Il pregiato cedro del libano.La leggenda dei tre alberi

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Antichi alberi – Cedrus libani

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Cedrus libani. Il cedro del libano ha fatto grandi i fenici. Questo popolo preellenico divenne leggendario tra i sui contemporanei. Le antiche fonti si stupiscono delle abilità nautiche di questo popolo. Erodoto nel V libro delle sue storie ci racconta l’impresa di un popolo che era riuscito a circumnavigare un intero continente. I fenici, erano riusciti, primo popolo al mondo, nel periplo dell’Africa! Ci erano riusciti perché avevano buone navi. Di cedro.
Il cedro e immarcescibile, resinoso, resistente e balsamico. I tronchi possono arrivare a 45 metri di lunghezza.
E un legname talmente pregiato che Nabucodonosor Re di Babilonia (XI secolo a.c.) fece costruire un canale sull’Arakhtu per poter sfruttare le risorse del lontano Libano.
Salomone dovette edificare il tempio di Gerusalemme “intorno” ad un tronco formato dall’unione di un germoglio di pino, uno di rovere e uno di cedro, non potendolo utilizzare come materiale da costruzione perché non si riusciva a tagliarlo. Fu nel legno di quest’albero che si intaglio’, secondo la tradizione, la Croce.

Paulo Coelho ci tramanda una leggenda che chiarisce bene il valore attribuito a questo maestoso albero:

Racconta una vecchia leggenda che nelle belle foreste del Libano antico nacquero tre cedri. Come tutti sappiamo, i cedri impiegano molto tempo per crescere e questi alberi trascorsero interi secoli riflettendo sulla vita, la morte, la natura e gli uomini.
Assistettero all’arrivo di una spedizione da Israele inviata da Salomone e, più tardi, videro la terra ricoprirsi di sangue durante le battaglie con gli Assiri. Conobbero Gezabele e il profeta Elia, mortali nemici. Assistettero all’invenzione dell’alfabeto e si incantarono a guardare le carovane che passavano, piene di stoffe colorate.
Un bel giorno, si misero a conversare sul futuro.
Dopo tutto quello che ho visto – disse il primo albero – vorrei essere trasformato nel trono del re più potente della terra“.
A me piacerebbe far parte di qualcosa che trasformasse per sempre il Male in Bene“, spiegò il secondo.
Per parte mia, vorrei che tutte le volte che mi guardano pensassero a Dio” fu la risposta del terzo.
Ma dopo un po’ di tempo apparvero dei boscaioli e i cedri furono abbattuti e caricati su una nave per essere trasportati lontano. Ciascuno di quegli alberi aveva un suo desiderio, ma la realtà non chiede mai che cosa fare dei sogni. Il primo albero servì per costruire un ricovero per animali e il legno avanzato fu usato per contenere il fieno. Il secondo albero diventò un tavolo molto semplice, che fu venduto a un commerciante di mobbili. E poiché il legno del terzo albero non trovò acquirenti, fu tagliato e depositato nel magazzino di una grande città.
Infelici, gli alberi si lamentavano: “Il nostro legno era buono, ma nessuno ha trovato il modo di usarlo per costruire qualcosa di bello!“.
Passò il tempo e, in una notte piena di stelle, una coppia di sposi che non riusciva a trovare un rifugio dovette passare la notte nella stalla costruita con il legno del primo albero. La moglie gemeva in preda ai dolori del parto e finì per dare alla luce lì stesso suo figlio, che adagiò tra il fieno, nella mangiatoia di legno. In quel momento, il primo albero capì che il suo sogno era stato esaudito: il bambino che era nato lì era il più grande di tutti i re mai apparsi sulla Terra.
Anni più tardi, in una casa modesta, vari uomini si sedettero attorno al tavolo costruito con il legno del secondo albero. Uno di loro, prima che tutti cominciassero a mangiare, disse alcune parole sul pane e sul vino che aveva davanti a sé. E il secondo albero comprese che, in quel momento, non sosteneva solo un calice e un pezzo di pane, ma l’Alleanza tra l’uomo e la Divinità.
Il giorno seguente prelevarono dal magazzino due pezzi del terzo cedro e li unirono a forma di croce. Lasciarono la croce buttata in un angolo e alcune ore dopo portarono un uomo barbaramente ferito e lo inchiodarono al suo legno. Preso dall’orrore, il cedro pianse la barbara eredità che la vita gli aveva lasciato.
Prima che fossero trascorsi tre giorni, tuttavia, il terzo albero capì il suo destino: l’uomo che era inchiodato al suo legno era ora la Luce che illuminava ogni cosa. La croce che era stata costruita con il suo legno non era più un simbolo di tortura, ma si era trasformata in un simbolo di vittoria.
Come sempre avviene con i sogni, i tre cedri del Libano avevano visto compiersi il destino in cui speravano, anche se in modo diverso da come avevano immaginato.
Paulo Coelho.

