Giornata del Mare 2021. Pericolo inquinanti: gli olii esausti e le plastiche

Il bilancio sulle acque del nostro Paese tracciato dalla Commissione Oceanografica dell’Unesco

A questa giornata, parteciperà anche il Ministro Cingolani con una diretta sui social alle ore 15:00, in cui si riferirà sulle azioni che il Ministero della Transizione Ecolagica sta mettendo in campo e sul sistema delle aree marine

Il mare: trasparente in superficie e profondo nell’anima, essenziale per il pianeta, è l’origine e la sopravvivenza delle specie, è la via di trasmissione di conoscenze, civiltà e commerci e, come diceva il grande biologo marino Jacques Cousteau, “una volta lanciato il suo incantesimo, ti tiene nella sua rete di meraviglie per sempre“.
Ma la specie umana, con le sue azioni e, diciamolo pure, con la sua arrogante presunzione di poter dominare la natura, sta perpetrando un sistematico attacco al mare e alle specie che ci vivono. Il mare copre il 71% della superficie terrestre, la sua salute è fondamentale per la vita sulla Terra e per il benessere umano, ma lo conosciamo ancora troppo poco. Il mare è in sofferenza a causa del riscaldamento globale, dell’inquinamento da rifiuti, della pesca intensiva di alcune specie di pesci. E il suo futuro è a rischio.

Tra gli inquinanti che maggiormente affliggono i nostri mari ci sono gli oli esausti (oltre alle famose plastiche). Quante volte capita di non sapere dove buttare l’olio utilizzato e di gettarlo nello scarico del wc o nel lavandino? L’olio, in questo modo, termina diretto nel nostro prezioso mare, creando una superficiale pellicola che impedisce l’ossigenazione dell’acqua e compromettendo l’esistenza di flora e fauna. In più, l’olio esausto ostacola la penetrazione in profondità dei raggi solari danneggiando drasticamente l’ambiente marino e la vita in acqua. Basta infatti un kg di olio vegetale esausto ad inquinare una superficie d’acqua di 1.000 m2.
Per questi motivi l’Onu ha deciso di dedicargli il “Decennio del mare”, a partire dal gennaio 2021. L’iniziativa – il cui titolo ufficiale è “Decade of Ocean Science for Sustainable Development” (Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile”) – punta a sensibilizzare e mobilitare sul tema e a far progredire la conoscenza sugli oceani per elaborare soluzioni collettive. Tra gli scopi c’è anche quello di favorire la cooperazione internazionale nel campo delle scienze oceaniche e coordinare programmi di ricerca.

Il Mediterraneo produce quasi 60 miliardi l’anno, ma la pesca italiana è sempre più in difficoltà. Guardare al mare non solo per la sua bellezza, ma anche per il suo valore culturale, scientifico, ricreativo ed economico. Riflettere e porre l’attenzione su una delle risorse geografiche più importanti dell’Italia. Con questi obiettivi l’11 aprile si celebra la Giornata nazionale del Mare istituita nel 2018 con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 229/2017.

La ricchezza prodotta dal Mediterraneo
L’Italia insieme a Regno Unito, Spagna, Germania e Francia, è tra i maggiori contributori all’Economia Blu dell’Ue sia per l’occupazione (con un contributo combinato del 58%) che per il valore aggiunto lordo Val ( 69%). Nel 2017 il bacino marittimo del Mediterraneo ha prodotto 59,6 miliardi di euro di valore aggiunto lordo, il 29% del totale a livello europeo, dopo l’Oceano Atlantico ((73,4 miliardi di euro) e il Mare del Nord (63 miliardi di euro). Tuttavia, in Europa il 40% dell’occupazione dell’economia marittima si trova nel Mediterraneo (1,78 milioni di dipendenti), il 29% nell’Oceano Atlantico (1,29 milioni di dipendenti) e solo il 20% nel Mare del Nord (0,87 milioni di dipendenti). Per quanto riguarda l’Italia, tuttavia, gli ultimi 10 anni (dal 2009 al 2018) hanno visto la quota di occupazione e di Val diminuire. I dati dono della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO (IOC-UNESCO).

Le aree marine protette in Italia
Sono 27 le aree marine protette in Italia, cui si aggiungono 2 parchi sommersi, che tutelano complessivamente circa 228.000 ettari di mare e 700.000 km di costa. Il 19,12% delle acque territoriali italiane (dalla riva fino a 12 miglia nautiche) è coperto da aree marine a vario titolo protette. Tuttavia, secondo lo Ioc-Unesco solo l’1,67% di queste aree applica efficacemente i propri piani di gestione. Solo lo 0,1% sono aree a protezione integrale. L’Italia negli ultimi 10 anni (dal 2009 al 2018) ha visto la sua quota di occupazione e di valore aggiunto diminuire.

La decarbonizzazione del mare
Il nostro Paese ha un ruolo importante dal punto di vista ambientale: il suo mare si stima che sia responsabile del sequestro di 13.2 milioni di tonnellate annue di carbonio, il valore più alto tra gli stati membri della UE nel Mar Mediterraneo.

Le difficoltà dei pescatori italiani
Coldiretti-Impresapesca invece lancia un Sos per il pescato italiano con la flotta tricolore che negli ultimi 35 anni ha perso quasi il 40% delle imbarcazioni con un impatto devastante su economia e occupazione di un settore cardine del Made in Italy, ora ulteriormente aggravato dall’emergenza Covid. “Gli effetti combinati dei cambiamenti climatici, delle importazioni selvagge di prodotto straniero e di una burocrazia sempre più asfissiante hanno ridotto il numero dei pescherecci italiani ad appena 12mila unità – denuncia Coldiretti – mettendo a rischio il futuro del comparto ma anche la salute dei cittadini poiché con la riduzione delle attività di pesca viene meno anche la possibilità di portare in tavola pesce Made in Italy”.

Gli italiani e il consumo di pesce
Per Coldiretti alla difficoltà economiche aggravate dalla pandemia “si aggiungono quelle legate alla drastica riduzione dell’attività di pesca imposte dalla dalle normative europee e nazionali. Le giornate di effettiva operatività a mare sono scese per alcuni segmenti di flotta a poco meno di 140 di media all’anno”. “Il consumo pro capite degli italiani è di circa 28 kg di pesce all’anno, superiore alla media europea ma decisamente basso se confrontato con quello di altri Paesi che hanno un’estensione della costa simile, come ad esempio il Portogallo, dove se ne mangiano quasi 60 kg, praticamente il doppio.

Il mare, le zone costiere e le attività ad essi legate svolgono un ruolo fondamentale per il futuro del Pianeta: l’Italia ha un enorme patrimonio che deve proteggere e gestire in maniera efficace, per evitare la distruzione della biodiversità dell’ecosistema marino. Ne beneficeremo non soltanto in termini ambientali ma anche economici. Come emerso dal Rapporto Ioc-Unesco 2021 è necessario che ciascun Paese adotti una gestione 100% sostenibile delle proprie acque nazionali entro il 2025 con azioni combinate (dallo sviluppo di energia rinnovabile basata sull’oceano allo stoccaggio del carbonio nei fondali marini) che potrebbero ridurre il divario delle emissioni fino al 21% su una riduzione di 1,5 °C e fino al 25% su una riduzione di 2 gradi centigradi.

M. A. Melissari

11 aprile 2021

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