L’olio usato in cucina: un’altro rifiuto che diventa una risorsa, ma non nel lavandino!

280.000 le tonnellate di oli esausti da cucina prodotte in Italia finiscono nei nostri lavandini, e oltre il 50% di esse proviene da utenze domestiche, ma invece di inquinare acque e suolo può diventare biocarburante, lubrificante per macchine agricole o può servire per produrre saponi e cosmetici

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L’olio è un ottimo alimento, specialmente se di alta qualità, ed è presente in tutte le cucine e ricette italiane, e soprattutto nelle tavole delle feste come la Pasqua. Ma quante volte è capitato di non sapere dove buttare l’olio dopo averlo usato per friggere e cucinare i nostri manicaretti e quindi secegliere il lavandino? E non solo l’olio di frittura ma anche quello che conserva funghetti, carciofini, cetriolini o quello delle scatolette di tonno non andrebbe mai buttato nel lavandino, perché versare l’olio esausto o i grassi animali liquidi nel sistema fognario può creare una serie di problemi molto gravi, che impattano sull’economia e sull’ambiente.

L’olio esausto è un agente molto inquinante: dopo la frittura infatti l’olio si modifica e si ossida, assorbendo le sostanze inquinanti derivate dalla carbonizzazione dei residui alimentari. Una volta gettato nel lavandino raggiunge le fogne, diventando un potente agente inquinante che rende l’acqua non potabile.
Inoltre è capace, disperso nel suolo, di impedire l’assunzione delle sostanze nutritive da parte della flora e, rientrando nella catena alimentare come mangime per gli animali, ha conseguenze anche sulla nostra salute. Se versato nell’acqua, invece, ricopre tutto quello su cui si posa, dalle piante agli animali, creando una pellicola sulla superficie di corsi d’acqua, laghi o mari che non permette ai raggi solari di penetrare e all’ossigeno di circolare e rende l’habitat invivibile perché priva i pesci dell’ossigeno fino a causare la morte per soffocamento di tutte le forme di vita presenti in quell’area. Un litro d’olio crea una pellicola di un chilometro quadrato e rende non potabili un milione di litri di acqua, una quantità pari a quella che un uomo consuma in 14 anni.
Sono circa 280.000 le tonnellate di oli esausti da cucina prodotte in Italia che finiscono nei nostri lavandini, e oltre il 50% di esse proviene da utenze domestiche. Liberarsene in modo inappropriato è dannoso per l’economia della comunità: i grassi si solidificano negli scarichi dei lavandini e nelle fognature andando a intasarle, causando reflussi, ingorghi e allagamenti. Questo aumenta i costi di depurazione del sistema fognario a carico delle amministrazioni locali e quindi dei cittadini, che saranno costretti a pagare tasse più salate. Senza contare che ci sono animali e parassiti che si cibano di questi grumi di olio solidificato, ponendo le basi per potenziali infestazioni e problemi per la salute pubblica.
Questi dunque sono tutti buoni motivi per non disperdere gli olii esausti e, invece, smaltirli in modo corretto, perché quello che sembra un rifiuto non riutilizzabile può avere nuova vita e un nuovo scopo: l’olio vegetale per esempio può diventare biocarburante o lubrificante per macchine agricole, oppure può servire per produrre saponi e cosmetici.

Cosa fare quindi dell’olio di frittura per avviarlo nel processo di trasformazione in biocarburante piuttosto che in altri prodotti?

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Non va gettato nel lavandino, nel wc, nel compost oppure in pattumiera: una volta raffreddato va versato in un contenitore robusto e richiudibile, come una bottiglia di plastica per prevenire perdite e cattivi odori.. Alla bottiglia possono essere aggiunti anche oli di conservazione degli alimenti (es. sottoli), oli di conservazione dei cibi in scatola (es. tonno), oli e grassi alimentari deteriorati e scaduti (es. burro).
Il contenitore con l’olio può essere conferito nelle discariche, nei centri di raccolta o nelle isole ecologiche comunali, dove il servizio è attivo può essere ritirato a domicilio, oppure ancora può essere smaltito presso alcuni supermercati dove sono attivi degli speciali raccoglitori di oli esausti. Responsabile di organizzare, controllare e di monitorare l’intera filiera è il CONOE, Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, a cui partecipano sia le aziende produttrici di olio esausto che quelle che si occupano della sua rigenerazione. Nel sistema CONOE circa il 90% degli oli vegetali esausti viene avviato alla produzione di biodiesel.

E’ importante sapere che queste indicazioni non vengono solo dal mondo ambientalista: gettare l’olio nel lavandino è illegale dal 2006 quando è entrata in vigore una legge (D.lgs 152/2006) che vieta lo smaltimento dell’olio usato nei tubi di scarico (lavandino o wc) in quanto rientra nella categoria di rifiuti pericolosi. Chiunque effettui uno smaltimento non corretto può essere multato fino a migliaia di euro. Nel caso in cui si tratti di un’attività commerciale, quindi con una grande quantità di rifiuti pericolosi da smaltire, il titolare può anche essere arrestato.
Perciò, niente più scuse: quando si apre una scatoletta di tonno o si frigge una cotoletta, è bene tenere a portata di mano una bottiglia in cui preservarlo per portarlo poi all’isola ecologica.

di APS Litorale Nord

4 aprile 2021

Scelte sostenibili

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