L’Università sostenibile L’Ateneo come fucina di giovani artefici di sostenibilità

Il protagonismo dei giovani nel percorso di sviluppo sostenibile è nato dal bisogno di educazione e di azione espresso dagli studenti universitari per giocare un ruolo chiave nel processo verso la sostenibilità.

I giovani “sostenibili dell’Università Tor Vergata

Per capire il ruolo che gli studenti hanno avuto e hanno oggi per lo sviluppo sostenibile, recuperiamo un po’ di storia insieme alla Prof.ssa Calvano, Coordinatrice del gruppo di lavoro “Educazione” della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (RUS), per fare memoria e per comprendere come il passato, e alcune pratiche particolarmente efficaci che ci arrivano dal passato, possono essere importanti per noi anche per migliorare le nostre.
Un momento nodale all’interno di questa storia del percorso verso la sostenibilità a livello globale è sicuramente il 1992, ed ha avuto un ruolo determinante, quando nell’ambito della conferenza di Rio de Janeiro, nota come “Summit della Terra”, veniva sancita l’importanza che aveva e che ha l’azione per generare sviluppo sostenibile attraverso processi di consapevolezza/coscientizzazione, e quindi di “educazione”.
Sulla scorta dell’entusiasmo generato dall’evento e facendo tesoro dei bisogni che erano espressi a livello internazionale, le Nazioni Unite danno mandato all’Unesco di organizzare e gestire il Decennio di Educazione allo Sviluppo Sostenibile (DES) dal 2005 al 2014. Il DES è importante all’interno del processo generale e del ruolo fondamentale che gli studenti hanno nella sostenibilità in generale e negli Atenei.

Nell’ambito di questo esperimento emerse una cosa fondamentale: gli studenti e le studentesse stavano cominciando a bussare alla porta degli atenei perché volevano avere un ruolo all’interno dei processi di sostenibilità ai quali si erano resi conto di poter dare anche loro un contributo, sentivano il bisogno di partecipare e, soprattutto, avevano bisogno di educazione. Questa “educazione”, fin da allora, non era concepita dagli studenti come un percorso separato rispetto a quello che già vivevano: secondo loro la svolta si sarebbe avuta nella misura in cui gli elementi, i temi e le questioni della sostenibilità fossero diventati parte integrante dei programmi dei loro percorsi e piani di studio. Chiedevano quindi di fare in modo che la sostenibilità entrasse nella vita delle università attraverso l’educazione ed il loro protagonismo. Nel 2010 all’Università di Maastricht viene istituito il primo Green Office, uno spazio di dialogo tra docenti, studenti e personale tecnico amministrativo, voluto dagli studenti perché ritenevano importante che questo gruppo di persone insieme potesse traghettare gli atenei verso la sostenibilità. Le persone dunque diventavano strumento di transizione sostenibile. Il Green office comincia a gemmare in tutta Europa: attualmente sono 71 e sono dislocati in molti Paesi Europei tra cui l’Italia, il primo dei quali è stato istituito nel 2014 all’Università di Bologna.

Tre progetti standard alla base del Green office che le diverse università che decidono di costituirlo pongono in essere e tutti accompagnati, sempre, dall’elemento educativo: il Green Catering, vale a dire l’importanza di rendere sostenibili le mense universitarie e non soltanto dal punto di vista di buona gestione della mensa o di riduzione degli sprechi, ma anche della presenza di percorsi di coscientizzazione rispetto al tema dello spreco alimentare piuttosto che di una sana e corretta alimentazione legata anche alla salute del pianeta.
La Green Academy è un secondo progetto che chiama i docenti a sostenere con la loro competenza e le loro conoscenze il desiderio degli studenti di acquisire sapere, la loro curiosità in merito a principi e azioni della sostenibilità. Il Living lab, infine, è il cuore pulsante del Green office perché è lo spazio all’interno del quale personale docente, tecnico amministrativo e studenti, in accordo con la comunità territoriale di riferimento, individuano situazioni di insostenibilità dell’Ateneo e del territorio circostante, ricercano soluzioni e formule di applicabilità e provano a costruirle. Tre progetti dunque a carattere sistemico.

