Acque sotterranee, un’invisibile fondamentale riserva per la vita da proteggere

Una riflessione sull’acqua e sui metodi di approvvigionamento in questa fase di pericolosa siccità: in Italia le acque sotterranee sono le più utilizzate per l’approvvigionamento di acqua, ma sovra-sfruttamento, inquinamento da attività umane e cambiamenti climatici rendono sempre più vulnerabili queste preziose risorse idriche

Il rapporto tra uomo e acqua è antico e complesso. Dalla preistoria ai giorni nostri, l’uomo ha imparato a gestire questa fondamentale risorsa per il proprio uso e consumo, arrivando a costruire opere specifiche per l’approvvigionamento ed il controllo delle acque come pozzi, canali di drenaggio, dighe e acquedotti. L’utilizzo di acqua non si limita solamente al consumo umano, ma è indispensabile anche per diversi settori come agricoltura, riscaldamento e raffreddamento industriale, turismo e molti altri settori produttivi.

Una grande riserva rinnovabile di acqua, una delle più sfruttate, si trova sotto i nostri piedi, a decine o centinaia di metri. Viene definita acqua sotterranea o di falda e, invisibile ai nostri occhi, è fondamentale per la vita e gli equilibri sulla terra.
Quando piove, l’acqua che arriva sul terreno può prendere diverse strade. Una parte tramite ruscellamento sul terreno raggiunge direttamente le acque superficiali, un’altra parte si infiltra nel terreno, dove può essere utilizzata dalla vegetazione o evaporare e tornare in atmosfera. Una parte, però si infiltra in profondità, attraversa la zona insatura fino a raggiungere una superficie d’acqua, dove il terreno inizia ad essere saturo, detta acqua di falda o sotterranea.
Le falde sono ovunque e rappresentano circa il 30% dell’acqua dolce presente sulla terra, il restante 69% si trova intrappolato nelle calotte glaciali e nella neve di montagne/ghiacciai, l’1% in acque superficiali (fiumi e laghi).
L’acqua di falda è dunque una risorsa naturale molto importante. In media, un terzo dell’acqua dolce consumata per tutti gli usi a livello globale è costituita da queste acque, che contribuisce anche per circa il 50% dell’acqua potabile utilizzata globalmente. In alcune parti del mondo si possono raggiungere percentuali molto più alte: ad esempio in Danimarca il 99% dell’acqua potabile utilizzata deriva da falde acquifere, a Città del Messico il 95% della popolazione dipende da acque sotterranee per tutti i propri bisogni.
É anche una delle fonti di acqua principali per l’industria agroalimentare: si stima che il 43% dell’acqua utilizzata per l’irrigazione a livello mondiale venga prelevata dalle falde. In un anno vengono estratti globalmente 1.000 km3 di acqua dalle falde, pari a 20 volte il volume del Lago di Garda: il 67% viene utilizzato in agricoltura (e in generale nell’industria del cibo), il 22% viene utilizzato per usi domestici, l’11% nell’industria.

