Una soluzione italiana e sostenibile alla mancanza d’acqua e contro la siccità

Warka Water è una torre in grado di ricavare acqua dall’aria circostante e può raccogliere fino a 100 litri d’acqua al giorno

La torre Warka Water

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In tempi come questi che vedono periodi di aridità nelle campagne sempre più fequenti a causa del riscaldamento globale, sicuramente la torre Warka Water, costruita con materiali naturali e installata per la prima volta nel 2015 in Etiopia per portare acqua potabile agli abitanti di un villaggio, è uno strumento che trasforma rugiada e nebbia in acqua.
Può essere una risposta intelligente ed economica – sebbene circoscritta – ai periodi di siccità che si possono verificare anche in altre aree del pianeta. Infatti oggi è arrivata al suo quarto modello ed è stata installata in altre parti del mondo.

Il progetto è nato dall’idea di un architetto, Arturo Vittori, che durante un viaggio in Etiopia aveva visto donne e bambini camminare per chilometri per trovare e portare al villaggio acqua non potabile che condividevano con gli animali della zona.
Vittori insegna all’Illinois Institute of Technology of Chicago, studia la conformazione dei sistemi viventi per risolvere problemi complessi.
La torre raccoglie sia l’acqua piovana che quella presente nell’atmosfera ricavandola dall’umidità e dalla condensa prodotta dagli sbalzi di temperatura. La struttura favorisce la condensazione dell’aria, intrappola le gocce di rugiada e raccoglie l’acqua pluviale, con l’obiettivo di fornire acqua potabile. Non risolve da solo il problema dell’accesso alla preziosa risorsa, ma il sistema riesce a fornire una media di 100 litri di acqua potabile al giorno. L’acqua raccolta viene poi filtrata e distribuita tra gli abitanti del villaggio.

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La torre è composta da una rete, una tettoia per trattenere la rugiada e una cisterna per la raccolta dell’acqua e viene assemblata a mano dagli abitanti dei villaggi, senza il supporto di nuove tecnologie per conservare le tradizioni del posto e tramandarle alle nuove generazioni.

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L’invenzione prende il nome dall’albero di fico, “Warka”, un simbolo per il popolo etiope dove, sfruttando l’ombra del grande albero, si raduna in assemblea la comunità. Così come l’albero, anche la torre svolge una funzione sociale. Infatti, nei modelli più recenti, la torre presenta dei pannelli solari per produrre energia elettrica. Le persone hanno così la possibilità di ricaricare dispositivi elettronici e utilizzare l’illuminazione per poter svolgere delle attività anche dopo il tramonto mentre l’acqua ricavata può essere utilizzata anche per coltivare un piccolo orto.

L’evoluzione del progetto Warka Water racchiude in sé la visione dell’architettura in grado di generare risorse e non di consumarle. La torre è senza dubbio un sistema applicabile ad aree circoscritte e ci si domanda come possa essere replicato a livello più ampio. “Affinché il progetto possa svilupparsi su vasta scala e grandi numeri, ci sono certamente degli ostacoli – ha dichiarato l’Arch. Vittori in una intervista – si tratta di un progetto innovativo ed è quindi normale che incontri difficoltà di tutti i tipi, tecniche, sociali, culturali, politiche, per cui stiamo imparando piano piano a far tesoro dell’esperienza per andare avanti. Il progetto può essere pensato e realizzato su larga scala ed è questo l’obiettivo, perché il problema della scarsità idrica tocca tutti i continenti, non è un problema locale o nazionale. Questo, però, non è un dispositivo, non è un prodotto pensato per essere realizzato in modo industriale e distribuito su larga scala ma, al contrario, è un lavoro che viene fatto all’interno delle comunità e con le comunità. Le comunità rurali sono tutte diverse per cultura, storia, contesto geografico, per cui la forma e le caratteristiche di questo sistema di raccolta d’acqua dall’atmosfera spesso mutano, cambiano, si adattano alle condizioni locali. La visione su larga scala prenderà perciò del tempo, perché il progetto vuole e deve essere integrato con le comunità, utilizzando le loro tecniche e i loro materiali.”

di M. A. Melissari

18 agosto 2021

Scelte sostenibili – Innovazione

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