Eolico offshore a Civitavecchia, un modello da esportare in tutto il Paese

Legambiente definisce così il modello di eolico offshore della città laziale, una tecnologia strategica per il futuro della Regione.

L’energia dal vento, a terra e in mare, gioca un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030. Un ruolo che, secondo le stime Elemens, vale almeno 12,3 nuovi GW di potenza, a cui dovrebbe corrispondere un trend di installazione di almeno 1,5 GW installati ogni anno per i prossimi otto anni. Del potenziale installabile al 2030 (12,3 GW) 5,5 GW possono arrivare, secondo le stime di Anev e visto il grande interesse manifestato dalle imprese con gli oltre 40 progetti presenti per 17 GW, dall’eolico offshore.
Numeri importanti che rispondono non solo all’urgenza dell’emergenza climatica e del caro bollette, ma che rappresentano anche una straordinaria occasione di innovazione e sviluppo per i territori.

Il percorso intrapreso a Civitavecchia
Dalla città laziale, dove ormai sono sempre di più le persone che contestano gas e carbone, stanno arrivando proposte e soluzioni alternative energeticamente e industrialmente mature che puntano in primis sull’eolico off-shore. Qui la Regione Lazio già lo scorso anno ha presentato il primo progetto da realizzare nello spazio marittimo di Civitavecchia. Si tratta di una infrastruttura e di una tecnologia strategica per il futuro che secondo le stime ANEV, potrebbe portare nel Lazio in termini di posti di lavoro, almeno 5.548 tra 3.145 diretti e 2.403 indiretti.
Roberta Lombardi, assessore alla Transizione Ecologica e Trasformazione Digitale della Regione Lazio ha sostenuto che il Parco eolico offshore di Civitavecchia, è un’opera strategica nazionale: “Dalle ceneri della vecchia centrale a carbone potrebbe nascere il primo Distretto Regionale di Energie Rinnovabili del Lazio, di cui l’eolico offshore sarà il primo nucleo da ampliare ed integrare anche con il fotovoltaico e la filiera dell’idrogeno verde. Così, proprio come ha detto il Presidente Draghi, riusciamo a far diventare possibile quello che fino a ieri sembrava impossibile”.

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente: “Il tempo di fronte a noi per agire è poco. Siccità, fusione dei ghiacciai, ondate di calore, trombe d’aria solo alcuni degli eventi estremi che stanno già pesantemente condizionando la vita dei cittadini con ripercussioni importanti sull’ambiente e sull’economia. Per questo, è importante accelerare il passo investendo sulle fonti rinnovabili, realizzando progetti in chiave energetica sostenibile e avviando processi di partecipazione con i territori per discutere le diverse progettazioni e accompagnare la transizione energetica. E da questo punto vista Civitavecchia, sul fronte dell’eolico off-shore, è un modello da esportare anche nelle altre regioni dove, invece, continua ad esserci un ostracismo incomprensibile contro questa tecnologia a fronte della presenza di inquinanti centrali a fonti fossili. Ora è il momento di accelerare sulla chiusura della centrale a carbone per la sua riconversione in un polo delle rinnovabili”.

Tra le proposte progettuali delle quali oggi si conoscono alcuni degli elementi concreti c’è quella presentata da Tyrrhenian Wind Energy, che prevede nello specchio di mare antistante Civitavecchia, ma anche nei comuni costieri della parte settentrionale del Lazio, una potenza complessiva di 270 Megawatt e produzione annua di 935 Gigawatt/ora. Per arrivare a questi risultati si vogliono posizionare 27 aerogeneratori, ognuno della potenza di 10 Megawatt. Il parco eolico offshore potrà sorgere fino a 30 chilometri dalla costa e i pesi di ancoraggio così come i cablaggi, poggeranno su fondali tra 150 e 450 metri.

Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio: “Il progetto di parco eolico offshore nella costa settentrionale della nostra regione, è una pietra angolare per la transizione energetica necessaria soprattutto in un territorio, il cui litorale è il polo di produzione da gas, olio combustibile e carbone, con le centrali di Civitavecchia e Montalto di Castro. La centrale di Torrevaldaliga Nord, con oltre 8 milioni di tonnellate di anidride carbonica sprigionata, continua ad essere il luogo da dove viene emesso il maggior quantitativo di gas climalteranti in Italia, ed è per questo che da qui deve partire in direzione contraria, la grande spinta delle rinnovabili. L’idea di realizzare questo grande parco eolico a largo, ha saputo coagulare l’interesse e l’approvazione di amministrazioni, parti sociali e associazionismo: a tutti, dalla Regione, ai Comuni fino alla cittadinanza, chiediamo che tutto questo grande consenso si trasformi in velocità nel permettere la realizzazione degli aerogeneratori e nello smantellamento delle centrali inquinanti, per la riqualificazione ambientale locale, la rigenerazione lavorativa e culturale locale e come grande contributo nel contrasto ai mutamenti climatici e le conseguenze sempre più drammatiche che abbiamo davanti. L’eolico offshore genererebbe nuovi posti di lavoro. Secondo le stime di Anev, per l’intero settore, parliamo di oltre 67mila nuovi occupati, tra diretti e indiretti. Di questi 27mila nel settore Servizio e Sviluppo, 16mila in quelli industriale, oltre 23 in quello della gestione e manutenzione. Numeri e occasioni di sviluppo che raccontano bene le opportunità per i nostri territori.”

di RELOADER onlus

13 agosto 2022

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