Utilizzo globale acque di falda, elaborazione Legambiente su dati IGRAC

Le acque di falda contribuiscono al mantenimento del livello e del flusso in fiumi, laghi e zone umide, soprattutto nei periodi di siccità. Infatti, in molti fiumi il deflusso vitale dipende per circa il 50% da acque sotterranee; questa percentuale può arrivare al 90% in periodi di magra. Di conseguenza, anche la qualità delle acque superficiali dipenderà molto dalla qualità delle acque sotterranee che la alimentano.
Tali preziose riserve di acqua che si trovano nel sottosuolo sono per natura rinnovabili e di buona qualità, ma hanno tempi di ricarica molto lunghi. Questa caratteristica gli viene conferita dalla loro localizzazione negli strati non superficiali della terra e, in alcuni casi, si trovano così in profondità da non essere interessata dall’attività antropica per migliaia di anni. Tuttavia, il prelievo delle acque sotterranee non richiede molto spesso grandi investimenti in infrastrutture di estrazione e materiale per il trattamento: e questo ne ha reso economicamente conveniente l’uso e per questo è importante riuscire a trovare il giusto equilibrio tra la quantità di estrazione e i tempi di ripristino del livello della falda acquifera in modo tale da evitare il sovra- sfruttamento della risorsa e le sue possibili contaminazioni. A causa della sua scarsa mobilità, infatti, l’impatto delle attività antropiche su di essa può durare per molto tempo: se una falda viene inquinata, le sostanze presenti vengono trasportate e possono percorrere anche lunghe distanze fino ad arrivare alla sorgente, al fiume o nell’acqua superficiale determinando un potenziale rischio per l’ambiente e le persone. Anche i cambiamenti climatici hanno un impatto sulle acque sotterranee: la quantità dell’acqua superficiale disponibile è in diminuzione e siamo sempre più dipendenti dalle acque sotterranee. Anche per questo è importante cercare di utilizzarle in modo sostenibile, evitando di sfruttarle in maniera eccessiva e di inquinarle. Quindi l’acqua di falda non deve essere vista solo come una riserva inesauribile di acqua, ma deve essere riconosciuto e protetto il suo valore ambientale.
In caso di grandi aree contaminate, spesso la loro bonifica o messa in sicurezza è molto lenta e non si riescono ad eliminare completamente le sostanze inquinanti dalle acque, tantomeno a fermare le fonti dell’inquinamento stesso. Il carattere nascosto di queste acque contribuisce alla difficoltà nell’individuare e caratterizzare le fonti dell’inquinamento e anche nella bonifica stessa. Per questo è fondamentale cercare il più possibile di prevenire ogni possibile fonte di inquinamento per le acque sotterranee.
Buona parte dell’acqua deriva dalle acque di falda anche a livello europeo dove circa l’80% del consumo di acqua dolce deriva da fiumi e acque sotterranee: secondo i dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente1 (EAA), vengono usati annualmente circa 243 miliardi di metri cubi di acqua per le sole attività economiche, una cifra corrispondente a circa sei volte il Lago Maggiore. Metà dell’acqua impiegata per usi produttivi è utilizzata per il raffreddamento nel settore di produzione energetica (44% dell’acqua estratta che viene poi rilasciata nella maggior parte dei casi nei corsi d’acqua), mentre la maggior parte di quanto rimane va alle industrie metallurgiche, alimentari e della carta e infine il 17% è destinata agli usi civili ( (utenze domestiche, settore pubblico e piccole imprese).
Anche se all’incirca il 58% dell’acqua complessivamente prelevata viene restituita all’ambiente, questa risulta essere alterata rispetto alle sue qualità iniziali, fino a diventare spesso inquinata.
L’acqua è indispensabile oltre che per l’uomo e la sua salute anche per la salute di piante e animali, regolando gli equilibri che governano questi delicati ecosistemi. Nonostante l’importanza di questa risorsa, però, si sente sempre più parlare di stress idrico, siccità diffusa e di scarsa qualità dell’acqua proprio per l’impatto delle attività umane su di essa. Urbanizzazione, crescita demografica, inquinamento e cambiamenti climatici stanno mettendo a rischio quantità (sovrasfruttamento e siccità) e qualità (inquinamento ed eutrofizzazione) dell’acqua a nostra disposizione.

Lo stato delle acque sotterranee in Italia
In Italia le acque sotterranee sono le più utilizzate per l’approvvigionamento di acqua (84,8% nel 2018), seguite da prelievi in acque superficiali (15,1%), una minima parte di prelievi da acque marine o salmastre (0,1%;). Scendendo su scala regionale, in Valle d’Aosta e Umbria si arriva al 100% di prelievi per uso civile da acque sotterranee. In generale, nel 2018 il prelievo di acqua per uso civile è diminuito rispetto al 2015: il valore medio annuo per abitante a livello nazionale è di 419 L/ab/giorno, con valore massimo raggiunto in Molise (2023 L/ab/giorno) e minimo in Puglia (116 L/ab/giorno).

Fonti prelievo idrico per uso civile in Italia, elaborazione Legambiente su dati ISPRA 2018

