#WorldEnvironmentDay Come l’alimentazione può contribuire al “Ripristino degli ecosistemi”

La Giornata mondiale dell’Ambiente 2021 è l’occasione per prenderci cura di ciò che abbiamo nel nostro Pianeta, impegnandoci per utilizzare meno risorse e ripristinare l’equilibrio della Natura

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“Ripristino degli ecosistemi”, ovvero prevenire, fermare e invertire i danni inflitti agli ecosistemi del Pianeta, cercando di passare dallo sfruttamento della Natura alla sua guarigione. È questo il tema a cui è dedicata quest’anno la Giornale Mondiale dell’Ambiente, che si celebra oggi. Una data importante che dà il via al Decennio delle Nazioni Unite sul restauro degli ecosistemi, condizione fondamentale per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.

La Giornata del 5 giugno 2021 lancerà ufficialmente il Decennio delle Nazioni Unite per il ripristino dell’ecosistema, introdotto con l’obiettivo di far rivivere miliardi di ettari: dalle foreste ai terreni agricoli, dalla cima delle montagne alle profondità del mare. L’ambiente delle Nazioni Unite e la FAO guideranno l’attuazione. Un obiettivo importante per l’ambiente e la natura, che porterà benefici anche alle nostre tasche. Secondo gli esperti delle Nazioni unite, infatti, il ripristino di 350 milioni di ettari di terreno degradato tra oggi e il 2030 potrebbe generare 9 trilioni di dollari in servizi ecosistemici. E rimuovere dall’atmosfera altri 13-26 giga tonnellate di gas serra.

Le persone e il Pianeta sono sani solo quando lo sono gli ecosistemi da cui tutti dipendiamo e che sostengono tutta la vita sulla terra: il Decennio delle Nazioni Unite per il ripristino degli ecosistemi mira a prevenire, arrestare e invertire il processo della loro degradazione in tutti i continenti e i mari. Può contribuire a mettere fine alla povertà, alla lotta contro il cambiamento climatico, alla prevenzione dell’estinzione massiva delle specie.
Non sarà possibile avere successo senza l’impegno di tutte le componenti della società – da individui e gruppi di comunità fino a imprese e governi – che possono diventare parte di #GenerationRestoration, un movimento globale per ripristinare gli ecosistemi per il bene delle persone e del Pianeta.

Ognuno di noi insomma può contribuire nel suo quotidiano all’obiettivo di ripristinare un rapporto più equilibrato con la Natura. In che modo? Partendo, per esempio, dalle scelte alimentari di ogni giorno per garantirsi anche una dieta sana, oltre che sostenibile. Noi cittadini Italiani siamo già avvantaggiati dal nostro retaggio culturale e enogastronomico che fa della dieta mediterranea un regime alimentare felice, che vede l’impiego di un’ampia quota di alimenti di origine vegetale, come frutta, verdura e cereali, considerato un “cult” a livello mondiale. In fondo basta davvero poco per fare la nostra parte: in altre parole, possiamo cambiare molto senza rinunciare a niente, tranne che al richiamo delle cattive abitudini alimentari che arrivano da fuori e che regalano guasti al metabolismo, alla salute e all’ambiente.
Ci dà una mano a connettere cultura alimentare, salute e clima e avviare l’adozione di stili alimentari salutari per l’uomo e rispettosi del pianeta, riducendo l’impatto delle scelte alimentari sull’ambiente e sul cambiamento climatico, il modello della Doppia Piramide (salute e clima) della Fondazione Barilla.

