Uni Tor Vergata: la sostenibilità declinata nella ricerca e nell’educazione

WALK4FOOD, Passeggiata di educazione alimentare nell’Orto Botanico di Uni Tor Vergata – 11 marzo 2022: dalle piante il benessere e la salute del pianeta e dell’uomo: biodiversità, alimentazione, innovazione

Temperatura dolce (14°), sole, una gradevole brezza per accompagnare la passeggiata (4 KM) di una compagnia di esploratori della natura nell’Orto botanico dell’Università di Tor Vergata (giovane, ma il più grande tra quelli universitari europei), alla scoperta della sua bellezza e ricchezza, di storie e segreti della vita vegetale e di quanto questa sia essenziale per l’alimentazione, la salute e la sopravvivenza dell’uomo e di tutte le specie che abitano il pianeta.
In compagnia di studenti e professori dell’Ateneo e visitatori di ogni età, abbiamo camminato (ben distanziati) lungo un percorso interrotto da alcune soste nelle varie aree dell’orto (la sezione delle specie autoctone, la collezione delle gimnosperme con circa 150 varietà di pini a rischio provenienti da diversi continenti, il “giardino biblico” per la collezione di piante provenienti dalla Palestina): il Dott. Braglia, coordinatore delle attività dell’orto, ha raccontato la storia, illustrando la qualità e la funzione e anche la capacità di resilienza delle piante presenti, con una narrazione che ha reso evidente il rapporto di interdipendenza che lega le specie viventi in un unico insieme.

Conservare e proteggere la biodiversità
Il racconto è partito dalle origini, gli scopi e l’evoluzione degli orti, per giungere all’attuale ruolo di conservazione e tutela della biodiversità pesantemente insidiata dalla trasformazione dei nostri stili di vita, soprattutto la biodiversità vegetale perché le piante non possono spostarsi e migrare per rispondere alle minacce di estinzione. Per questo obiettivo si sono realizzate le Banche dei semi in cui si conservano i semi di flora autoctona e soprattutto, oggi, i semi di interesse agroalimentare nell’ambito di un progetto internazionale. Nelle isole Svalbard, un arcipelago norvegese nell’oceano Artico, le collezioni di germoplasma inviate da tutti gli orti botanici del mondo sono ospitate in un gigantesco caveau scavato nel permafrost. È importante la conservazione dei semi perché si è ridotta la coltivazione delle specie di piante che originano i nostri cibi e che, nel tempo, sono state selezionate e progressivamente modificate dall’uomo per fini alimentari allo scopo di rispondere alle sempre maggiori necessità di una popolazione mondiale in forte e sistemica crescita, una varietà ridotta che oggi contribuisce all’80% del fabbisogno alimentare. Dunque, se queste relativamente poche specie cominciano a soffrire di problemi di adattamento ai cambiamenti climatici, si rischia di rimanere a corto di cibo. Per questo si conservano i semi di tutte le specie autoctone e le cultivar antiche in modo che non si perdano le relative infomazioni genetiche contenute all’interno del loro DNA, che si sono evolute naturalmente in milioni di anni e che le hanno rese capaci di sopravvivere ai molteplici problemi dovuti ai cambiamenti già affrontati e risolti in questo lungo tempo. Informazioni che invece le specie selezionate e modificate potrebbero aver perso. Questo è uno dei significati della conservazione della biodiversità che gli orti svolgono a cui si aggiunge anche la coltivazione e la cura delle collezioni viventi in comparti dei giardini progettati su basi scientifiche: prime tra tutte le aree per la conservazione della biodiversità autoctona della nostra regione dal punto di vista agroalimentare e naturale, e altre sezioni del giardino dedicate alle collezioni di specie anche non originarie dell’Italia che vengono conservate perché minacciate a vario titolo fino al pericolo di estinzione.
Durante la passeggiata abbiamo assistito, infatti alla piantumazione di un albero ed a predisporne la crescita in maniera sostenibile. In questo caso un “Pinus Radiata”, il pino di Monterey, un’aggraziata pianta di origine californiana che si sviluppa in natura solamente in una piccola area di 30 chilometri quadrati e che fino a poco tempo fa era inserita nella lista rossa delle specie minacciate ma a livello di rischio minimo. Al momento attuale invece, dopo un aggiornamento delle lista nel 2011, è stata definita come pianta a rischio di estinzione elevato: in brevissimo tempo dunque grazie ai cambiamenti climatici che ha subito.

La piantumazione di un “Pinus Radiata” specie californiana ad alto rischio di estinzione –
Dr Roberto Braglia, Coordinatore delle attività dell’Orto botanico

Ricerca e innovazione per la sostenibilità
Oltre alla conservazione delle specie, altre sperimentazioni sono dedicate alla fito-depurazione, al fito-rimedio all’inquinamento ambientale e all’abbattimento della CO2, perché le piante sono individui che svolgono da sempre, naturalmente, un ruolo fondamentale per questi scopi. Si sono evolute in milioni di anni in cui la terra ha subito variazioni climatiche importanti, per esempio anche inquinamenti da metalli pesanti dovuti alle eruzioni vulcaniche che si sono succedute: la maggior parte delle piante dunque conserva la capacità di sottrarre dal suolo questi metalli e anche dall’aria molecole inquinanti. Le piante, è risaputo, sono delle spugne di anidride carbonica, se ne nutrono per la generazione dei loro tessuti e quindi sono le uniche capaci di assorbire la CO2 che invece noi produciamo. La ricerca si sta perciò impegnando a cercare di ampliare queste innate proprietà da trasferire anche in nuove varietà. Un tema che raccoglie un forte impegno dei ricercatori e che è stato centrale nel corso della passeggiata è stata la sostenibilità dal punto di vista delle metodiche di coltivazione, vale a dire come l’agricoltura si possa evolvere in modo sostenibile grazie a tecnologie legate ai bio-concimi e nano-concimi ingegnerizzati per avere basso se non zero impatto sull’ambiente, allo sviluppo di nuove tecniche di agricoltura e alla produzione di cibo di qualità.

