito dal diplotaxilene e dal solfuro di allile; 2 composti dello zolfo. I composti solforati sono spesso la causa degli odori pungenti di certe piante; sono ad esempio la causa dell’aroma di aglio e cipolla, ma possono essere assimilati dalle piante solo dal suolo ed in forma di solfati.

Le piante rappresentano un nodo importantissimo nel ciclo dello zolfo.
Lo zolfo entra nella composizione di tre dei 20 amminoacidi essenziali alla vita e di molte molecole essenziali. Le piante assimilano sia i solfati derivati da sostanza organica sia solfati minerali come il gesso, che é il solfato di calcio (CaSO4) o lo zolfo derivante dalle piogge acide e rappresentano quindi una via di ingresso di questo elemento nei cicli vitali. Dalla sua condizione minerale (forma ossidata) le piante lo portano, attraverso vie metaboliche , ad essere reso assimilabile (forma ridotta) anche da organismi animali per poi tornare alla forma ossidata dopo la decomposizione ad opera dei microorganismi del suolo.

Anche se non ce lo ricordiamo sempre, siamo tutti, veramente, legati con tutto.

Massimo Luciani – Etnobotanica

3 marzo 2021

Credits: Foto di Massimo Luciani

Storie di alberi e piante

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