La Mimosa: all’apparenza fragile e delicata, dimostra invece una grande forza vitale

Acacia dealbata. La mimosa, si sa, é il fiore simbolo della festa della donna. Non internazionalmente, solo in Italia. L’usanza si origino’ alla fine della seconda guerra mondiale a Roma e fu un’idea delle parlamentari Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei. L’ 8 Marzo é la data , unificata, di celebrazione della donna, dal 2′ congresso delle donne comuniste del 1921 svoltosi a San Pietroburgo anche se la celebrazione era nata già negli Stati Uniti d’America 13 anni prima in occasione di un raduno delle donne socialiste svoltosi al Garden Theater di Chicago dove il partito teneva conferenze settimanali. Il 3 marzo del 1908 mancò il conferenziere e la socialista Corinne Brown seppe approfittarne per organizzare la prima giornata delle donne.

L’acacia dealbata é originaria del sud dell’Oceania ed é stata introdotta in Europa solo all’inizio del XIX secolo a scopo ornamentale. Non possiede grandi proprietà medicinali, se non qualche tannino nella corteccia ma i fiori, profumatissimi, si possono candire.

É una pianta stupenda, all’apparenza fragile e delicata, che dimostra invece una grande forza vitale, una vigorosa crescita ed una vivace tendenza a produrre polloni. Questo, insieme alla predilezione per i suoli tendenzialmente acidi la rende pronta a reagire in caso di incendio. Teme il freddo prolungato e cresce quindi bene solo in luoghi temperati. La particolare forma e distribuzione delle foglie, paripennate e divise in 2 ordini, tipiche della famiglia, la rendono molto graziosa anche quando é priva degli splendidi racemi che sorreggono le infiorescenze globose. Queste a maturità assumono un aspetto piumoso per via dei numerosi, lunghi stami che le ricoprono. Sull’asse centrale delle foglie sono presenti minuscoli nettarii extrafiorali che producono sostanze zuccherine con lo scopo di attirare le formiche che diventano così il “corpo di guardia” della pianta e la difendono da diversi attacchi parassitari.

Queste sostanze zuccherine prodotte dai tessuti verdi sono comuni a tutto il genere Acacia al quale appartengono infatti numerose specie produttrici di gomma. La nostra, vanagloriosa, parentesi Imperialista ha beneficiato di questa peculiarità ed in tempi di autarchia, la produzione di gomma dalle acacie africane ci ha procurato qualche beneficio.
Il suo nome comune é piuttosto fuorviante perché scientificamente il genere Mimosa si riferisce ad altre Mimosaceae come la M. pudica che ha la caratteristica di ritrarre, chiudere le foglie che vengono sfiorate. Lo stimolo si propaga da foglia a foglia su uno stesso ramo e non poteva che ispirare il simbolo della Pudicizia, da cui il nome.

L’Acacia dealbata invece simboleggia il passaggio dalla morte ad uno stato di luce ed è un simbolismo comune a tutte le acacie che hanno rappresentato l’idea di resurrezione sin dalle religioni precristiane e nelle Chiese primitive d’Oriente e d’Egitto. Simbolismo che si é mantenuto anche nelle società ermetiche Medievali e nella Massoneria.
L’etimologia del nome Acacia é incerta. Sembra derivi dal greco “a-cachia” cioe’ “senza negatività, senza macchia” o anche “candore” e da “de albata” cioè non bianca, quindi “candore non bianco” un ossimoro che ben si addice al genere femminile relegato, fino a pochi anni fa’, al solo ruolo di Madonna delle Virtù: fuorviante, limitante e ingiusto.

di Massimo Luciani – Etnobotanica

8 marzo 2022

Storie di alberi e piante

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