L’Arch. Stefano Bocchino, Dir. Ufficio per lo Sviluppo Sostenibile dell’Università Tor Vergata e
la Prof.ssa Laura Di Renzo, Direttrice della Scuola di Specializzazione nella Scienza dell’Alimentazione dell’Università di Tor Vergata

La sostenibilità alimentare della dieta mediterranea e la salute
Ovvero il pericolo per la salute rappresentato dall’uso indiscriminato di sostanze chimiche di sintesi nelle coltivazioni e nelle produzioni industriali destinate all’alimentazione. Questo l’altro importante tema curato dalla Prof.ssa Laura Di Renzo, Direttrice della Scuola di Specializzazione nella Scienza dell’Alimentazione dell’Università di Tor Vergata: spunti di riflessione illuminanti per guidarci a mantenerci in salute nel nostro percorso di vita, che ci ha anticipato in un’intervista con queste parole:
“Questa è la giornata del WALK4FOOD, che potremmo definire la giornata del Camminiamo e Mangiamo. Noi siamo una macchina che consuma e che, nello stesso tempo, spende. Perciò abbiamo bisogno non solo di alimentarci ma anche di nutrirci ed è fondamentale che l’atto che ci tiene in vita, l’atto del mangiare diventi sostenibile per l’ambiente e per la nostra salute. Lo possiamo fare se siamo in grado di recuperare le tradizioni che abbiamo perso, recuperiamo la nostra dieta mediterranea e il consumo di cibo locale e di stagione, perché il concetto di globalizzazione che ci ha portato a consumare prodotti che vengono da tutto il mondo, senza nulla togliere alle produzioni agricole, zootecniche e alla pesca degli altri Paesi, in realtà ci fa perdere non solo dal punto di vista culturale e di tradizione, ma soprattutto dal punto di vista della qualità e della salute. Pesticidi, fertilizzanti chimici, erbicidi (pensiamo per esempio alla diffusione del glifosato) passano nelle produzioni e quindi li ingeriamo continuamente. L’ingestione ci porta ad alterazioni del nostro microbiota intestinale e ne conseguono malattie cronico degenerative: obesità, patologie cardiovascolari, diabete, malattie neurologiche. Riportiamo nel piatto qualità nutrizionale, qualità delle produzioni, riportiamoci alle tradizioni mediterranee e, contemporaneamente uniamo due processi: oggi va di moda una definizione “One Health” che vuol dire salute dell’ambiente, salute del mondo, salute per noi. Assolutamente questa è la prima cosa di cui dobbiamo essere consapevoli da cittadini e da consumatori. Intanto dobbiamo eliminare l’idea che dieta vuol dire privazione: significa invece moderazione, mangiare secondo quanto consumiamo: dieta è uno stile di vita che insieme alla sostenibilità dei nostri cibi e dei nostri pasti unisce anche il movimento attivo come il camminare, muoversi, ballare, nuotare che è diventato ormai una prescrizione medica per mantenerci in salute. Questi sono concetti semplici che però dobbiamo rinverdire ogni giorno”.

In conclusione la passeggiata è stata una bella esperienza. Constatare di persona che un’università romana, l’Università di Tor Vergata ha saputo mettere a frutto così positivamente l’ampia disponibilità di territorio del suo insediamento, la competenza degli scienziati che vi insegnano e la collaborazione con le strutture nazionali e locali al servizio dello sviluppo sostenibile è stato più che confortante per chi ha a cuore l’ambiente. L’Ufficio per lo Sviluppo Sostenibile dell’Università Tor Vergata, istituito nel febbraio del 2019, raccoglie e coordina le diverse attività di questo settore con l’obiettivo di introdurre nel Campus innovative tecnologie green, contribuire alla realizzazione di progetti finalizzati alla sostenibilità e, non ultimo, offrire potenziali nuovi servizi alla comunità universitaria e non solo, favorendo percorsi di crescita e cultura ambientale per i giovani. L’Architetto Stefano Bocchino che lo dirige ci ha detto che l’Ufficio è stato costituito “sull’onda della RUS, la Rete delle Università Sostenibili, che nel convegno del giugno 2019 ha istituito la figura del “Capacity Building” che si interessa della sostenibilità nell’ateneo e, con un budget dedicato, realizzare iniziative in collaborazione con i docenti per sponsorizzare le loro ricerche e divulgarle, e devo dire che il nostro sito è diventato ormai un “focal point” dell’Università. Un grosso contributo a questa istituzione lo ha dato il Prof. Enrico Giovannini, che ha voluto questo Ufficio e, nonostante i suoi numerosi impegni ministeriali, continua a confrontarsi sulle sue varie attività. L’ufficio si relaziona anche con le associazioni degli studenti raccogliendo idee, progetti e iniziative che verranno divulgate in un evento a maggio. Insomma posso essere ragionevolmente soddisfatto perché vedo la partecipazione e la soddisfazione in Ateneo rispetto al lavoro che stiamo facendo e anche del rapporto di confronto non competitivo e diretto di scambio di informazioni e di competenze con le altre prestigiose università italiane che aderiscono al RUS in tutti i settori della sostenibilità.”

di M. A. Melissari

12 marzo 2022

Scelte sostenibili – Storie di alberi e piante

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