La transizione verso l’economia circolare e la gestione dei rifiuti

Gli strumenti economici proposti da FISE ASSOAMBIENTE al Governo Draghi

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Affinché il Programma nazionale sui rifiuti possa realmente mettere le gambe, oltre agli investimenti per adeguare la dotazione impiantistica nazionale oggi deficitaria, occorrono anche, e soprattutto, nuovi strumenti economici e incentivi che guidino i mercati e gli operatori verso gli obiettivi ambientali e la gerarchia nella gestione dei rifiuti indicati dall’UE. Vanno adeguati gli strumenti esistenti ed introdotti nuovi sostegni che permettano ai mercati del riciclo e del recupero, di orientarsi definitivamente verso l’Economia Circolare, mutuando le esperienze di successo in campo energetico. Le risorse europee (Next Generation EU e Fondi Strutturali) possono essere utilizzate per finanziare strumenti economici di mercato, aperti a tutti gli operatori, seguendo la positiva esperienza degli Ecobonus in edilizia, automotive e Industria 4.0.

Obiettivo: garantire una reale transizione verso l’economia circolare utilizzando efficacemente le risorse europee (Next Generation EU e Fondi Strutturali) per finanziare strumenti economici di mercato e dare sostegno agli investimenti green. Per raggiungerlo queste sono le proposte indicate nel Report “Strumenti economici per l’economia circolare e la gestione dei rifiuti – Una ‘Strategia’ in 5 mosse”, che FISE ASSOAMBIENTE (Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attività di bonifica) avanzerà nelle prossime settimane al Governo appena costituito.

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I 5 pacchetti di misure integrate proposte dall’Associazione

Rivedere la TARI, dal tributo alla tariffa
Promuovere il passaggio a una tariffa rifiuti puntuale (calcolata in base alla reale produzione dell’utente), che incentivi il riciclo, limiti la produzione di scarti e, al contempo, stabilisca un razionale sistema di corrispettivi diretti per i gestori del servizio.
L’attuale TARI è il principale strumento economico del settore rifiuti urbani, con in gettito di circa 11 miliardi di euro l’anno a carico di cittadini ed imprese. È un tributo locale regolato male che non genera corrispettivi adeguati per i gestori in un quadro di certezza. Al tempo stesso la TARI non lancia segnali di incentivo agli utenti, trattandosi di un tributo che si paga senza nessuna correlazione con le attività di prevenzione e raccolta differenziata. La tariffa puntuale (pay as you throw) è ancora poco diffusa in Italia (solo il 9,5% dei comuni la usa).

Rafforzare la Responsabilità Estesa del Produttore
Estendere l’applicazione della Responsabilità Estesa del Produttore alle filiere oggi non coperte (ad esempio per materiali tessili, plastiche diverse dall’imballaggio, arredi), riconoscendo agli operatori del riciclo una parte dei ricavi provenienti dalla vendita.
La Responsabilità Estesa del Produttore rappresenta un importante strumento economico per finanziare la raccolta differenziata e garantire il mercato del riciclo, spostando sui produttori i costi della gestione del fine vita dei beni, una volta divenuti rifiuti. In questo modo si incentiva la migliore progettazione degli stessi. Oggi il “contributo CONAI” ai Comuni per la copertura dei costi di raccolta differenziata è pari a circa 500 milioni di euro, circa il 4% del totale dei ricavi, una dimensione insufficiente. La “nuova” Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) contenuta nella legge nazionale di recepimento delle direttive UE ha introdotto novità di rilievo: una nuova definizione di produttore, l’estensione del perimetro di applicazione, la copertura dei costi efficienti (almeno l’80%) di raccolta, trasporto e trattamento, ma anche di prevenzione e informazione.

Incentivare il riciclo con l’introduzione di nuovi “Certificati del Riciclo” (CDR)
che attestano l’effettivo riciclo di una tonnellata di imballaggio, allargando alle aziende che producono materiali o prodotti riciclati (cartiere, vetrerie, acciaierie, industrie plastiche, del legno, tessili) i titoli di efficienza energetica, valorizzando il minor consumo energetico dei cicli produttivi che usano materie prime secondo e non materie vergini; sostenere la domanda con aliquota IVA ridotta per i prodotti realizzati con beni certificati riciclati; imporre dei contenuti minimi obbligatori di materiali da riciclo (specie plastica e carta) nei nuovi prodotti; rafforzare gli acquisti verdi da parte delle P.A. per uffici e mense (Green Public Procurement) e l’utilizzo del compost nelle manutenzioni del verde pubblico.

Incentivi al biometano e recupero energetico per i soli scarti non riciclabili
Prevedere l’utilizzo a livello nazionale dei programmi di incentivazione, calibrati in funzione degli obiettivi comunitari, consentendo i finanziamenti della Banca Europea per gli impianti di recupero energetico, al fine di trattare i rifiuti non riciclabili e gli scarti dei processi di riciclo. Confermare gli incentivi per il biometano oltre il 2022.
Oggi esistono incentivi per il recupero energetico dai rifiuti, che hanno prevalentemente finanziato il recupero di biogas, ivi compreso quello da discarica. Per chiudere il ciclo di gestione dei rifiuti urbani il 35/25% dovrà essere valorizzato mediante recupero di energia (come confermato da Commissario europeo all’Ambiente e agli Oceani, Virginijus Sinkevičius), quale alternativa preferibile allo smaltimento in discarica, e in grado di contribuire anche al contenimento delle emissioni di CO2 del settore.

Ripensare la tassazione ambientale, penalizzando il conferimento in discarica
Abolire la tassa provinciale sui rifiuti (quota parte della TARI) e l’addizionale sulla raccolta differenziata, rivedere al rialzo l’ecotassa sul conferimento in discarica o per l’invio all’estero, confermare la tassazione sulla plastica, ma solo su quella non riciclabile.
Oggi la tassa sulla discarica vale 260 milioni di euro l’anno e il tributo provinciale circa 350. Il tributo speciale per il conferimento in discarica dovrebbe essere odificato, considerando l’attuale aliquota massima un riferimento minimo nazionale a cui agganciare meccanismi premianti/penalizzanti basati sulla quantità di rifiuto secco indifferenziato pro capite prodotta dai Comuni, come alternativa virtuosa alle agevolazioni basate sulla percentuale di raccolta differenziata.

di Redazione

9 marzo 2021

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