Il lungo viaggio verso la sostenibilità di consumatori e imprese

È in aumento la sensibilità del consumatore verso i comportamenti etici delle aziende: è esigente, ma anche scettico sul greenwashing e vuole controllare. Ma soprattutto decide con i suoi acquisti e premia le etichette che raccontano dell’impegno dei brand nel miglioramento del loro impatto ambientale e sociale lungo tutta la filiera, con un particolare riguardo alla riciclabilità delle confezioni. Ma non è sufficiente: le imprese devono fare di più.

Un anno di Tendenze — 2022 | Una pubblicazione di GS1 Italy, racconta i cambiamenti di visione alla fine delle restrizioni post pandemia – il comportamento dei consumatori e il ruolo delle imprese – e le prospettive future nel percorso economico e sociale verso la sostenibilità.

Fonte: Un anno di Tendenze — 2022 |
Il lungo viaggio verso la sostenibilità
GS1 Italy

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La sostenibilità è sempre più centrale nelle agende delle imprese e dei consumatori, anche in epoca di pandemia, quando non sono venute meno le preoccupazioni per l’ambiente. Anzi. Su 57 valori personali fondamentali, il rispetto per l’ambiente è il 16° per importanza, in crescita di 11 posizioni dal 2016, secondo il Consumer life global 2020 di GfK. «Nel lungo periodo – afferma Andrea Alemanno, group director Ipsos – i cambiamenti climatici preoccupano più del Covid-19 il 72% degli italiani. E le persone ripongono grandi aspettative sul Recovery Fund per il rilancio green dell’economia». Non stupisce dunque che sempre il 72% dei nostri connazionali abbia una conoscenza, anche superficiale, del concetto di sostenibilità: l’Italia è infatti considerata tra i Paesi più sostenibili al mondo.

Così l’attenzione alla sostenibilità si coniuga con l’impegno contro lo spreco mantenendo le buone abitudini sviluppate durante la pandemia per un consumo più consapevole. Nelle riflessioni e nelle azioni sul tema della sostenibilità ambientale, economica e sociale si consolidano almeno tre punti fermi di grande aiuto per il sistema delle imprese e per il consumatore che guarda con una crescente sensibilità all’ambiente, ma che non può essere deluso.

Fonte: Un anno di Tendenze — 2022 | Il lungo viaggio verso la sostenibilità – GS1 Italy

Il primo aspetto riguarda proprio il suo ruolo nelle pratiche sostenibili, con particolare riferimento ai prodotti. Il secondo aspetto sono le scelte di sostenibilità delle imprese: devono essere sistemiche e attenersi alle regole internazionali. Il terzo che i risultati si ottengono solo con una logica collaborativa. Sempre secondo Alemanno le forze che spingono verso la sostenibilità sono l’etica in quanto il consumatore è spinto a migliorare il proprio comportamento, la paura dei cambiamenti climatici che lo inducono a limitare l’impatto negativo sul pianeta e la qualità, che ha il maggiore impatto anche sull’economia.
Più ostico è invece il concetto di economia circolare: solo il 40% degli italiani ne conosce i principi. Anche nelle aziende troviamo questa differenza: il 60% sta investendo in soluzioni per la sostenibilità, ma solo il 15% ha come priorità l’economia circolare. Gli italiani sono però disposti a impegnarsi in comportamenti più responsabili, a essere coinvolti (l’83% per l’economia circolare) e a premiare le aziende che a loro volta si occupano di tematiche ambientali, sociali, culturali.