Dal Rapporto “European Waters 2018” (EEA [7]) emerge che un terzo delle falde acquifere in Italia è in pessime condizioni, solo il 58% delle acque sotterranee sono in buono stato, contro il 74% di media dell’UE.
Le sostanze chimiche presenti nelle acque di falda ne caratterizzano il cosiddetto chimismo fino a poter determinare delle limitazioni nell’uso delle acque stesse. Le limitazioni possono essere dovute a livelli naturali di alcune sostanze troppo alti per la nostra salute, oppure a livelli troppo alti portati da fonti inquinanti. Infatti, le sostanze monitorate vengono suddivise in due categorie, quelle di origine antropica e quelle di possibile origine naturale.
Nel 2019 sono stati effettuati dall’ISPRA 3.830 monitoraggi per le acque sotterranee. Per quanto riguarda le sostanze di origine antropica, nell’82,5% dei monitoraggi non sono stati rilevati superamenti, il 15% ha superamenti per 1 sola sostanza e il 2,5% per due o più sostanze. Nel periodo 2018-2019, le sostanze considerate critiche a livello nazionale per lo stato chimico sono complessivamente 34. Le più presenti sono: triclorometano, nitrato, dibromoclorometano, bromo diclorometano, tricloroetilene, tetracloroetilene. Il DM 06.07.2016 ha introdotto il monitoraggio dei perfluorurati. Di questi, il PFOA (acido perfluoroottanoico, un tensioattivo impiegato nella produzione dello strato superficiale dei tegami ed anche in tanti altri oggetti che abbiamo comunemente nelle nostre case) è stato ritrovato nelle acque sotterranee di 12 regioni e 2 provincie autonome (Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Bolzano, Trento, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Campania, Basilicata e Sicilia) in aumento rispetto alle rilevazioni del 2017.
Per le sostanze di possibile origine naturale (determinate anche dal contenuto salino delle acque di pioggia che si infiltrano) nel 17,8% vi è 1 sola sostanza che supera i limiti, mentre nel 14% ci sono 2 o più sostanza che superano i limiti. Le sostanze più presenti sono risultate essere: ione ammonio, arsenico, solfato, nichel, cloruro.
Del 2020 è il “Rapporto Nazionale sui Pesticidi nella Acque” dell’ISPRA, il quale indaga la presenza solo di pesticidi sia nelle acque superficiali che sotterranee. Sono state cercate complessivamente 426 sostanze e ne sono state trovate 299 (il 70%). Gli insetticidi sono la classe di sostanze più rinvenute, a differenza del passato, quando erano gli erbicidi. Su 4.775 punti di campionamento 2.795 riguardavano le acque sotterranee, le quali sono state interessate dalla presenza di contaminanti per il 32,2%. In generale si riscontrano quantità più elevate nelle acque del Nord Italia, complice sia la maggiore concentrazione di attività agricole ed industriali, sia l’elevata disomogeneità nella rete di monitoraggio, molto più fitta nei territori del settentrione al contrario di centro e meridione nei quali risulta ancora inefficace.
Sono dunque diversi i casi di falde inquinate in Italia, per i quali la fonte è ben conosciuta ma che comunque continuano ad essere un pericolo per l’ambiente e la salute delle persone che da queste falde dipendono per i bisogni idrici. Nonostante l’opposizione e l’attivismo di associazioni e cittadini, non sempre si trovano delle soluzioni che mirino alla salvaguardia e al ripristino dell’ambiente.

Inquinamento dovuto a scarichi che raggiungono le acque sotterranee e sovra-sfruttamento sono i due pericoli maggiori, che portano spesso a limitazioni di utilizzo delle falde stesse, seguiti dal consumo di suolo che ne rallenta la ricarica. L’Inquinamento è dovuto a sostanze chimiche e tossiche provenienti da acque di scarico non trattate, dagli affluenti industriali e dalla fuoriuscita di pesticidi e scorie varie dai campi agricoli, mentre i quantitativi d’acqua sotterranea utilizzati crescono di anno in anno in maniera rilevante, superando spesso la capacità di alimentazione delle falde e la possibilità di aumentare le forniture d’acqua ha ormai quasi raggiunto il limite in molte aree del pianeta. Per questo la loro tutela e salvaguardia è di fondamentale importanza, come viene ribadito anche negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG6) che mirano a garantire universalmente l’accesso ad acqua pulita e potabile e gestire in modo sostenibile questa risorsa rinnovabile. Anche secondo le Nazioni Unite molte falde a livello mondiale sono gestite in maniera insostenibile, ed il prelievo idrico aumenta ogni anno a causa di urbanizzazione, aumento demografico e aumento dei bisogni. Da questo l’urgenza di ricercare una gestione delle acque sotterranee condivisa e sostenibile. Non a caso la giornata mondiale dell’acqua del 2022 è stata dedicata proprio alle acque sotterranee, una preziosa risorsa invisibile agli occhi ma determinante per la qualità della vita sulla terra.

M. A. Melissari

23 marzo 2022

Stato dell’arte

Fonti: Legambiente, Dossier “ACQUE SOTTERRANEE, il necessario è invisibile agli occhi” e ISPRA

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