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La Piramide della Salute ordina gli alimenti in 18 gruppi alimentari e in sette strati, secondo la frequenza di consumo raccomandata per la salute delle persone. Alla base, gli alimenti che dovrebbero essere consumati più spesso: frutta, verdura e cereali integrali, seguiti da frutta secca e semi, olii vegetali non tropicali, cereali raffinati a basso indice glicemico e latte fermentato. A seguire, i legumi e il pesce, che sono le fonti preferite di proteine, seguiti da pollame, uova, latte e formaggio. Infine, la carne rossa, i grassi animali e gli olii tropicali, gli alimenti ad alto indice glicemico, i dolci e i prodotti da forno, e la carne processata al vertice, che essendo posizionati negli strati più alti, dovrebbero essere consumati con moderazione.
La Piramide del Clima mostra come la produzione di prodotti di origine animale dia il maggior contributo al cambiamento climatico, rispetto invece ai prodotti di origine vegetale, che hanno un minore impatto ambientale. La piramide del clima si basa sul database del progetto Su-Eatable Life, che classifica i diversi alimenti in base alla loro impronta di carbonio (emissioni di anidride carbonica equivalente), raggruppandoli in 18 gruppi e sette strati, che vanno da un’impronta di carbonio molto bassa a un’impronta molto alta. Gli alimenti che dovrebbero essere consumati più frequentemente per la nostra salute hanno generalmente anche un basso impatto sul clima.

Gli alimenti della doppia piramide
La doppia piramide raccomanda una frequenza di consumo per tutti i gruppi alimentari e mostra il relativo impatto di ciascuno di essi sulla salute e sul clima.
Nella Piramide della Salute, in particolare, gli alimenti sono stati raggruppati in 18 gruppi alimentari, in base prima di tutto al loro impatto sulle malattie cardiovascolari, e più in generale sulla salute, e alla loro origine (animale e vegetale) e alle loro caratteristiche nutrizionali. Questi gruppi sono stati stratificati in sette strati, in base alla loro frequenza di consumo.

Come si vede nell’infografica, nel primo strato troviamo i gruppi di alimenti associati al più alto beneficio sulle malattie cardiovascolari e, più in generale, sulla salute: frutta, verdura e cereali integrali. Due le porzioni giornaliere raccomandate per ciascuno di essi.
Nel secondo strato, i gruppi di alimenti il cui consumo regolare dovrebbe essere incoraggiato ma senza superare una porzione giornaliera per ciascuno: gli alimenti a base di cereali raffinati con un basso indice glicemico, come la pasta o il riso parboiled o l’orzo, così come la frutta secca, il latte fermentato come lo lo yogurt, gli olii vegetali non tropicali come l’olio d’oliva, ma anche olio di mais e di girasole).
Il terzo strato comprende alimenti come i legumi e il pesce, associati a un ridotto rischio di malattie cardiovascolari, da consumare in tre o quattro porzioni a settimana.
Il quarto strato comprende alimenti come pollame, uova, formaggio e latte che non hanno una relazione né benefica né dannosa con il rischio di malattie croniche se la loro assunzione è moderata (non più di tre porzioni a settimana).
Nel quinto strato troviamo alimenti ad alto indice glicemico, come pane bianco, riso raffinato e patate. Il loro consumo dovrebbe essere limitato a non più di due porzioni a settimana.
I grassi animali come burro, gli olii tropicali come l’olio di palma, la carne rossa e dolci e i prodotti da forno, a base di farina raffinata e zucchero, sono collocati nel sesto strato della piramide poiché il loro consumo è associato a un rischio significativamente aumentato di eventi cardiovascolari. Il consiglio è di limitarne il consumo a non più di una volta alla settimana.
Nel settimo strato, ci sono alimenti come le carni processate (salsicce, pancetta, salame), associati a un alto rischio di malattie cardiovascolari e altre malattie croniche e che dovrebbero essere consumati solo occasionalmente.

È stata poi calcolata un’impronta di carbonio mediana di ciascun gruppo alimentare, e i risultanti 18 valori, uno per ciascun gruppo alimentare, sono stati clusterizzati per definire gli strati della piramide del clima: la produzione di prodotti di origine animale, in particolare carne rossa, seguita da formaggi e carni processate, provoca le più alte emissioni rispetto ai prodotti di origine vegetale.

In conclusione, la conoscenza di questi dati ci dice che ognuno di noi può davvero fare molto operando solo alcuni modesti cambiamenti anche solo a partire dal nostro stile alimentare per contribuire al successo del progetto “Far rivivere il pianeta in 10 anni” che lanciato oggi l’UNEP. Basta volerlo.

M. A. Melissari

5 giugno 2021

Alimentazione consapevole

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