La sua resina, molto aromatica, era considerata caustica per i corpi vivi, ma capace di preservare i cadaveri dal “verme inconfutabile” e veniva perciò usata per imbalsamare i defunti. L’essenza ottenuta dalla distillazione del legno figurò a lungo in terapia, col nome di libanolo, per curare le infezioni urinarie. Nell’uso moderno, in gemmoterapia, i germogli del cedro del Libano sono prescritti nell’eczema secco, per calmare il prurito.
Il cedro é una conifera ed é monoico cioè possiede sia coni maschili che femminili sulla stessa pianta ed è una aghifoglia. Il fogliame é perenne e i singoli aghi vivono un paio di anni prima di cadere a terra.
I coni maschili a maturità producono tanto polline da spolverare di giallo il suolo ai piedi dell’albero. Da noi si vede bene questo effetto perché é una specie importata a partire dal XVIII secolo, i cui semi non germinano nelle condizioni ambientali italiane. La quasi totalità degli esemplari e di origine vivaistica e va a formare le alberature di parchi, giardini, aree di sosta etc.
I coni femminili (strobili) impiegano 2 anni dalla fecondazione per maturare e da legnosi, crescono fino a sfaldarsi per liberare i semi alati.
Gli aghi delle conifere sembrano semplici ma sono potentissime macchine multifunzione. Se si seziona trasversalmente un ago si possono notare decine di strutture, canali, vacuoli, corpuscoli.
Vediamo così l’epidermide, pluristratificata e costituita da cellule a lume piccolo e parete molto spessa che, oltre a conferire robustezza all’ago, rendendolo pungente, forma uno strato impermeabile che lo protegge dal disseccamento; gli stomi, microscopiche aperture dell’epidermide che consentono all’aria di penetrare nell’ago, portando l’anidride carbonica necessaria alla fotosintesi; il tessuto clorofilliano, una vera fabbrica chimica che occupa gran parte della foglia producendo zuccheri da anidride carbonica, acqua e sali minerali; il fascio vascolare centrale, costituito da vasi legnosi (che portano alla fabbrica le materie prime prelevate dalle radici) e vasi cribrosi (che ridistribuiscono a tutta la pianta i prodotti della fotosintesi); il tessuto di trasfusione che consente il trasporto di fluidi dai vasi legnosi al parenchima clorofilliano e, da questo, ai vasi cribrosi; i canali resiniferi, strumenti di ‘guerra chimica’ usati come diserbanti (alla caduta degli aghi) per eliminare dal terreno le specie concorrenti per il rifornimento di materie prime (ciò spiega perché sotto le pinete non cresce erba).
Un tempo il monte Libano era coperto da una mastosa foresta di cedri tanto che “Libano” era il nome sia della pianta che del monte con significato sinonimico. Oggi queste foreste sono quasi scomparse a testimonianza dello sfruttamento a cui sono state sottoposte nei secoli ma il cedro ha trovato nuova vita in altri territori grazie ad azioni di rimboschimento. In sardegna il cedro rappresenta una essenza forestale molto utilizzata perché dimostratasi resistente ed adatta al clima dell’isola.

Massimo Luciani – Etnobotanica

29 agosto 2021

Foto: Massimo Luciani

Storie di alberi e piante

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