Fonte: Un anno di Tendenze — 2022 | Il lungo viaggio verso la sostenibilità – GS1 Italy

Responsabilità condivisa
Tiziana Toto, responsabile politiche dei consumatori Cittadinanzattiva: «Oggi la competitività è legata alla sostenibilità ambientale, economica e sociale, ma la sfida può essere vinta solo se tutti gli attori si assumono le reciproche responsabilità». Su questa premessa si basa il Manifesto della sostenibilità consumeristica che sintetizza in otto obiettivi l’impegno di imprese e consumatori per riorientare gli specifici interessi a questo fine. Si va dall’accettare un giusto rapporto tra prezzo, valore e qualità rifiutando la contraffazione, al rispetto delle regole della concorrenza, all’attenzione verso il consumatore meno consapevole e alla protezione della libera scelta, dal favorire il riuso ed evitare lo spreco di beni e risorse, dalla comunicazione non aggressiva o ambigua, dal rispetto per la privacy e la grande questione della cessione dei dati al contenimento dei contenziosi, per finire con il ripensamento di città, infrastrutture e servizi pubblici in termini di efficienza e sostenibilità e con la diffusione della conoscenza del codice del consumo.

Il consumatore decide nel carrello
Del resto per il 58% dei consumatori italiani la sostenibilità è un aspetto importante negli acquisti, senza particolari differenze di censo, laddove a livello internazionale è un concetto più sentito dalle classi più elevate (52% contro 42% del totale), e si trasforma in driver di fiducia, assimilandola alla qualità del prodotto: «La percezione di innovazione e alta qualità dei beni prodotti in modo sostenibile spinge il consumatore verso acquisti responsabili », spiega Alemanno. Aumenta anche l’attenzione personale a evitare gli sprechi, evitare prodotti con packaging ridondanti, ridurre l’utilizzo dell’auto e degli aerei, consumare meno carne e latticini
(48% e 39% rispettivamente degli italiani), individuando come elementi critici nel settore alimentare l’allevamento, il packaging e il suo smaltimento. E sebbene il 51% ritenga che le aziende non stanno facendo abbastanza, il 55% è disposto a pagare di più per proposte etiche e sostenibili.
Dove agire? Si fa tanto nel settore alimentare, ma molto si potrebbe ancora fare: limitare lo spreco di cibo, offrire un equo compenso ai lavoratori, limitare l’uso della chimica, la deforestazione, l’eccessivo uso delle risorse idriche, tra le altre azioni possibili. «Per passare dalle parole ai fatti occorre offrire prodotti e servizi sostenibili, promuovere l’apertura e l’attivismo interno alle aziende, prestare attenzione alla supply chain, usare la tecnologia come abilitatore, identificare e impegnarsi in obiettivi misurabili. Sulle confezioni dei prodotti è diventato comune trovare il racconto dell’impegno delle aziende nel miglioramento del loro impatto ambientale lungo tutta la filiera. A misurare l’andamento di questa tendenza è l’Osservatorio Immagino, il monitoraggio semestrale realizzato da GS1 Italy che rileva le informazioni presenti sulle etichette dei prodotti venduti nella grande distribuzione. Marco Cuppini, Research and communication director GS1 Italy: «Le etichette sono in maniera molto evidente degli strumenti di comunicazione con la presenza di informazioni obbligatorie e facoltative, i claim, che consentono di registrare i cambiamenti dei trend», afferma . «Tra i claim, presenti spesso più di uno per volta, in qualche caso fino a oltre sette generando qualche confusione per eccesso d’informazione, la sostenibilità si ritrova in 26.100 prodotti che realizzano oltre dieci miliardi di euro di giro d’affari, il 26% delle vendite, in crescita nel 2020 del +7,6%. È una sostenibilità che si declina in diverse sfumature, ma alcuni claim si dimostrano più dinamici come “senza antibiotici”, che dall’iniziale mondo avicolo (pioniere al riguardo è stata Coop Italia, ndr) si sta estendendo ad altri comparti dell’allevamento, “meno plastica”, “risparmio di CO2”».

Insomma, questi dati indicano con chiarezza che, anche se non ancora compiuta, la risalita dalla crisi post pandemica sta ridisegnando una forma di futuro in cui si intrecciano gli impatti negativi dell’emergenza con la spinta innescata dagli interventi di sostegno all’economia e la permanenza di modelli già sperimentati con l’imporsi delle nuove istanze, in primis le scelte per la sostenibilità e l’innovazione.

di RELOADER Onlus

Fonte: Un anno di Tendenze — 2022 | Il lungo viaggio verso la sostenibilità – GS1 Italy

31 marzo 2022

Tendenze

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