Secondo il Ministro Giovannini “la sostenibilità non soltanto può essere l’elemento di connessione tra gli atenei e il territorio attraverso questa terza progettualità, il Living Lab, ma la sostenibilità è la sfida che atenei e territori insieme devono affrontare“. Quindi si tratta davvero di un elemento di raccordo, di collaborazione, di comunione al fine di tutelare e proteggere un bene comune a cui dare ulteriore linfa per poter crescere in termini di capacità di futuro.
I Green office dunque non sono semplicemente associazioni degli studenti: sono pensati come uno spazio di collaborazione allargata che è formalmente istituito. Sui principi del Green office nasce l’Ufficio per lo Sviluppo Sostenibile dell’Università di Tor Vergata e di altre Università, con funzioni anche di governance delle azioni di educazione, ricerca e individuazione delle soluzioni sostenibili attraverso il dialogo e il coinvolgimento attivo in questi processi degli studenti, giovani che guardano il mondo con uno sguardo nuovo e differente e quindi possono contribuire a guardare le cose anche da altre prospettive possibilmente multidisciplinari. Perché osservare la realtà con occhi diversi contribuisce a rendere efficace la sostenibilità, dando spazio a tutte le discipline interessate, che siano connesse e dialoganti per il raggiungimento degli obiettivi da perseguire.
Gli uffici per lo Sviluppo Sostenibile, dunque, svolgono una fondamentale funzione strategica di governance del sistema di connessioni e collaborazioni tra i dipartimenti, gli studenti e il territorio sulla base dei principi di: educazione trasversale coniugata con le singole discipline di studio, attività di ricerca, azioni sul territorio e creazione di comunità in cui si decide insieme di partecipare a percorsi di sviluppo sostenibile e che hanno un ruolo determinante nei processi di sostenibilità.
Si tratta dunque di un percorso formativo non solo dei futuri professionisti, ma anche di coscienze critiche attraverso l’acquisizione di competenze trasversali quale, dal punto di vista civile ed etico, è la sostenibilità.
Questo rende gli studenti i veri agenti del cambiamento, reale, perché li impegna concretamente e realmente su uno spazio, una dimensione che fa parte della loro vita, perché l’università non sia soltanto il posto dove si acquisicono conoscenze specialistiche, si fanno esami e, nella migliore delle ipotesi, si può trovare lavoro, ma è uno spazio vissuto e comune in cui si è chiamati a prendere parte e ad agire.

Si potrebbe dire perciò che tra gli obiettivi principali dell’Ufficio per lo Sviluppo Sostenibile e per i giovani che partecipano alle attività, sia creare collaborazione o riscoprire il formato della collaborazione in un momento in cui questa serve probabilmente più che in passato per creare un ponte tra le persone, in un momento storico in cui non siamo più abituati ad immaginare e soprattutto a costruire relazioni efficaci con gli altri e con il territorio. E, insieme, sviluppare le cosiddette soft skill trasversali per un percorso verso una nuova economia sostenibile: senso di appartenenza, sensibilità ai bisogni del territorio, circolazione di conoscenze, atteggiamento proattivo, problem solving, approccio sistemico interdipendente (System Thinking), creatività, autoimprenditorialità, capacità di collaborare in ottica positiva mediante un metodo win-win in cui tutti gli attori, tutto il sistema e quindi tutta la comunità vince. In quest’ambito si moltiplicano i percorsi formativi di primo e secondo livello come la Multidisciplinary Summer School ” Sustainable Development Labs” organizzata dell’Ateneo Tor Vergata in partnership con Lavazza S.P.A., piuttosto che i cicli di seminari sul tema dell’economia circolare per rispondere alla sfida della Transizione green delle imprese in collaborazione con Forma Camera, e molteplici altre iniziative ed eventi in collaborazione con aziende e istituzioni del territorio romano e laziale.

Tutto questo ed altro è stato raccontato il 26 maggio scorso al Convegno “Protagonisti della sostenibilità: giovani – educazione – futuro”, organizzato dall’Ufficio per lo Sviluppo Sostenibile dell’Università di Tor Vergata, e rappresenta il momento conclusivo dell’iniziativa “Protagonisti della Sostenibilità – Parola alle associazioni giovanili”, che da gennaio 2022 ha dato voce agli studenti tramite interviste trasmesse in live streaming in cui è emersa l’importanza delle piccole ma grandi azioni quotidiane dei “Green Heroes di Tor Vergata”.

