Food forest, un approccio al bosco inteso in stretta connessione con l’uomo

Una foresta alimentare è un sistema che si ispira al bosco, progettato per produrre cibo e tanto altro, per soddisfare bisogni e benessere

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Il bosco è un ambiente fertile e ricco di vita; una Food Forest è un sistema che si ispira al bosco e che cerca di produrre cibo, fibre e legna, per soddisfare le necessità degli esseri umani, ma deve anche rimanere in equilibrio con la natura. L’idea di Food Forest è un sistema permanente, dove si piantare alberi da frutto e anche piante erbacee, privilegiando le specie perenni o perennanti (ovvero quelle che permangono più anni e quelle che si auto riproducono). E’ un sistema pressocché autonomo perché non ha bisogno di essere coltivato con interventi continui come l’orto. Come tutti i boschi non si tratta di sistemi statici , quindi ci saranno piante che muoiono e piante che nascono. Si interverrà tagliando una pianta secca, andando a piantare e trapiantare una nuova pianta o integrando dove si creano spazi più aperti, richiedendo perciò un minimo di manutenzione, magari annuale.

Una food forest nasce per autoconsumo, per soddisfare il fabbisogno che può avere una famiglia, o una comunità. Si distingue dalla produzione per ottenere un reddito e questo si riflette nella scelta delle piante, delle varietà, nei sesti d’impianto e nelle tecniche di potatura e coltivazione.
Partendo da un sistema già esistente come può essere un piccolo bosco o un grande bosco, si può intervenire sempre come farebbe la natura e magari si può iniziare a inserire piante che siano complementari a quelle che già ci sono e vedere come integrarle anno per anno. Oppure sostituire man mano le piante con altre specie che hanno funzioni in linea con le esigenze della comunità. Ad esempio alcune piante grandi tipiche del bosco, come ad esempio querce, frassini, faggi, si potrebbero rimpiazzare con alberi da frutto quali castagno, melo, pero, ciliegio o altre piante che possano raggiungere grandi dimensioni. Piante medie potrebbero essere considerate i susini, gli albicocchi, gli agrumi, i fichi, i melograni, insomma tutte le piante che hanno uno sviluppo contenuto e difficilmente diventeranno enormi e così via.

Nel progettare una Food Forest vi sono tre criteri direttamente ispirati dal sistema bosco, che fanno da linee guida: 1) prevalenza di piante perenni e perennanti, cioè piante che una volta
messe a dimora, si instaureranno e rimarranno anche negli anni successivi, senza doverle ripiantare; 2) un sistema in divenire dove c’è ricambio, che richiede solo di poter piantare ogni anno qualche pianta nuova per sostituire quelle morte o eventualmente tagliate perché non ben sviluppate o non ben rispondenti alle necessità; 3) varietà e biodiversità. perché in un bosco generalmente si riconoscono diversi componenti: gli alberi grandi che determinano la struttura, quelli medi arbustivi, le piante più piccole cespugliose, la vegetazione erbacea e quella strisciante, detta tappezzante, le radici e le rampicanti, nonché le piante acquatiche in presenza di stagni o laghetti e i funghi. Oltre ai molti elementi vegetali vi sono poi microrganismi, insetti, animali. Ogni elemento è parte integrante dell’ambiente e l’obiettivo è rendere il sistema quanto più complesso possibile. La biodiversità comporta una ricchezza di elementi differenti che entrano in relazione tra loro e rendono stabile il nostro ecosistema.

Quantità e qualità delle funzioni di una food forest dipendono da come la si progetta. Lo sviluppo del progetto e la scelta delle piante da integrare deve tenere in considerazione molti fattori tecnici di tipo agronomico da incrociare con le esigenze di chi ne usufruirà e possono pertanto essere molteplici, dalla produzione di cibo a quella di legna o di fibre da intrecciare, dalla produzione di erbe aromatiche alle sostanze officinali, alle tinture e, non ultimo, la realizzazione di uno spazio bello e piacevole nel quale raggiungere un benessere psicofisico.
Tra le funzioni positive infatti è da citare il benessere. Quando entriamo in un bosco stiamo bene, è piacevole. Sicuramente è un effetto che possiamo avere a livello psicologico, ma ci sono studi interessanti di medicina forestale che stanno dimostrando come il nostro organismo si modifica a livello fisiologico entrando in un bosco: misurando prima e dopo l’ingresso nel bosco cambiano parametri come battito cardiaco e pressione. La natura fa bene: ecco perché allora è importante considerare la stretta connessione delle piante con gli esseri umani.

di M. A. Melissari

3 agosto 2021

(Fonte: Stefano Soldati – Bosco di Ogigia – Orto da coltivare)

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