A proposito di Green Heroes –“Io e i#greenheroes”- Perchè ho deciso di pensare verde – è il titolo del libro di Alessandro Gassman, scritto con Roberto Bragalone e il supporto scientifico del Kyoto Club di Roma e appena pubblicato da Piemme edizioni. L’attore romano è intervenuto in streaming al convegno e, intervistato dal Direttore dell’Ufficio per lo Sviluppo Sostenibile di UniTorVergata Arch. Stefano Bocchino, ha raccontato di sè e della sua conversione green, iniziata quando è nato il figlio Leo, oggi ventitreenne e fresco di laurea, “… perché la nascita di un figlio cambia le prospettive, se non davvero tutto, perché diventare genitori allunga gli orizzonti e proietta le responsabilità nel futuro, oltre la propria esistenza“. Ed è grazie alla paternità che Gassmann riscopre un filo rosso – anzi, verde – che unisce tutte le tappe della sua vita: la sensibilità ecologica, che diviene presa di coscienza della crisi climatica e impegno per contrastarla. Nasce così l’idea di incontrare e raccontare i veri eroi del nostro tempo, coloro che, senza protagonismi, stanno inventando un modo virtuoso di coniugare economia e ambiente. Sono i #GreenHeroes, uomini e donne coraggiosi che dimostrano come sia possibile creare valore e lavoro anche prendendosi cura del posto in cui si vive, investendo nel futuro anziché rimandare la resa dei conti con il pianeta. Non si tratta dunque di storie mirabolanti che suscitano emozioni. Il mondo contemporaneo è fatto di atti concreti, dimostrabili con dati numerici e, soprattutto, considerati dal punto di vista economico. Per questo il libro, invece che cercare di risvegliare gli aspetti più reconditi dei sentimenti umani, parla proprio di economia, dando lustro agli imprenditori italiani più all’avanguardia operanti nella promozione di aziende eco-solidali, a basso impatto ambientale, biologico e limitando gli sprechi delle filiere produttive. Tra le pagine di Io e i #GreenHeroes si trovano esempi concreti di come lo svolgere attività economicamente redditizie nel rispetto dell’ambiente non solo è possibile, ma è anche estremamente gratificante. “Per la maggiorparte – dice Gassman – sono giovani, moltissime donne. Ci sono aziende che non funzionavano più, versavano in difficoltà e operando una transizione ecologica, cambiando il sistema di lavoro in chiave sostenibile hanno migliorato le loro prestazioni, hanno incrementato fatturato e posti di lavoro, creando ricchezza“. Non si dà mai abbastanza spazio a chi impiega i propri sforzi per garantire un futuro più green al pianeta e ai suoi abitanti. L’ambientalismo è anche una risorsa economica, sostengono i Green Heroes, grazie a convincenti esempi di come il risparmiare sofferenze alla Terra, significa anche risparmiare risorse economiche.
I giovani – conclude Gassman – devono avere perciò la possibilità di esprimere il loro potenziale e le loro capacità che stanno crescendo oggi nelle Università. Ogni volta che parlo con loro danno dimostrazioni di grande efficacia e spesso mi sorprendono perché hanno sistemi di pensiero innovativi e di utilizzo delle nuove tecnologie che molti della nostra generazione non hanno. Dunque possiamo e dobbiamo imparare da loro creando un dialogo aperto e produttivo“.

Insomma, anche Alessandro Gassman con questo libro invita a darci da fare per restituire un futuro ai nostri figli: “Se, come ci dicono gli scienziati, l’umanità e l’attività umana non cambieranno rapidamente, la possibilità di sopravvivenza su questo pianeta per le nuove generazioni non sarà la stessa che abbiamo avuto noi e chi ci ha preceduto. E questo lo ritengo insopportabile, ritengo che ponga la tematica ambientale al posto numero uno per importanza: il pianeta è uno, noi facciamo parte del sistema, ma non ne siamo i proprietari e dobbiamo rimediare agli errori compiuti in meno di duecento anni di industrializzazione“.

M. A. Melissari

29 maggio 2022

Scelte Sostenibili – Innovazione

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